IL TEATRO ITALIANO CONQUISTA IL MONDO: ECCO CHI SONO I PROTAGONISTI DEL 2026

Carmen DE ROSA
ROMA – C’è un’Italia che non va in scena solo a Roma o a Milano, ma a Valencia, a New York, a Berlino. Il 2026 è l’anno d’oro della nuova drammaturgia italiana.
La storia drammaturgica Italiana è leggendaria: dai fasti della Commedia dell’Arte del Cinquecento, che ha insegnato al mondo intero l’improvvisazione e la fisicità in scena, fino ai capolavori di Carlo Goldoni che hanno dato dignità alla vita quotidiana. Nel Novecento poi, giganti come Luigi Pirandello hanno rivoluzionato il concetto stesso di identità e di palcoscenico, segnando la nascita del teatro moderno, seguiti dalla forza tragica e popolare di Eduardo De Filippo.

Dopo anni in cui il teatro italiano è rimasto forse troppo chiuso nei propri confini e legato a logiche tradizionali, oggi viviamo un vero rinascimento culturale.
Il 2026 è il punto d’arrivo di una mutazione in cui il teatro italiano ha smesso di guardarsi allo specchio e ha iniziato a parlare al pianeta intero.
Un movimento che parte dai maestri e arriva ai ragazzi under 35, sostenuto da due motori: la Biennale Teatro di Venezia e il Comitato Italiano di Eurodram, che traducono e esportano i nostri testi.
Ma ci sono giganti che non hanno bisogno di presentazioni: in prima fila c’è sempre lei, Emma Dante, la siciliana che ha fatto della tradizione popolare un linguaggio universale, con _I I fantasmi di Basile_ continua a incantare l’Europa.
Al suo fianco due fuoriclasse della regia d’autore: Arturo Cirillo e Giorgio Sangati, capaci di smontare e rimontare i classici, e Antonio Viganò, l’uomo del Teatro “la Ribalta” di Bolzano che ha fatto dell’inclusione una rivoluzione artistica.
Poi ci sono quelli che non solo fanno teatro, lo teorizzano, è il caso di Giulio de Nicolais d’Afflitto, Romano, classe 1960, l’uomo che ha inventato una nuova corrente, intellettuale e regista, che insieme a Donatella Cotesta ha codificato il “Nuovo Verismo Teatrale Italiano”, basta finzioni, si porta in scena la realtà vera, quella delle inchieste giornalistiche e della cronaca, con impegno civile e parola nuda.

Per Donatella Cotesta il 2026, fa tappa a Valencia e poi New York per Presiedere la 13esima edizione del Premio Internazionale Enrico Caruso “Da San Giovanniello a New York”, dove ha interpretato i monologhi della sua opera “ Quello che non dicono di me Anna Magnani” e “ Una certa storia Romana” di Giulio de Nicolais d’Afflitto,
La scommessa più difficile è farsi tradurre delle penne che l’America ci invidia, ci sono riuscite, quella di Emanuele Carboni con _Gli ultimi granelli di sabbia_, selezionato da Eurodram e _Hinterland_, premiato al Carlo Annoni al Piccolo Teatro di Milano. Testi che stanno per sbarcare negli USA. Come anche Pier Lorenzo Pisano, scrittura affilata come un bisturi, già al lavoro con il Goethe-Institut sul progetto transnazionale _fATTI_.

Infine, il futuro. I ragazzi che spingono hanno meno di 35 anni, escono da Biennale College Teatro e da Short Theatre a Roma e hanno già fame di mondo. Si chiamano Jacopo Giacomoni (_Tacet_), Davide Pascarella (_Bacio Sogno Autodistruzione_), Bruna Bonanno e Alberto Colombo Sormani.
È la nuova ondata. Quella che dimostra che il teatro italiano non è morto, anzi. Si è solo messo a parlare un’altra lingua: quella del mondo.
