31 Ottobre 2026

Sul lavoro servono tutele penali e pari dignità per tutti i lavoratori, intervista ad Antonello De Pierro

0
Sul lavoro servono tutele penali e pari dignità per tutti i lavoratori, intervista ad Antonello De Pierro

Il leader del movimento interviene dopo il drammatico malore che ha colpito la dirigente Ylenia Massimini presso il Tribunale di Civitavecchia: “La dignità dei lavoratori non si baratta. Pronti a presidiare le udienze e a lanciare una riforma nazionale contro le vessazioni datoriali e per l’equiparazione delle tutele di reintegro”

Civitavecchia, 30 ottobre 2026 – Dopo i momenti di forte apprensione vissuti nelle aule della Sezione Lavoro del Tribunale di Civitavecchia, dove la dirigente dell’Italia dei Diritti–De Pierro, Ylenia Massimini, è stata colpita da un grave crollo ansioso-reattivo ed è stata soccorsa dal 118 durante l’udienza contro i suoi ex datori di lavoro, abbiamo intervistato il presidente nazionale del movimento, il noto giornalista Antonello De Pierro. Presente al momento dei soccorsi e teste citato nel procedimento, De Pierro traccia il quadro della vicenda, ribadisce la vicinanza del movimento alla lavoratrice e illustra le linee guida di un’organica proposta di riforma del Diritto del Lavoro volta a contrastare i soprusi datoriali e a garantire pari dignità a tutti i lavoratori dipendenti.

Presidente De Pierro, nei giorni scorsi nei corridoi del Tribunale di Civitavecchia si sono vissuti momenti di forte apprensione per il malore che ha colpito Ylenia Massimini, dirigente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro. Lei era presente. Che cosa è accaduto in quei minuti?

«Sono stati momenti di profonda ansia e apprensione. Assistere a una scena in cui una donna, una dirigente politica di valore ma prima di tutto una lavoratrice che da anni affronta sacrifici e sofferenze, viene colpita da un crollo psicofisico e trasportata d’urgenza in ospedale con l’ambulanza è qualcosa che lascia il segno. Ho vissuto quei minuti nell’impossibilità di avvicinarmi per consentire i soccorsi medici, mentre la giudice dottoressa Bertillo e il personale sanitario si prendevano cura di lei in una stanza riservata. Il referto medico parla chiaro: un’agitazione psicomotoria e una sintomatologia ansiosa reattiva scaturita proprio dallo stress dell’udienza. Vedere una persona che per far valere quelli che ritiene diritti elementari si trova condotta fino allo sfinimento emotivo è un segnale di allarme sociale che non possiamo e non vogliamo ignorare».

La vicenda giudiziaria di Ylenia Massimini è complessa e prende le mosse da un quinquennio di presunte irregolarità lavorative ad Anguillara Sabazia. Qual è la posizione del movimento in merito a questa vertenza?

«Come movimento politico e sociale, seguiamo questa vicenda fin dall’inizio con la massima attenzione e con il massimo rispetto per la magistratura giudicante. Gli atti depositati dai legali descrivono un quadro fatto di anni di lavoro con ritmi gravosi, presunti periodi non regolarizzati e ferie non godute. Già nel luglio del 2024 mi sono dovuto attivare personalmente, inviando un articolato messaggio a mezzo Wp e una Pec, per sollecitare il pagamento di spettanze arretrate e mensilità dovute durante la malattia della lavoratrice. Noi non entriamo nel merito tecnico-procedurale, che spetta al Tribunale di Civitavecchia valutare nell’ambito del contraddittorio tra le parti, ma affermiamo un principio politico e umano chiaro: la dignità di chi lavora non si baratta e non può essere messa in discussione da contestazioni pretestuose o soluzioni al ribasso».

Nell’ultima udienza si è discusso a lungo di un’ipotesi di accordo transattivo a 30.000 euro, poi frenato da divergenze sulle modalità di pagamento e sulle clausole di rinuncia ad altre azioni legali. Come giudica la fermezza della Massimini nel pretendere garanzie?

«La ritengo un atto di grande dignità e responsabilità. Quando una lavoratrice, pur trovandosi in una condizione di oggettiva difficoltà economica, rifiuta formule dilazionate senza adeguate garanzie o clausole che le impedirebbero di chiedere giustizia per eventuali danni alla salute subiti, sta difendendo un principio di civiltà giuridica. La transazione è uno strumento utile per deflazionare i contenziosi, ma non deve trasformarsi in una resa incondizionata o in un’imposizione che mortifica il lavoratore. La Massimini ha agito nel pieno rispetto delle regole processuali e con la massima trasparenza, affidandosi alla tutela del suo avvocato Pasquale Crupi e alla professionalità del giudice. Dire che la sua richiesta di garanzie equivalga a una cattiva condotta o a un’implicita rinuncia al ricorso, come è stato versato nel verbale d’udienza, su richiesta della controparte, è una ricostruzione che rigettiamo con fermezza».

Il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha annunciato che seguirà passo passo la fase istruttoria del processo, lasciando aperta la possibilità di manifestazioni. Quali saranno le vostre prossime azioni?

«Presenzieremo e documenteremo ogni passaggio dell’istruttoria probatoria. Il ricorso prodotto parla di circa 17 testimoni da ascoltare, decine di chat e documenti da esaminare. Saremo presenti con i nostri dirigenti e, se lo riterremo necessario, non esiteremo a promuovere manifestazioni di protesta pacifiche e simboliche anche davanti allo stesso Tribunale di Civitavecchia. Perché la battaglia di Ylenia Massimini, di cui sarà probabilmente un giudice a decretare l’esito, non è solo la battaglia di una nostra dirigente: è la battaglia di migliaia di lavoratori invisibili, di persone che ogni giorno subiscono ricatti o precarietà e spesso non hanno la forza o la voce per difendersi. Il nostro movimento nasce per dare voce a chi non ce l’ha».

Proprio a partire da questa vicenda, Lei ha annunciato che il movimento lancerà una proposta di riforma del Diritto del Lavoro in Italia. Su quali capisaldi si fonda questo progetto politico?

«Le aule dei Tribunali del Lavoro in tutta Italia scoppiano per un numero esorbitante di ricorsi scaturiti da presunti soprusi, irregolarità contrattuali e licenziamenti arbitrari. Il sistema attuale mostra crepe profonde e tutele ridotte al lumicino. La nostra proposta di riforma intende intervenire in maniera incisiva su due direttrici fondamentali: la responsabilità penale per le condotte datoriali vessatorie e il superamento delle sperequazioni sul reintegro nel posto di lavoro».

Ci spieghi nel dettaglio il primo punto: la rilevanza penale per le condotte vessatorie sul luogo di lavoro.

«Oggi il mobbing, lo straining e le condotte datoriali oppressive vengono affrontati quasi esclusivamente sul piano civilistico o risarcitorio, con tempi lunghissimi e costi insostenibili per le vittime. Noi riteniamo che quando un comportamento datoriale travalica il potere direttivo e si trasforma in una condotta vessatoria, persecutoria o deliberatamente volta a demolire lo stato psicofisico del dipendente, fino a provocare danni biologici o reattività ansiose da evento stressante,,si debba configurare una fattispecie di rilevanza penale. La tutela della salute del lavoratore è un precetto costituzionale (art. 32 e art. 41 della Costituzione). Chi utilizza il proprio potere economico o gerarchico per calpestare la salute e la dignità dei lavoratori deve risponderne non solo con un assegno risarcitorio, ma davanti alla legge penale dello Stato».

Il secondo caposaldo della vostra riforma riguarda il reintegro nel posto di lavoro e la distinzione tra aziende sopra e sotto i 15 dipendenti. Perché considerate inaccettabile la normativa attuale?

«Perché crea lavoratori di “Serie A” e lavoratori di “Serie B”. Attualmente, le tutele contro un licenziamento illegittimo variano in maniera abissale a seconda della dimensione dell’organico aziendale. Chi lavora in una struttura con più di 15 dipendenti ha garanzie di reintegra ben diverse da chi è impiegato in piccole realtà o in aziende a conduzione familiare sotto la soglia dei 15 dipendenti, dove spesso la tutela si risolve in un mero indennizzo economico. Questa è una sperequazione palese ed antistorica. Il diritto al lavoro e la protezione contro un recesso illegittimo o discriminatorio devono valere allo stesso identico modo per tutti, a prescindere dal numero dei colleghi d’ufficio o di bancone. La nostra proposta prevede l’equiparazione dell’obbligo di reintegrazione in caso di licenziamento privo di giusta causa o di giustificato motivo per qualsiasi impresa o datore di lavoro».

Un’ultima domanda, presidente De Pierro: quale messaggio si sente di inviare a Ylenia Massimini e a tutti i lavoratori che stanno vivendo situazioni di forte sofferenza sul lavoro?

«A Ylenia invio l’abbraccio più affettuoso di tutto il movimento Italia dei Diritti, augurandole di rimettersi presto e di ritrovare la serenità per affrontare i prossimi passaggi con la determinazione che la contraddistingue. A tutti i lavoratori italiani dico di non isolarsi e di non arrendersi. Le battaglie per la giustizia sono faticose e talvolta dolorose, ma non si è soli. L’Italia dei Diritti continuerà ad essere un presidio di legalità e di difesa dei diritti fondamentali, portando la voce dei lavoratori non solo nelle aule giudiziarie, ma nelle piazze e nelle sedi istituzionali dove si scrivono le leggi del nostro Paese».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *