Il piacere del testo: “Il segreto di Triscina”
di Alfredo Imbellone

“Il piacere del testo” rubrica a cura di Stefano CAZZATO
Una notte tiepida d’inverno, lungo una strada deserta della Sicilia occidentale, un ciclista francese si ferma sotto una pensilina per fumare una canna e mangiare un panino. Poco distante, nascosti tra gli eucalipti, due sicari stanno inscenando il suicidio di un notaio. Basta il fascio di luce del fanale sul casco perché le loro strade si incrocino. Da quel momento comincia una fuga disperata tra campi arati, spari maldestri e una mucca comparsa nel posto sbagliato al momento giusto. Il francese finisce nelle mani di uomini che sembrano usciti da una commedia nera siciliana, e la sua sorte conduce fino a una casa seminterrata di Triscina, dove le pareti color camomilla nascondono un segreto.
Lì vive Nilo Vasciaveo, tredici anni, appassionato di film horror, biciclette elettriche e statue di marmo. Il venerdì sera mangia la pizza con la madre Agata, la zia Rosi e Pasindu, l’operaio indiano che lavora per l’azienda di famiglia. Sembra una serata qualsiasi, interrotta soltanto dal campanello che suona all’improvviso. Arrivano visitatori inattesi, un uomo terrorizzato che parla francese, urla nel corridoio, mascherine distribuite in fretta e una porta del bagno chiusa da tre lucchetti. Nilo riesce a sbirciare solo frammenti della scena, abbastanza però da intuire che tutto ciò che gli è stato insegnato fin dall’infanzia ruota attorno a quella stanza proibita. Il giorno dopo, davanti al frantoio che riduce il marmo in polvere, la normalità torna a imporsi con inquietante naturalezza. Intanto, in paese, arrivano una donna e una ragazzina che sembrano provenire da un altro mondo.
Con Il custode Niccolò Ammaniti torna al suo territorio d’elezione: l’adolescenza, questa volta osservata dal basso, attraverso uno sguardo ancora capace di stupore ma già costretto a confrontarsi con la brutalità degli adulti. La novità sta nell’innesto dell’immaginario mitologico dentro un paesaggio contemporaneo fatto di villette abusive, pensioni per anziani, social network e piccole attività di provincia. Il romanzo nasce dall’idea di una famiglia incaricata da secoli di custodire qualcosa di antico e terribile. Ammaniti prende un mito antichissimo e lo nasconde dietro la porta di un bagno in una casa seminterrata della costa siciliana, trasformando una vicenda di formazione in una storia sospesa tra fantastico, horror e realismo.
Personaggi eccentrici, ma non caricaturali: Agata, Rosi, Pasindu e i sicari parlano una lingua vivissima, impastata di dialetto e comicità, ma dietro le battute affiora sempre un fondo di malinconia. La Sicilia di Triscina non ha nulla di turistico: è una periferia del mondo popolata da case incompiute, ferraglia e vento marino. In questo scenario l’autore costruisce una fiaba crudele che richiama certe atmosfere di Io non ho paura senza ripeterle.

Niccolò Ammaniti – Il custode – Einaudi, 2026, pp. 176 – € 16,50
