Uno sguardo alle tradizioni culinarie dello sposalizio cilentano

di Laura Cuozzo
Sia in occasione dello scambio di promesse che della festa di nozze (ma anche nell’accogliere le persone a casa durante i preparativi e poi nella settimana dopo il matrimonio, nonché prima, quando la sarta veniva a valutare la dote) il cibo offerto era rappresentato esclusivamente da dolci. Non si usava la torta, ma dolcetti di vario tipo (detti “mustaccioli”) che venivano preparati nei giorni precedenti. Tra questi, in particolare: pan di spagna “ccu naspro”, biscotti, dolcetti simili agli amaretti, dolcetti al cacao, biscotti con le mandorle, col chiodo di garofano. Sempre accompagnati da abbondante vino.


Solo in occasione dell’uscita in chiesa, otto giorni dopo le nozze, si usava preparare un banchetto per le famiglie degli sposi. Il pranzo era a base di fusilli (“maccaruni re casa”) al ragù ragù di castrato con “caso e broro” , agnello alla brace o più spesso braciola o carne alla pizzaiola, e “purpette”. L’antipasto prevedeva affettati e formaggi di produzione locale: capicollo, pancetta, soppressata, formaggi freschi; un altro piatto tipico era rappresentato dalla “ventra ccu l’uovo”. E naturalmente vino in abbondanza. E poi frutta secca, fichi e i dolci (all’inizio i soliti dolcetti di pandispagna “ccu naspro”, ma anche i “cannolotti”). Solo più tardi si è diffusa la “pizza roce”, la torta.


