«Nella vita nasco Primo»: il coraggio di cercarsi, raccontato dal mio amico Riccardo Pucciarelli
Dai palchi condivisi al cammino dentro se stessi: il viaggio emozionante di un amico di una vita che ritrova le sue radici

Francesco SAMPOGNA
Conosco Riccardo da quasi trent’anni. Quando si condivide un’amicizia così lunga, scandita da tante fasi della vita, pensi di conoscere ogni singola sfaccettatura della persona che hai di fronte: le sue qualità, la sua energia travolgente, il suo modo unico di stare in mezzo alla gente. Eppure, leggere il suo libro “Nella vita nasco Primo – Storia di un bambino adottato” è stato come scoprire un pezzo nuovo, intimo e profondo dell’anima di un amico di sempre, un frammento rimasto a lungo in silenzio.
Palchi, piazze e la stessa visione del mondo
La nostra amicizia affonda le radici in anni intensi e bellissimi. Abbiamo condiviso tanto, a partire dalle nostre passioni. Prima fra tutte la politica, che ci ha visto spesso dalla stessa parte, spinti dagli stessi ideali e dalla voglia di fare per la nostra terra. E poi il lavoro nello spettacolo e nell’organizzazione di eventi.
Per oltre un decennio abbiamo girato insieme le piazze del sud della provincia di Salerno con il mio evento musicale, il Festival Mediterraneo. In quelle sere d’estate, Riccardo si rivelava per quello che è sempre stato: un vero e proprio “animale da palcoscenico”, brillante, carismatico e impeccabilmente professionale.

Tra i tantissimi ricordi di quel periodo ce n’è uno che porto nel cuore più di tutti e che ancora oggi mi fa sorridere con un pizzico di nostalgia: quando mi presentava sul palco come organizzatore, prima di pronunciare il mio cognome — Sampogna — imitava con la bocca il suono tipico delle zampogne. Era un suo marchio di fabbrica, un momento di pura complicità e allegria che riusciva ogni volta a strappare una risata al pubblico e a me.
I tre nomi di una sola vita
Ecco perché, per me che l’ho visto brillare su tanti palchi, scoprire la genesi del titolo del suo libro ha avuto un impatto emotivo fortissimo:
- “Nella”: il cognome della madre biologica.
- “Primo”: il cognome assegnatogli al rifugio provinciale per l’infanzia di Salerno.
- “Pucciarelli”: il cognome della famiglia che lo ha accolto, amato e fatto diventare l’uomo e il professionista straordinario che conosco.
In tutti questi anni ho sempre lavorato e riso fianco a fianco con Riccardo Pucciarelli. Ma sfogliando queste pagine ho imparato a conoscere e ad abbracciare anche Riccardo Nella e Riccardo Primo, ricomponendo insieme a lui i tasselli di una storia complessa e bellissima.
Dalla luce del riflettore alla ricerca interiore
Chi conosce Riccardo sa quanto sia una persona solare, forte e trascinante. Ma dietro quella presenza scenica e quella determinazione c’era una spinta interiore profonda e legittima: il bisogno di dare un nome e un volto alle proprie origini.
Il libro ripercorre l’infanzia tra Caggiano e Salerno fino all’estate del 1985, momento in cui ha scoperto di essere stato adottato. Ripercorrere la sua ricerca — dai passi mosse presso il Tribunale per i Minorenni fino al ricongiungimento con la sua storia — è una lezione di maturità, delicatezza e rispetto. Riccardo non ha cercato la verità per recidere i legami del passato o sminuire l’amore della sua famiglia adottiva, ma per completare il quadro della sua vita.

La lezione di un amico di sempre
Leggere Nella vita nasco Primo da amico storico mi lascia riflessioni che vanno ben oltre le pagine del libro:
- La ricerca non divide, unisce: Cercare da dove si viene non toglie nulla all’amore ricevuto; al contrario, dà ancora più valore al percorso fatto.
- La forza della resilienza: La capacità di Riccardo di trasformare una ferita o un interrogativo in luce, arte ed empatia è la conferma dell’amico generoso che ho la fortuna di avere accanto.
- Un faro per gli altri: Il libro è un dono e una guida preziosa per chiunque stia affrontando il tema dell’adozione o sia alla ricerca della propria identità.
Perché vi consiglio di leggerlo
Vi consiglio questo libro non solo perché è stato scritto da un amico con cui ho condiviso palchi, piazze e battaglie ideali, ma perché è una storia vera, autentica e senza filtri. Nella vita nasco Primo ci ricorda che non importa quale sia il punto di partenza della nostra vita: ciò che conta davvero è il coraggio, la passione e l’amore con cui impariamo a scriverne il seguito.


