3 Novembre 2026

Il fallimento del calcio arricchito e la vittoria del merito: la rivoluzione dello sport azzurro

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Il fallimento del calcio arricchito e la vittoria del merito la rivoluzione dello sport azzurro

L’Editoriale di Francesco SAMPOGNA

Basta stranieri a prezzo d’oro: la riscossa parte dai vivai e dai giovani italiani

C’è un’Italia che piange guardando i maxischermi, rassegnata a contare gli stranieri in campo e a digerire l’ennesima assenza dai Mondiali di calcio, e c’è un’Italia che, nello stesso istante, alza al cielo trofei in tutto il mondo, riscrivendo la storia dello sport globale.

Per troppo tempo ci siamo aggrappati all’illusione che il pallone fosse l’unico specchio della nostra anima sportiva. Ma il calcio dei milioni, delle rose interamente importate e dei vivai svuotati in nome del profitto immediato ha mostrato il suo limite più aspro: un cortocircuito strutturale che penalizza il talento nostrano, costringendo i nostri migliori prospetti a cercare fortuna all’estero o a perdersi nelle nebbie della burocrazia e della sfiducia.

La buona notizia — ed è una rivoluzione culturale prima ancora che agonistica — è che fuori da quel recinto dorato e autoreferenziale, il Bel Paese ha ripreso a volare.

La riscossa del merito e della periferia

Guardiamo i fatti. L’atletica leggera italiana ha riempito le piazze e i cuori di orgoglio, dimostrando che con la programmazione, la fame e la cura dei dettagli si può dominare la scena globale.

E che dire di Jannik Sinner? Un ragazzo cresciuto tra i boschi dell’Alto Adige, fatto di etica del lavoro, silenzio, resilienza e talento purissimo, capace di issarsi sul tetto del mondo del tennis. Jannik non è solo un campione: è il manifesto di un’Italia che sa eccellere quando premia la dedizione e la testa, oltre che le gambe.

A completare questo mosaico straordinario, l’affermazione di Kimi Antonelli in Formula 1, laureatosi campione del mondo con largo anticipo. Un trionfo che spezza un incantesimo generazionale e riconsegna il nostro Paese nell’élite dei motori, dimostrando che la scuola italiana di velocità sa ancora forgiare predestinati capaci di gestire la pressione più estrema.

Il vero obiettivo: dare spazio ai nostri figli

Questi successi non devono essere considerati eccezioni che confermano la regola, ma la bussola per il futuro. Ci dicono che il talento italiano esiste, pulsa e vince. Il vero fallimento da evitare, oggi, è permettere che questo patrimonio umano venga disperso per mancanza di investimenti, di strutture adeguate o per una cultura sportiva scolastica ancora troppo arretrata.

Dobbiamo fare in modo che ogni bambino, ogni ragazza e ogni ragazzo che indossa un paio scarpette da corsa, che impugna una racchetta o che sale su un kart trovi spazio, ascolto e opportunità. Lo sport di base è il pilastro della salute pubblica e della coesione sociale; lo sport d’élite è lo specchio della nostra ambizione.

L’augurio

Che questo sia solo l’inizio di un Rinascimento dello sport italiano. Ai nostri giovani campioni — a Jannik, a Kimi, ai nostri straordinari atleti dell’atletica e a tutti i bambini che oggi sognano su un campo di periferia — auguriamo il massimo successo.

Non auguriamo loro soltanto medaglie e trionfi, ma la libertà di esprimersi, la gioia di giocare e la consapevolezza di rappresentare un’intera nazione che, finalmente, ha ricominciato a credere nei propri figli.

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