VISIONE e SCELTA in NOI SIAMO LA MONTAGNA

Laura CUOZZO
Il turismo vissuto da attori, non da spettatori
È stato presentato il 22 settembre presso la Fornace di Agropoli nell’ ambito della XIX edizione della rassegna Settembre Culturale il libro saggio/ romanzo “Noi Siamo la Montagna” ( Guida Editori ) di Laura Cuozzo, attivista Agenda Onu e volontaria Anspi , dipendente statale, mamma single e caregiver, creatrice di un festival sperimentale nato sul monte Gelbison di Novi Velia nel 2021 post- covid ( giunto alle VI ed.) che abbraccia come temi il turismo prossimale infantile familiare , la parita’ di genere e l’ inclusione sociale in aree depresse interne d’ Italia , a partire dal Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Monti Alburni dove la scrittrice risiede . E nello spazio interno del complesso ” La Fornace ” , opera rivalutata architettonicamente e destinata negli anni a fucina di talenti, reti d’ intenti, idee, progetti, sfide di new economy sociale e culturale del Cilento in accezione geografica ampia, che si è sviluppato , alla presenza di un pubblico curioso e dell’ assessore agropolese alla Cultura Francesco Crispino un dibattito sulle sfide del turismo nazionale quale visione di qualità, giammai di quantità .


Un turismo di qualità parte dalla percezione e consapevolezza dei residenti che realmente lo abitano e imparano a conoscerlo, chi vogliano davvero diventare, come vogliano abitarlo ( se attivamente come attori e testimoni o passivamente cone spettatori ) e come vogliano gestire tanta poetica bellezza che li avviluppa , quale il paesaggio naturale bucolico di montagne, colline e spiagge. La Fornace dunque come forno simbolico- trasformativo della materia prima che sono le nuove generazioni e le loro famiglie che se ne prendono cura : i bambini dai 6 ai 12 anni possono essere condotti nel medio e lungo termine con una strategia educativa turistica locale di prossimità nel mood della celebre frase ” nessun posto e’ bello come casa mia ” di Dorothi Gale nel romanzo – film cult “Il Mago di Oz” viaggio trasformativo esperenziale. La parola vincente quindi , dice la scrittrice Laura Cuozzo , oltre a “Una Visione crea un metodo ” ( appunto il metodo Cuozzo e la teoria dell’ appopolamento ) e’ anche ” saper e dover scegliere ” quale comunità diventare da qui a 10- 20 anni nelle aree depresse delle terre alte e medio – alte per evitare lo spopolamento. Quella scelta di costruire a partire dalle competenze di ogni abitante del luogo , le regole pattuite , la responsabilità civile,la sostenibilità, l’amore per le proprie radici che il turismo può incentivare, tornando esso ad essere fattore di umanita’ e rispetto della natura: insomma una scelta collettiva. L’Italia dal nord al sud è la meta più cliccata al mondo da visitare. Eppure, soprattutto al sud , in aree a forte carenza lavorativa come la Campania, Calabria e Sicilia i giovani che lo abitano si sentono sempre piu’ isolati , abbandonati , non visti ed estranei alla sua valorizzazione. Borghi sempre piu’ tristi e vuoti, prezzi elevati che danneggiano in primis i residenti fuori dalla visione politica ed imprenditoriale del fattore turismo che non è la visione giusta. Eppure sono proprio gli autoctoni la prima reale destinazione turistica , gli unici in grado di governare il piano geografico, culturale e viscerale dei loro comuni. Il consumismo slega dal territorio quella ricerca autentica di anima e poesia .
Il problema quindi non è il turismo in se’ e per se’ che è per potenzialità una risorsa infinita e variegata . E’ piuttosto non avere la visione dell’ aquila . Le continue passarelle politiche autocelebrative e la classe dirigente che crede siano i numeri elevati di folla , la quantità del mordi e fuggi a decretare il successo , parlano inveve di obblighi effimeri di sopravvivenza ad una sola stagione turistica , ma i luoghi non sono a scadenza di pnrr. È la qualità del cibo coltivato, l’ autenticità delle relazioni vissute in paese a fare la differenza, il costruire i cilentani giorno dopo giorno che diventano esempio loro stessi per i più piccoli , la formazione delle soft- skills, lo studio continuo e comparativo , il metodo Cuozzo, quello pedagogico familiare che crea quei legami duraturi di radici e ali al contempo. L’ hic et nunc del turista autoctono puo’ davvero traghettare i giovanissimi alla conquista di loro stessi, manifestando costoro l’ autoconsaoevolezza e speranza di poter ancora sognare a casa loro .
