22 Luglio 2026
Il piacere del testo - L’eredità del sangue

di Alfredo Imbellone

Rubrica “Il piacere del testo” a cura di Stefano CAZZATO

La notte entra dal finestrino di un’automobile ferma in una strada bagnata dalla pioggia. Un uomo aspetta, osserva. Pensa alla morte con l’ostinazione di chi l’ha conosciuta troppo da vicino. Intorno c’è una Napoli quasi muta: un televisore acceso dietro una persiana, un gatto nero che attraversa la carreggiata, l’odore dell’asfalto umido. La morte, per lui, non è un’idea filosofica ma qualcosa di fisico, fatto di respiri che si interrompono, di mani che si raffreddano, di ricordi che si deformano fino a cancellare il volto di chi si è amato. Quando un portone si apre nel silenzio della notte, il motore elettrico dell’auto si mette in movimento. Poco dopo, in via Egiziaca a Pizzofalcone, un corpo giace sull’asfalto. Un’anziana insonne ha sentito soltanto un tonfo e si è affacciata alla finestra. Nient’altro. Intanto, altrove, il vicequestore Luigi Palma trascorre l’ennesima notte sul balcone del suo appartamento troppo grande, con un bicchiere di Aglianico e il sassofono di Stan Getz nelle cuffie. Guarda le luci della città e pensa ai figli, a quelli avuti e a quelli soltanto immaginati, ai legami che trattengono e a quelli che sfuggono. Anche Francesco Romano, all’alba, osserva la moglie che dorme e si sottopone a un interrogatorio spietato, fatto di rimorsi, desideri e paure. Prima ancora che l’indagine prenda forma, tutto sembra sospeso in una lunga notte di coscienze inquiete, dove il delitto è soltanto una delle ombre che attraversano la città.

Figli conferma una direzione ormai evidente nella narrativa di Maurizio de Giovanni: il giallo resta l’ossatura del racconto, ma il vero interesse si concentra sempre più sulle vite interiori dei personaggi. L’omicidio del patologo Francesco Cascetta fornisce l’innesco narrativo, tuttavia il centro emotivo dell’opera si trova altrove, nei rapporti familiari, nelle responsabilità della genitorialità, nelle forme diverse e spesso contraddittorie dell’amore filiale. I Bastardi di Pizzofalcone non sono più soltanto investigatori; diventano uomini e donne costretti a fare i conti con figli reali, desiderati, temuti o soltanto immaginati. De Giovanni lavora soprattutto sulle pause, sulle notti insonni, sui dialoghi interiori. L’indagine procede, ma è come se venisse continuamente attraversata da questioni più profonde e meno risolvibili di un delitto. Lo stile mantiene la consueta leggibilità: periodi scorrevoli, forte attenzione ai dettagli concreti, una Napoli che non fa da semplice sfondo ma agisce come presenza costante. La città non è quella da cartolina né quella folkloristica; è una geografia emotiva fatta di quartieri, luci notturne, strade deserte e appartamenti in cui ciascuno combatte la propria battaglia privata. In questo nuovo capitolo della serie, De Giovanni sembra meno interessato alla costruzione del mistero che alla durata dei legami umani. È una scelta che potrebbe sorprendere chi cerca soprattutto il crime, ma che offre ai lettori abituali dei Bastardi l’occasione di ritrovare personaggi ormai diventati familiari e di osservarli da una distanza ancora più ravvicinata.

Maurizio de Giovanni – Figli: per i Bastardi di Pizzofalcone – Einaudi, 2026, pp. 253 – € 19,00

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