Commento Integrale alla Divina Commedia

Il panorama degli studi danteschi contemporanei porta all’attenzione l’opera di Mario Aversano: “Commento integrale alla Divina Commedia”, costruita su un impianto metodologico rigoroso e orientata a riconsiderare in profondità i presupposti interpretativi della Commedia.
Mercoledì 29 aprile 2026, nella Sala Conferenze di Villa Altieri, sede del Centro Pio Rajna, viene presentato il Commento integrale alla Divina Commedia di Mario Aversano, pubblicato da Rubbettino Editore nel 2025. L’incontro romano si colloca entro una linea di ricerca che, negli ultimi decenni, ha progressivamente riaperto il testo dantesco a nuove ipotesi esegetiche, sollecitando una verifica critica dei modelli consolidati. In questo contesto, la pubblicazione del lavoro di Aversano si distingue per ampiezza di prospettiva e coerenza metodologica, proponendo una lettura che investe l’intero organismo del poema, dalla costruzione dottrinale alla trama dei rimandi intertestuali, e si propone come riferimento destinato a incidere stabilmente nel lavoro di docenti e studiosi.

L’iniziativa si inserisce nel solco delle attività promosse dal Centro Pio Rajna, da decenni punto di riferimento internazionale per gli studi su Dante, e si avvale degli interventi di Paolo Falzone e Mira Mocan, con la moderazione di Luca Marcozzi. Il contesto accademico dell’incontro, che vede coinvolte istituzioni come Sapienza Università di Roma e Università degli Studi Roma Tre, delinea il profilo di un dibattito destinato a intervenire in modo significativo nel confronto critico contemporaneo.
Il lavoro di Aversano si presenta come esito di oltre mezzo secolo di indagini, articolate su una conoscenza approfondita delle strutture storiche e concettuali che informano la scrittura dantesca. La sua proposta esegetica si fonda su un principio metodologico rigoroso, centrato sull’analisi delle fonti e sulla ricostruzione dei sistemi di rimandi intertestuali, attraverso i quali il poema emerge come struttura complessa di significazione. In questa prospettiva, la Commedia al di là del testo poetico, diventa un organismo intellettuale che riflette e rielabora le tensioni filosofiche, teologiche e politiche del suo tempo.
L’aspetto più discusso dell’opera risiede nella dichiarata ambizione di produrre una vera e propria inversione di paradigma nell’interpretazione dantesca. Aversano individua infatti livelli di senso finora trascurati, che riguardano tanto la microstruttura del testo, singoli lemmi e versi, quanto la macroarchitettura del poema. La sua lettura si estende fino a proporre una identificazione iconografica del poeta all’interno del celebre ciclo del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, ipotesi che segnala una volontà di ricomporre il profilo di Dante entro un sistema più ampio di rappresentazioni culturali e simboliche.
Il riconoscimento ricevuto nel corso degli anni da parte di studiosi di primo piano, tra cui Aurelia Accame Bobbio, Giorgio Bárberi Squarotti, Massimo Cacciari, Gianfranco Contini, Giorgio Petrocchi, Giacomo Petronio, Cesare Segre e Edoardo Sanguineti, insieme a quello di figure internazionali come Michael von Albrecht e Robert Hollander, testimonia la rilevanza di un percorso che ha costantemente cercato di coniugare precisione filologica e ampiezza interpretativa.
Nel panorama degli studi danteschi, spesso caratterizzato da una stratificazione esegetica ormai consolidata, il contributo di Aversano si colloca come tentativo di riattivare il testo nella sua dimensione originaria di opera aperta, capace di generare nuove letture. L’appuntamento romano assume così il valore di un momento di verifica critica, in cui la comunità scientifica è chiamata a confrontarsi con una proposta che, pur radicata nella tradizione, ne mette in discussione presupposti e acquisizioni.
(Nota di commento Prof. Alberto Valentino Grasso)
