Riflessioni … in poesia

Pasquale MARTUCCI*
La produzione letteraria di Luigi Leuzzi spazia e si rivolge a diversificati ambiti, che vanno dalla mito-archeologia, alla fenomenologia, ermeneutica, antropologia, empatia ed empatismo, oltre naturalmente alla psichiatria e alla psicoterapia, alla psicoanalisi.
Tutto ciò certamente permette di affermare che si tratta di uno studioso curioso che ha sete di conoscenza e voglia di affrontare le difficili sfide della contemporaneità, partendo da un passato sempre presente, per proiettare le sue attenzioni al mondo attuale e a quello che verrà.
Realizzando una raccolta poetica dal titolo: “Noctiluca … la luce, nell’ombra” (Independently published, 20 aprile 2026), include versi e narrazioni che riguardano la sua vita in un tempo che si è dipanato nell’arco di un ventennio, a partire dagli anni Ottanta del Novecento.

Il lavoro si rivolge alla conoscenza che “si origina nel crepuscolo e nell’ombra” ma deve necessariamente cogliere “la sorgente di luce nonostante l’ambiente oscuro”.
È il termine Noctiluca, dal latino nox-noctis, la notte, e lucere, splendere, “che risplende nella notte”, e si riferisce ad organismi marini capaci di bioluminescenza. Sono fenomeni naturali spettacolari, spesso intesi come il “mare che brilla”. Nell’accezione di Leuzzi si tratta di frammenti puntiformi o discontinui, “testimoni di un tempo della grazia che rende prossimo l’incontro con l’altro da sé nel mondo di vita proprio mentre si teme di smarrirlo”.
In una significativa lirica, “Il vuoto”, alla fine della sua raccolta, l’autore scrive: L’uomo interroga se stesso, / ma la sua ombra rinviene fantasie / su di un muro, / oltre il muro c’è un recinto; / oltre il recinto il mare / che borbotta e riempie i vuoti, / oltre il mare il silenzio; / ed il silenzio geme più del mare, / grida, squarcia le parole, / le frammenta e poi… / diviene assenza.
Le poesie sono perciò riflessioni sul mondo e dal mondo verso se stesso. In questo interscambio continuo si realizza una modalità espressiva molto meno strutturata rispetto a quello che diventerà poi l’autore quando acquisirà la consapevolezza più matura del sapere. In questa fase, però, troviamo i tratti immediati, certo riflessivi, ma delineati quasi di getto come un giovane che ha pensieri da trasmettere.
Credo che Leuzzi abbia fatto bene a sottolineare i suoi esordi culturali in una forma che non trascura tracce di impegno, letture, approfondimenti che definiranno l’attuale compiuta capacità culturale. Eppure, mi pare di poter individuare un giovane autore del tipo Sturm und Drank, quello spirito libero che si rapporta con il mondo e trova i temi della natura per permettere l’armonia della solitudine con il creato, dove si afferma il sublime come dinamismo che porterebbe poi all’equilibrio.
Sono le emozioni interiori ad incontrare la società, ma il loro scopo è realizzato sotto l’azione del “genio” che vive e agisce oltre le convenzioni sociali, eppure si riferisce sempre ad un loci per poter sviluppare la sua creazione. Si avverte il desiderio di un impeto creatore che attinge le forme della conoscenza nel grembo della Madre Natura/Grande Madre.
Entrando nel dettaglio del testo si può chiarire ancora meglio: le aree tematiche che definiscono e raccolgono le poesie sono legate a: “Paesaggi”; “Lettere d’amore”; “Impressioni”. A ben vedere si tratta di ciò che permette di nutrire passioni, bellezza, e poi riflettere su quanto osservato e introiettato. Non tanto un impeto e un agire senza controllo, piuttosto un essere colpito dalle ragioni dell’esistere e moderare e ponderare possibili percorsi di vita.
Vediamo qualche esempio: Il mio destino / è affidato al vento / Si ripeterà / in echi incessanti / per squarciarsi / in lamenti / accorati di rabbia (“Il mio destino”).
… i ricordi / riportano frammenti di paura. / I cieli, gli orizzonti, / poi contesi agli occhi, / non sembreranno mai nuovi, / perché questi strani compagni / ti parleranno sempre come / hanno parlato agli altri. / Avvertirai nell’aria / queste voci confuse; / coglierai palpiti incontenibili / di questo vecchio mondo (“Non fermarti amico”).
Ho trascorso pochi, interminabili attimi / in quella piazza vuota / avvolta in un manto serale / reso ancora più cupo / da una stanca corona di nubi. / Ho trascorso pochi, interminabili attimi / in quella piazza ancora più vuota / nella indifferenza di volti, resi trofeo di quelle mura / Ho trascorso pochi, interminabili attimi / davanti agli ultimi rantoli / di una sigaretta agonizzante di nero fumo. / Ho trascorso pochi, interminabili attimi / nella paura che in quella smarrita compagna / si smorzasse quel poco di calore / che sentivo ancora in me … (“In piazza”).
Troviamo poi: “vento”, “notti agitate”, “anima”, “dissoluzioni di anime”, “pensieri in cerca d’immenso”, “coinvolgimento di sensi”, “paesaggi di festa”, “sole, lune, crepuscoli, sera”, “paesaggi” che conducono a fantasie, “stralci di tempo” che ripongono le “ansie”, ora intese come “punti, linee, triangoli di luce”, che “intessono arcobaleni, pause, silenzi”. Ci sono chiese, viaggi, lungomari che passano dai gabbiani al traffico caotico, ma anche il colore e calore della natura che con i suoi elementi riporta all’armonia (sono i temi della parte “Paesaggi”).
Le “Lettere d’amore” certamente conducono ad una “musa segreta”, che dispensa dolcezza per ogni amarezza subita; i “versi come tracce d’inchiostro”; il ricordo di un volto; malinconia, ricordi e radici. Ci sono gli “scavi”, ricorrenti lungo l’intero arco della vita dell’autore: Mura di cinta, / ammassi di pietra, / dispersi nel tempo / guardiamoli increduli, / sospesi nel vuoto / in cerca di un senso / là oltre le alture rincorrendo chimere (“Visita agli scavi”). L’amore è evocato con “Romeo e Giulietta” (amore contrastato); poi gli “amori svaniti che hanno scavato nel mio cuore di pietra”; anche “lettere” che fanno pensare agli affetti.
Le “Rilevazioni” riguardano: “Il mio Parnaso” (miti, templi, altari); in “Campania Felix” si legge: Felice un tempo … / ora solo sacro santuario / e monumento ai caduti. “Serenata fantastica” richiama la notte; ci sono poi le danze (le vite che sfiorano le note di una canzone in cerca di ritmi ormai lontani), musica e canzoni. I pensieri si rivolgono ad inganni, illusioni, destino, che vengono esorcizzati con una nota di jazz che fa spiccare il volo “come una farfalla impazzita dal sole”. Ci sono poi i viaggi reali e metaforici, le fate e l’immaginazione. Cito “Il verdetto”: Le stelle mi hanno detto: “non è la vita che muore ma è la morte che vive”; oppure i grandi che non riescono a custodire i sogni e diventano anziani senza accorgersene; la deriva che non riesce a cogliere la bellezza della vita. Di nuovo il piacere della bellezza che si trova a Paestum: Nella tua sfinge, / città sacra / ho confuso i ricordi / con i tuoi simulacri… / e il profumo arcano / delle tue rose / col pensiero mio / perso, in lontananza.
C’è però quella voglia di peregrinare, di vivere la vita come un “flâneur de rural” che vive il suo senso di libertà cercando di distaccarsi godendo delle esperienze e della libertà, spinto dalla curiosità per cercare di vivere in maniera autentica.
In: “Meteore”, Siamo solo meteore pazze / lanciate in un grido di voce, / sappiamo appena sfiorarci, / in fondo alla corsa, / persino parlarci… / lasciamo almeno una traccia … / una strana cometa / chiamata rimpianto.
Si tratta cioè di un preludio a ciò che poi avrebbe indirizzato la ricerca di Leuzzi, quell’autore maturo che si muove nella complessità dell’esistenza, magari connettendo autori che difficilmente sarebbero collocabili entro percorsi lineari, ma soprattutto facendo proprie tante tesi che parrebbero distanti.
Quelle giovanili riflessioni, frutto di osservazioni della società, che poi si rapportano con l’interiorità individuale, non sono forse quelle stesse peregrinazioni di Leuzzi quando si reca in posti impervi e sconosciuti per scorgere nessi mito-archeologici?
Quelle poesie giovanili non sono le stesse riflessioni di ciò che sarà la sua ricerca matura rispetto alle discipline che si relazionano tra loro come le persone che vivono le diversità dell’esistenza?
Ecco, sembra di poter individuare solo una fase della crescita personale che parte da frasi corte e pensieri gettati su un foglio, che poi vengono elaborati in seguito nell’ambito di un approccio conoscitivo che molto sa di quell’ermetismo, così come inteso interrogando Ermete Trismegisto che pur ritrova una via di salvezza attraverso il sapere. Per fare ciò deve purtuttavia interrogare i segreti della natura e della divinità, intrecciando tra loro le espressioni della sapienza colta e popolare.
Nel Leuzzi maturo questi temi sono presenti e sono il compimento di un percorso conoscitivo che spazia in tanti ambiti. Sono digressioni che ora si allontanano dalla forma poetica, ma che si possono ben intuire già in quelle sue riflessioni giovanili. Allora agisce in maniera prepotente la sensibilità che si scontra e si confronta con la vita, lasciando fluire le emozioni che sembrano sopite ed invece esplodono per una interiore esigenza di trasmettere amori, passioni, una esistenza che incontra anche il dolore ma che comunque rigenera il nostro essere.
Si tratta di un atto salvifico, una valvola di sfogo creativo, che investe il nostro stato d’animo e quello del lettore, attraverso un susseguirsi di parole, nate magari da momenti bui o gioiosi.
Alda Merini proponeva una poesia spontanea, per raccontare i moti dell’animo e di tutto ciò che d’inesprimibile si agita dentro di noi. Accostando immagini a riflessioni, la poesia permette al lettore di essere travolto da un’insolita e potente tensione, che comunque lascia la speranza di poter tramutare la fragilità di ognuno in forza, nonostante tutte le avversità che incontrerà nella vita.
Forse Luigi Leuzzi ha voluto con questa raccolta di versi lasciare un senso diverso del sé: un io più spontaneo e meno strutturato, una personalità che già lasciava intravvedere la forza di un percorso che oggi può dirsi compiuto, anche se alla continua ricerca del sapere.
Concludo con i versi di Fernando Pessoa: Guarda da lontano la vita, / senza mai interrogarla. / Essa niente può dirti. / La risposta / sta al di là degli dèi (“Segui il tuo destino”).
*prefazione al volume
