Dalla Visione alla Realtà: Il Turismo nel Cilento tra Grandi Progetti e Strade da Incubo

L’editoriale di Francesco SAMPOGNA
Di cosa parliamo quando parliamo di futuro del turismo nel Cilento?
Nei giorni scorsi, l’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni — guidato dal Presidente Giuseppe Coccorullo — ha annunciato, in collaborazione con CulturItalia – CooltourItaly (sotto la direzione di Claudio Pisapia), una nuova e ambiziosa strategia promozionale. Il progetto si chiama “Cooltour Cilento – Sistema Turistico Identitario del Parco” e si presenta con il claim emblematico “Slowely Cilento – Rallentare per esplorare”.
I presupposti teorici e i pilastri strategici dichiarati sono indiscutibilmente condivisibili:
- Identità e Borghi: Creare un dialogo costante tra mare, montagne e comunità locali.
- Umanesimo del Turismo: Far vivere al visitatore un’esperienza consapevole e autentica a contatto con chi abita il territorio.
- Destagionalizzazione: Superare il turismo esclusivamente balneare per rendere l’area protetta viva 12 mesi all’anno.
- Cicloturismo e Mobilità Dolce: Utilizzare la bicicletta come chiave d’accesso privilegiata e sostenibile per conquistare il mercato internazionale.

Un quadro affascinante, moderno e in linea con le migliori direttive nazionali ed europee sullo sviluppo turistico. Ma c’è un interrogativo inevitabile che chi vive, lavora o semplicemente percorre il Cilento si pone immediatamente: Biciclette, sostenibilità, saperi e sapori… bellissimo. Ma su quali strade?
Il Cortocircuito: Marketing di Destinazione vs. Realtà Infrastrutturale
La distanza tra la narrazione istituzionale e la quotidianità delle infrastrutture viarie cilentane rischia di trasformare una brillante campagna di comunicazione in un paradosso doloroso.
1. Il mantra del Cicloturismo e l’incognita della sicurezza
Incentivare il cicloturismo significa rivolgersi a un target — spesso internazionale — esigente in termini di sicurezza e fruibilità. Tuttavia, la rete stradale secondaria e provinciale, che dovrebbe collegare le rinomate aree costiere con gli incantevoli borghi dell’interno (Vallo di Diano e Alburni), presenta criticità croniche:
- Asfalto dissestato e buche: Molte arterie sono segnate dal degrado, prive di banchine, prive di corsie dedicate e spesso sprovviste di un’adeguata illuminazione o segnaletica.
- Dissesto idrogeologico e frane perenni: Muri di contenimento crollati, restringimenti a una sola corsia e deviazioni chilometriche sono la norma in diverse aree dell’entroterra.
Invitare un turista a “rallentare e pedalare” su strade in queste condizioni significa esporlo a rischi reali o, nella migliore delle ipotesi, offrigli un’esperienza lontana dagli standard promessi.
2. L’isolamento dei Borghi e la qualità della vita dei residenti
Non si può parlare di “Umanesimo del turismo” o di “comunità accoglienti” dimenticando chi in quelle comunità ci vive 365 giorni all’anno. I primi a subire il ritardo infrastrutturale sono proprio i cittadini, alle prese con trasporti pubblici ridotti e tempi di percorrenza raddoppiati per raggiungere scuole o posti di lavoro.
A questo si aggiunge un dramma ancora più urgente: la carenza totale o l’inefficienza della medicina territoriale e la scarsità di strutture di primo soccorso. Quelle poche esistenti, spesso al collasso, risultano lontane e drammaticamente difficili da raggiungere proprio a causa delle condizioni della viabilità. In un contesto simile, dove anche un’emergenza sanitaria rischia di trasformarsi in un’odissea, garantire la sicurezza e la salute dei residenti deve venire prima di qualsiasi strategia di accoglienza. La vera destagionalizzazione e il rispetto per il territorio partono dal garantire i servizi essenziali e la vivibilità prima di tutto a chi il Cilento lo abita ogni giorno.
Cosa serve davvero per passare dalle parole ai fatti?
Iniziative come Cooltour Cilento hanno il merito di tracciare una rotta culturale e strategica condivisibile. Tuttavia, per evitare che lo slogan “Slowely Cilento” diventi l’amara constatazione di una viabilità costretta a rallentare a causa delle buche, occorre un impegno corale e multilivello:
- Priorità assoluta alla sicurezza stradale: I fondi regionali, nazionali e del PNRR devono confluire con urgenza su un piano straordinario di riqualificazione delle strade provinciali e comunali.
- Ciclovie reali e protette: Separare, dove possibile, i percorsi cicloturistici dal traffico veicolare o mettere in sicurezza in modo rigoroso le c.d. greenways collinari.
- Sinergia tra Enti: L’Ente Parco non possiede la delega diretta alla manutenzione delle strade, ma ha la forza politica e istituzionale per farsi portavoce di un tavolo permanente con Regione Campania, Province e Comuni.
In conclusione
La bellezza del Cilento, fatta di paesaggi incontaminati, storia millenaria ed enogastronomia d’eccellenza, è un patrimonio inestimabile. Promuoverla con una visione integrata è la strada giusta. Ma per permettere ai viaggiatori di scoprirla davvero — e ai cittadini di viverla con dignità — è fondamentale che le idee viaggino su gambe solide, e soprattutto… su strade asfaltate e sicure.
