Sapri: Comitato di Lotta, ferma opposizione alla chiusura del Punto Nascita

La battaglia per il mantenimento del Punto Nascita del Presidio Ospedaliero “Immacolata” di Sapri non rappresenta una rivendicazione campanilistica, bensì una legittima richiesta di sicurezza e giustizia istituzionale che poggia su precise basi normative e dati oggettivi.
Ad oggi, il quadro complessivo della sanità campana è profondamente mutato: con la storica fuoriuscita dal Piano di Rientro dal Deficit Sanitario, avvenuta il 27 marzo 2026, la Regione ha riacquistato la sua piena,
ordinaria e sovrana potestà legislativa e programmatica. Ciò significa che sono decaduti i vincoli automatici di compressione della spesa imposti dai vecchi regimi commissariali, restituendo alla politica locale la libertà e il dovere di tutelare i servizi
di prossimità nelle aree più fragili.
In questo nuovo contesto di autonomia, la recente sentenza del TAR Campania del 21 settembre 2026, che ha disposto la chiusura del reparto nascite fissandone l’orizzonte al 16 novembre 2026, si rivela un atto di rigido e cieco burocratismo. Il tribunale ha applicato in modo letterale i parametri quantitativi nazionali del D.M. 70/2015, ignorando completamente che il legislatore stesso ha previsto lo strumento della deroga motivata per i territori isolati.
La contraddizione più macroscopica emerge tuttavia quando si analizzano le reali dinamiche operative dei reparti, mettendo a confronto i dati della struttura di Sapri con quelli del vicino presidio di Vallo della Lucania. Questo scenario fa emergere con forza l’inadeguatezza di una classe politica che da otto anni a questa parte continua a mantenere il comprensorio in uno stato di totale precarietà, lasciando le gestanti in una condizione di perenne ansia e sbandamento sul proprio fondamentale diritto di partorire nel territorio di appartenenza.

L’assunto secondo cui un maggior numero di parti corrisponda automaticamente a una maggiore sicurezza medica si scontra frontalmente con l’evidenza dei dati assistenziali ed operativi dei due presidi. Il confronto tra le due strutture mette a nudo
l’illogicità del provvedimento di chiusura. Da un lato, il presidio di Vallo della Lucania dispone di un organico di circa 8 medici per un volume di 222 parti annui.
Dall’altro lato, il Punto Nascita di Sapri, con appena 2 medici operativi strutturati, è riuscito a gestire ben 181 parti annui.
Questo significa che Sapri registra un rapporto straordinario di circa 100 parti per singolo medico, evidenziando un’efficienza e una produttività pro-capite del personale nettamente superiori rispetto alla struttura vicina. Entrambi gli ospedali si collocano al di sotto della soglia standard nazionale dei 500 parti all’anno, il che rende la scelta di mantenere attivo il presidio di Vallo (già in deroga ministeriale) e decretare lo smantellamento di Sapri (così come i presidi definiti sub-standard) profondamente discriminatoria. La continuità assistenziale garantita h24 a Sapri e un punto di accoglienza del tutto sovrapponibile dimostrano che la sicurezza reale non si misura su freddi volumi assoluti, ma sulla capacità di lavoro, sul rendimento e sull’efficacia clinica dei singoli operatori sul campo.
Smantellare un reparto capace di esprimere un tale livello di efficienza con sole due unità mediche, in nome di una presunta “sicurezza dei numeri”, costituisce un paradosso logico prima ancora che sanitario. Inoltre, la chiusura del Punto Nascita
produrrà un effetto perverso che si pone in netto contrasto con la volontà manifestata dalla Presidenza della Regione di voler riorganizzare e risanare la sanità campana: la generazione di una massiccia sanità passiva. Per ragioni di pura prossimità geografica e logistica, le donne del Distretto 71 non si sposteranno lungo le tortuose e fragili strade costiere e montane del Cilento per raggiungere un Hub campano; sceglieranno invece di partorire nei vicini ospedali delle regioni confinanti, come la Basilicata o la Calabria. Questo flusso migratorio si tradurrà in un dissanguamento economico per le casse della Regione Campania, costretta a rimborsare le altre amministrazioni per prestazioni che avrebbero dovuto e potuto essere erogate sul proprio territorio.
Questa scelta, oltre a causare un grave danno finanziario, calpesta la stessa legislazione regionale. L’Accordo Stato-Regioni e la Legge Regionale Campania n. 11 del 22 luglio 2025 hanno infatti formalmente riconosciuto il territorio di Sapri come “zona disagiata sotto il profilo della fruizione dei servizi sanitari”, sancendo l’obbligo di applicare modelli organizzativi derogatori a tutela dei reparti maternoinfantili. Non azionare gli strumenti di salvaguardia che la Regione stessa ha legiferato rappresenta una clamorosa e inaccettabile incoerenza politica.
Privare questo territorio del presidio nascite significa violare il principio di uguaglianza sostanziale garantito dall’Articolo 32 della Costituzione Italiana e dall’Articolo 35 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, accelerando lo spopolamento delle aree interne.
Per queste ragioni, il Comitato di Lotta rivolge istanza formale alle autorità regionali affinché si proceda a:
- Sospendere e revocare in autotutela amministrativa qualsiasi provvedimento di chiusura dell’Unità Operativa, ridisegnando la rete ospedaliera nel rispetto della legge regionale sulle zone disagiate. Tale misura di salvaguardia era stata già attuata in passato dalla presidenza De Luca quando la Regione Campania non godeva ancora della piena autonomia gestionale in materia sanitaria. Si ricorda, infatti, che la regione è stata commissariata per dieci anni (dal 2009 al 2019) e contemporaneamente sottoposta a un piano di rientro dal debito sanitario iniziato nel 2007, dal quale è uscita definitivamente a marzo 2026 dopo circa 19 anni complessivi di vincoli e controlli ministeriali.
- Attivare immediatamente la procedura d’urgenza presso il Comitato percorso Nascita Nazionale (CPNN) e la Conferenza Stato-Regioni per il formale riconoscimento della deroga ministeriale per motivi oro-geografici Contestualmente si proceda alla eventuale revisione della Legge Balduzzi o si preveda un nuovo Decreto Ministeriale per il superamento dei numeri fissati per il parto.
- Congelare la scadenza del 16 novembre 2026 per avviare un tavolo tecnico congiunto che ridiscuta il piano di sicurezza sulla base dei dati reali di efficienza e non su freddi automatismi numerici. Ad oggi, a seguito della richiesta dei sindaci di un incontro con il Presidente Fico e del successivo invio della lettera da parte dei tre comitati di lotta di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese (con la quale si chiedeva di partecipare all’incontro), non è pervenuta alcuna risposta. Per tali motivi, confermiamo formalmente lo stato di agitazione permanente e di mobilitazione generale.
LA SALUTE NON SI DELEGA: QUANDO LA POLITICA FALLISCE, IL POPOLO SI MOBILITA
Quando la politica fallisce nel suo compito primario, quando abdica alle proprie responsabilità trasformando diritti inalienabili in freddi calcoli di bilancio, il sorgere dei comitati civici diventa non solo inevitabile, ma un dovere morale. Da anni, i cittadini organizzati si sostituiscono a leader assenti e a partiti sordi, caricandosi sulle spalle il peso di una difesa territoriale che spetterebbe, per legge e per mandato, a chi siede nelle stanze del potere.
È un paradosso inaccettabile: dovrebbero essere le istituzioni a fornire soluzioni concrete ed applicare le normative vigenti – come la deroga ministeriale e le tutele per le zone disagiate – e non i comitati civici a dover fare le barricate per elemosinarle. Difendere il Punto Nascita di Sapri significa difendere un diritto costituzionale inalienabile, inciso nell’Articolo 32 della nostra Costituzione. Non arretreremo di un solo passo di fronte al silenzio e all’inerzia di chi dovrebbe tutelarci.
Mandiamo un messaggio chiaro e diretto a ogni livello istituzionale: la salute non si delega a nessuno. La salute delle nostre donne, dei nostri figli e del nostro futuro appartiene a noi, e la difenderemo con ogni mezzo lecito e necessario.
