31 Ottobre 2026

Sabato 31 ottobre 2026, alle ore 18:00, presso: AVELLINO LETTERARIA 6 Edizione. (Villa Amendola, via Due Principati, 202 – Avellino) ci sarà  la presentazione del libro: SENTIERI SOSPESI, di Pasquale Martucci

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Sabato 31 ottobre 2026, alle ore 18.00 AVELLINO LETTERARIA 6 Edizione

Bianca Fasano*


  • Sabato 31 ottobre 2026, alle ore 18:00, presso: AVELLINO LETTERARIA 6 Edizione. (Villa Amendola, via Due Principati, 202 – Avellino) ci sarà  la presentazione del libro: SENTIERI SOSPESI, di Pasquale Martucci.
  • Introduce: Annamaria Picillo (Direttore Artistico “Avellino Letteraria”)
  •  Saluti: MdL Nicola Spano (Console Provinciale Maestri del Lavoro di Avellino) Clementina Picillo (Vice Console Provinciale – Membro Naizonale Commissione Realtà Femminile), Giuseppe Silvestri (Presidente Provinciale UNPLI Avellino)
  •  Dialogano con l’autore: Paolo Apolito (Antropologo e docente) – Massimo Montanile (Presidente Associazione Culturale Intrecci) – Floriana Guerriero (Giornalista Corriere dell’Irpinia)
  •  Intermezzo musicale:  Salvatore Santaniello (Sassofono) – Patrizia Girardi (Chitarra)
  •  Letture a cura di Pasquale Martucci
  •  Coordina: Daniela Apuzza (giornalista)

Pasquale Martucci è un sociologo studioso del territorio cilentano interessato alle identità alla cultura popolare e alla memoria del Cilento. Uno dei suoi lavori più recenti e completi è: “Del Cilento e del suo Genius Loci”, del 2023”. Ha anche elaborato sulle testimonianze dirette e sulle storie di vita con l’evidente obiettivo di capire e far comprendere ai lettori, cosa significasse davvero essere Cilentani dal punto di vista culturale e umano. Un suo libro del 2024 lo vede in tandem con lo psichiatra Luigi Leuzzi: “Identità evolutive studi e ricerche sul Cilento”. In questo suo ultimo libro “Sentieri sospesi” Memoria della Cultura e prospettive territoriali, Martucci analizza tra l’altro come, in un territorio Antico come Cilento, intervengano rituali e miti locali che spesso ricordano schemi universali ossia quasi archetipi.  Carlo Gustav Jung ha raccontato un episodio della sua vita che ha descritto come parapsicologico precisando che la psiche possiede facoltà particolari, per cui non è tutto confinato entro lo spazio e il tempo e questo spiegherebbe il perché degli archetipi dell’inconscio collettivo. Difatti viene fatto di chiederci come territori lontanissimi tra di loro possano avere archetipi simili. Jung, parlava di inconscio collettivo e sosteneva che tutti gli esseri umani condividessero strutture mentali profonde ereditate che producono immagini e schemi ricorrenti. Pur non essendoci contatti tra le culture ci sono vincoli biologici.

Martucci in questo suo lavoro sostiene che la cultura è un processo vivo fatto di relazioni esperienze e stratificazioni nel tempo. Parla di un vero e proprio ecosistema culturale, dove tutto è interconnesso. “Sentieri sospesi?” Perché i sentieri sono equivalenti ai percorsi culturali, identitari e storici, sono sospesi perché non sono conclusi, essendo in trasformazione, cioè in evoluzione. Com’è il rapporto tra tradizione e modernità. Il Cilento è un contenitore di storie e simboli e la cultura deve nascere dal dialogo tra generazioni individui tradizione e motivazioni differenti. Qual è il rischio della tecnologia? Che la globalizzazione, il cambiamento sociale stiano modificando il territorio.

Appunto per questo Martucci porta l’esempio di Martin Heidegger con i suoi Holzweges. Che significa trovarsi in questo Holzweges? Significa percorrere un sentiero, però preoccupandosi di custodirlo perché questo sentiero attraversa un momento sospeso tra la memoria di una cultura e la dinamica evolutiva di una società che cambia e può modificarlo o distruggerlo. 

Il Cilento ha una sua tipicità territoriale che interessa anche i giovani e la loro identità e c’è il dubbio che lo sviluppo tecnologico, tra cui anche l’intelligenza artificiale e la robotica digitale, possa non essere guidato dai valori umani ma solo dall’efficienza del profitto. Ecco perché non basta chiederci, rispetto a una idea, a una soluzione specifica, se possiamo porla in atto, ma anche se questa realizzazione sia giusta farla e per chi la stiamo facendo.

Martucci ricorda che il patrimonio culturale materiale va inteso come un complesso di beni, valori materiali e non materiali, che appartengono a una comunità, nel caso particolare è il patrimonio del Cilento e questo è un insieme di saperi, opinioni, credenze, valori, norme, costumi, comportamento e processi tecnici, per cui non stupisce che la cultura di una comunità si sviluppi attraverso simboli, miti e immagini. Parliamo di identità, e questa muta nel tempo, come è cambiata la mia. Intesa in senso auto evolutivo, per cui non può essere pragmatica, ma comporta fluidità e transizione legate anche al concetto di incertezza della contemporaneità di cui parla Martucci ricordando Zygmunt Baumann.

Che fine farà il Genius Loci di una terra? lo spirito, l’anima, l’atmosfera, i colori, gli odori, i suoni, il linguaggio, della popolazione e anche quello che ricorda Martucci Il silenzio.

Cosa occorre conservare del Cilento? Le relazioni, che sono scambi culturali, interazioni sociali, connessioni tra comunità, per cui un territorio non è solo uno spazio geografico, ma una rete viva di rapporti e risonanze, per cui un evento, una memoria, una tradizione, non resta confinata ma risuona, cioè si propaga, si trasforma, viene reinterpretata e in questo modo il passato continua a vivere nel presente. Così una cultura locale può avere effetti più ampi e le esperienze individuali diventano collettive. Come ci ricorda Ernesto De Martino, per cui il territorio viene individuato come processo, visto con le motivazioni e le pratiche essenziali, la memoria condivisa va trasformandosi in un dato dinamico.

Educazione e formazione dovrebbero quindi stimolare i processi creativi anche nella società cilentana e non limitarli sarebbe utile.

Inoltre si rende indispensabile il tempo della sospensione e della riflessione per generare nuove idee. Martucci in tal senso ci riporta a Harry Jenkins, che prevede una convergenza tra consumatori e produttori, tra vecchie e nuovi media e i loro rispettivi linguaggi. Occorre ricordare che oggi la cultura è partecipativa e che esiste una convergenza dei media per cui il pubblico non è più passivo, le persone creano contenuti, partecipano alla circolazione delle idee, collaborano, condividono online, le idee circolano sulle piattaforme per cui i media si intrecciano la convergenza avviene nella mente degli utenti.

Un libro che ha la necessità di essere studiato nel tempo, come spunto di riflessione per il futuro delle aree marginali in particolare e del Cilento in generale la cui presentazione sarà certamente occasione di dialogo produttivo.

*Accademia dei parmenidei

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