18 Luglio 2026
Il piacere del testo - Libri sotto le bombe - Stefano Cazzato

di Alfredo Imbellone

“Il piacere del testo” rubrica a cura di Stefano Cazzato

La mattina si apre su una Gaza che non concede tregua. Il tempo sembra procedere a scatti, accelerando e rallentando senza logica, mentre la città si mostra in tutte le sue contraddizioni: bancarelle cariche di colori, voci che si accavallano, corpi stanchi che continuano a muoversi come se il domani potesse dissolversi da un momento all’altro. I quartieri intatti si alternano a distese di macerie, dove le case sventrate espongono frammenti di vite sospese, oggetti rimasti senza funzione, giocattoli abbandonati, tende che ancora oscillano nel vento. I bambini corrono tra i detriti con un pallone sgonfio, gli adulti si siedono davanti a ciò che resta delle loro abitazioni, bevono tè, parlano a bassa voce, come se la normalità fosse una pratica da esercitare ogni giorno contro l’assurdo.

È in questo scenario che lo sguardo si ferma su una piccola bottega incastonata tra un panettiere e un ciabattino. Libri ovunque: ammassati sul marciapiede, accatastati su scaffali instabili, aperti alla luce violenta del sole. Un uomo anziano siede sulla soglia, immerso nella lettura, con gesti lenti e precisi, come se il mondo attorno fosse momentaneamente sospeso. Le sue dita accarezzano la carta, gli occhiali rabberciati scivolano sul naso, un bicchiere di tè accompagna il ritmo delle pagine voltate. Quando finalmente alza lo sguardo, il tempo si dilata: prima di ogni immagine, prima di ogni gesto, chiede parole, ascolto, condivisione. Invita a sedersi, a bere insieme, a entrare nella bottega dove l’odore della carta e della polvere crea uno spazio altro, protetto. I libri passano di mano in mano non come merci, ma come rivelazioni necessarie, presenze vive capaci di attraversare guerre e rovine.

Con Il libraio di Gaza, Rachid Benzine costruisce un romanzo breve e denso che intreccia racconto, memoria e riflessione senza mai cedere alla retorica e al vittimismo. La scrittura procede per immagini sensoriali e scene essenziali, affidandosi a una lingua limpida, capace di restituire la quotidianità di un luogo sovraesposto e spesso ridotto a pura astrazione mediatica. La scelta di collocare al centro un libraio trasforma i libri in veri e propri personaggi: oggetti che custodiscono storie, identità, possibilità di resistenza interiore.

Benzine, noto per il suo impegno intellettuale e per il dialogo interreligioso, trasporta nel romanzo una visione etica precisa e mai didascalica. La guerra rimane sullo sfondo come presenza costante, mentre il cuore del testo batte nella relazione tra lettura, ascolto e dignità umana. I riferimenti letterari disseminati nella narrazione non funzionano come esibizione colta, bensì come strumenti di sopravvivenza simbolica, capaci di mettere in comunicazione epoche, culture e destini individuali.

Nel panorama narrativo contemporaneo Il libraio di Gaza si colloca come una favola tragicamente realistica, accessibile e profonda insieme, che parla a un pubblico ampio senza semplificare. È un romanzo che informa e coinvolge, mostrando come la cultura possa diventare gesto quotidiano di resistenza, attaccamento alla vita, spazio di attesa e di incontro, anche – e soprattutto – quando tutto intorno sembra crollare.

Rachid Benzine, Il libraio di Gaza, Corbaccio, 2025, pp. 144, € 14

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