7 Giugno 2026
Il rito dell’Angelo e del Diavolo

Pasquale MARTUCCI

La Festa della Madonna dei Campi è un appuntamento ormai consolidato sulle colline di Giovi-Salerno, dove le case e gli abitanti si aggregano intorno alla tradizione religiosa, ma anche alle leggende e al mistero. Accade durante la Pentecoste, un tempo periodo dell’anno in cui serviva la protezione della Vergine per preservare vigneti, orti, animali e risorse della terra.

Questa festa si è svolta tra il 22 e il 25 maggio 2026 (le celebrazioni sono iniziate dal 16 maggio), con al centro: la Sagra del Catanazzo, un piatto della cucina povera e contadina preparato con trippa, piselli, pomodorini e aromi, servito caldo e accompagnato da pane casareccio. Ci sono stati poi intrattenimenti musicali, danza, dj set, musica popolare, con Tammorrasia e una serata dedicata alle canzoni degli 883 e di Max Pezzali.

Lunedì 25 maggio c’è stato il momento rituale: la mattina l’arrivo della Banda Musicale “Città di Salerno”; alle 10:00, la “Solenne Processione della Beata Vergine dei Campi e di S. Giuseppe”; alle 12:00, la “Santa Messa Solenne”; alle 13:00, la Storica Rappresentazione de: “L’Angelo e il Diavolo”.

Si narra che a Giovi vivesse una giovane pastorella a cui la matrigna affidava i lavori più impegnativi e faticosi, ma lei, molto umile e giudiziosa, riusciva a svolgere tutti i compiti e a ritornare a casa sempre felice e sorridente. Un giorno, quando si accorse che non poteva continuare a sostenere quelle incombenze così gravose, cominciò a pensare alla punizione cui sarebbe stata sottoposta. Mentre era intenta a riflettere, su un ceppo di quercia le apparve la Vergine Maria che l’aiutò nel suo gravoso lavoro. La matrigna, insospettita dalla figliastra che riusciva a svolgere da sola tanta fatica, decise di mandare al suo posto l’altra figlia, che ritornò stravolta e sanguinante, nel tentativo di recuperare una mucca caduta in un precipizio. Quando gli uomini del vicinato si recarono sul posto per recuperare l’animale, trovarono tra l’erba alta una statua raffigurante la Madonna. La pastorella allora svelò la visione avuta e l’aiuto che le era stato dato nello sbrigare il suo lavoro. I giovesi vollero costruire una cappella, sistemando la statua della Madonna sullo stesso ceppo sul quale era apparsa. Dopo quel ritrovamento, gli abitanti di Giovi hanno assunto la Madonna del Campo quale loro protettrice, festeggiandola solennemente, il lunedì successivo il giorno della Pentecoste, a conclusione di numerosi riti durante l’intera settimana pentecostale.

Gli abitanti ricordano con emozione quando, dai paesi limitrofi, giungevano folle di pellegrini a piedi nudi e sulle spalle portavano in dono, alla Vergine, grosse barche di cera. Di solito i gruppi erano preceduti da una schiera di ragazze divise in due file, a piedi nudi, vestite di bianco, recando nei fianchi un nastro di colore azzurro e nei capelli sciolti dei nastri bianchi. Queste, giunte davanti la Madonna, intonavano una giaculatoria divisa in due parti la prima così composta: “Vergine dei Campi non ci abbandonar, noi siamo tuoi devoti e ti vogliam sempre amar”; l’altro gruppo rispondeva: “Siamo tuoi figli e da Te siamo amati, perdonaci o Maria se noi siamo ingrati. Poi si intonava il Gloria e tutti gli altri rispondevano sempre cantando: “Nel giorno estremo, giorno di pianto, Maria copriteci col vostro manto. Col vostro manto Maria, copriteci col vostro manto. Madre dei Campi prega per noi, prega o Vergine per i figli tuoi. Questo rosario, non più praticato, è vivo nei ricordi delle persone anziane.

Gli abitanti di Giovi, ancora oggi, destinano il giorno della festa al totale riposo, riversandosi nella bella chiesetta per assistere alla messa, portando ciascuno il suo cero e l’offerta in denaro, ed infine partecipano alla processione del mezzogiorno.

La piccola chiesa di Santa Maria del Campo fu realizzata in una zona collinare agricola e fu chiamata in tal modo perché frequentata da contadini locali che lavoravano nei campi circostanti. Nel 1253 Matteo Rassica fece costruire una chiesa a Giovi in onore della beata Vergine e di tutti i Santi; la cedette poi all’arcivescovo, a condizione che alla stessa venisse assegnato un sacerdote che ne fosse il rettore e che vi celebri divini uffici, al quale egli assegnò dei terreni in beneficio. Nel 1309 la Chiesa ottenne in beneficio alcune terre, sotto il presbitero Bartolomeo Quincanale. Nella seconda metà del Novecento la chiesa è stata completamente ristrutturata. È una struttura a pianta rettangolare, ad unica navata, in muratura portante con copertura a due falde con capriate lignee a vista. Le pareti interne sono tinteggiate in bianco. La pavimentazione è in mattonelle di cotto disposte a disegnare motivi geometrici. La facciata principale è costituita, centralmente, dal portale d’ingresso in mattoni faccia-vista con infisso in acciaio e legno. È intonacata e tinteggiata in rosa antico e presenta cornici in grigio. Sul lato sud si erge il campanile a pianta quadrata con copertura a due falde e un impianto campanario installato su struttura a castelletto in acciaio (Le Chiese delle Diocesi Italiane, Chiesa di Santa Maria dei Campi – Giovi – Salerno – Salerno – Campagna – Acerno – elenco censimento chiese, su chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 25 maggio 2026)

Nel giorno del lunedì di Pentecoste, la processione e la seguente messa celebrata all’aperto lasciano poi spazio alla Sacra Rappresentazione de “L’Angelo e il Diavolo”, che si tiene nell’ambito dei festeggiamenti, con la presenza di figuranti che si muovono sulla scena.

È l’eterno scontro tra il bene ed il male nella contrapposizione della fede contro il vizio e le tentazioni della vita terrena. La rappresentazione è centrata sull’incontro/scontro l’Angelo in volo e il Diavolo che si trova in posizione inferiore, simbolicamente all’inferno. L’Angelo lo sfida con parole che riconducono alla Santa Vergine, ma il Diavolo si fa vanto della sua potenza sugli uomini. Quando l’Angelo si rivolge al popolo chiedendo di combattere le insidie del male con la preghiera, la lotta si placa e il Diavolo torna nelle viscere della terra sconfitto dalla fede. Il testo richiama in tutte queste tipologie di manifestazioni il poema epico “Il Paradiso Perduto” di John Milton del 1667.

A Giovi una famiglia da diverse generazioni si tramanda il personaggio del “Diavolo”, mentre il bambino che interpreta l’Angelo cambia di anno in anno per ragioni anagrafiche: quest’anno il bambino era lo stesso della manifestazione del 2025.

L’angelo, con un gioco di carrucole e corde, viene sospeso in aria, al centro della piazza, mentre il diavolo, su di un palchetto sovrastante la folla, sfida dal basso il divino.

Gli elementi più importanti del rituale sono:

a) lo scontro verbale col diavolo;

b) il momento centrale, che vede anche la partecipazione del popolo che lancia sberleffi all’indirizzo del diavolo, manifestando così la propria devozione alla Vergine;

c) la successiva sconfitta del diavolo da parte dell’Angelo.

Questa manifestazione può essere osservata attraverso una serie di indicatori che spesso ho utilizzato nello studio delle feste.

1) Il rituale ha una valenza religioso/devozionale, senza trascurare gli elementi ricreativo/turistici.

2) I Partecipanti all’evento sono numerosi per prendere parte ad uno scontro parteggiando con l’Angelo e urlando contro il Diavolo.

3) La manifestazione si tiene nel periodo di Pentecoste e da molti anni

4) Si tratta di un evento tradizionale, legato alla tradizione religiosa territoriale.

5) Le forme rituali, legate allo sviluppo dell’evento, avvengono come in passato mantenendo integre le forme devozionali e la Sacra Rappresentazione.

6) In genere l’impegno è rilevante da parte degli organizzatori.

7) La presenza di pubblico all’evento rileva il successo dell’iniziativa, sia per seguire gli eventi religiosi che per la tradizionale sagra.

Gli indicatori considerati hanno permesso di osservare: le modalità organizzative e l’impegno dei partecipanti; la tenuta della tradizione dell’evento in considerazione dei cambiamenti che sono intervenuti; la ricaduta in termini economici e di sviluppo grazie soprattutto alla presenza di pubblico. Si è cercato di rilevare come gli individui siano portati ad aggregarsi per condividere le occasioni festive e, di conseguenza, come molte iniziative debbano essere organizzate, considerando le esigenze della popolazione.

Valutazione della festa

C’è da dire che in questa festa si nota una commistione di fede e credenze popolari, che continuano a persistere ed a costituire la massima espressione di una manifestazione dalle connotazioni ritualizzate e dalla necessità di esserci. Credendo nella coesione della comunità, gli abitanti pongono la Madonna come figura centrale, accentuando significative rappresentazioni del suo culto. È dunque possibile affermare che tra racconti e leggende, le espressioni popolari trasformano il culto religioso in fantasia, perché gli uomini alla ricerca delle cause delle avversità e dei fatti della natura cercano spiegazioni a volte immaginarie, anche se tramandate e rese attuali nonostante l’inesorabile passare del tempo.

In conclusione, alcuni versi dell’inno rivolto dagli abitanti a Santa Maria dei Campi.

Di bianco vestita, d’azzurro il Tuo manto, qual alba fiorita, dei cieli l’incanto, le guance di porpora, o Vergine bella, più vaga di stella, volgi lo sguardo sui campi d’oro,

ci benedici questo lavoro.

(…)

Non erano i cieli, non erano i monti, non d’aure i veli, non eran le fonti, Tu già nella Triade nel piano divino facevi il cammino.

Piante fruttifere ricchi agrumeti Madre, proteggi, questi vigneti.

(…)

Dei campi l’olivo. Qual cedro esaltata, rosaio giulivo, Tu fonte segnata, cipresso del Libano, in noi la vita di speme fiorita.

Tu la tempesta tieni lontana, scampaci al suono della campana.

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