19 Agosto 2026

Da “Odisseo” a “Ulisse”. Come un maestro pugliese cambiò il nome dell’ eroe più famoso della storia

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Da Odisseo a Ulisse. Come un maestro pugliese cambiò il nome dell' eroe più famoso della storia

Gaetano FIERRO*

Vi siete mai chiesti perché l’ eroe che ha navigato per dieci anni nel Mediterraneo, affrontando Polifemo e le Sirene, per noi italiani si chiama Ulisse, mentre gran parte del mondo continua a conoscerlo come Odysseus o con varianti molto simili? La risposta a questo piccolo mistero attraversa oltre duemila anni di storia e unisce un nonno dal carattere difficile, la Magna Grecia e un maestro originario di Taranto vissuto ben 23 secoli fa. Mettetevi comodi. Questa è la storia di come è nato il nome “Ulisse”.

Un nome nato sotto una cattiva stella: “l’ odiato”.

Nel poema originale di Omero, il protagonista si chiama Odysseus (Odisseo). Ma cosa significa questo nome? La risposta è nello stesso poema, quando viene raccontata la sua nascita. Fu il nonno Autolico, personaggio celebre per la sua astuzia e il suo carattere tutt’ altro che tranquillo, a scegliere quel nome ispirandosi a un verbo greco legato all’ idea dell’ ira e dell’ odio. Nel corso del mito, quel nome sembra trasformarsi quasi in una profezia. Odisseo diventa infatti “l’ odiato”, soprattutto dal dio del mare Poseidone, che gli distrugge la flotta e lo perseguita per dieci lunghi anni. Ma è anche colui che odia, come dimostra la spietata vendetta contro i Proci al suo ritorno a Itaca.

Entra in scena il maestro di Taranto.

Se il suo nome originale era Odisseo, chi ha inventato la parola “Ulisse”? Per rispondere bisogna spostarsi a Taranto, intorno al 240 a.C. Qui visse Livio Andronico, un greco originario della Magna Grecia, che in seguito si trasferì a Roma, dove lavorò come maestro di scuola. Aveva una sfida davanti a sé. Doveva insegnare la letteratura ai giovani romani, ma una vera letteratura latina ancora non esisteva. Ebbe allora un’ idea destinata a cambiare la storia. Tradusse in latino l’ Odissea di Omero. Con quell’ opera nacque, di fatto, la grande tradizione della letteratura latina. Durante la traduzione, Livio Andronico adottò la forma latina Ulixes, dalla quale deriva il nostro Ulisse. Perché non mantenne semplicemente Odysseus? Gli studiosi hanno proposto diverse spiegazioni. Secondo una delle ipotesi più accreditate, Andronico avrebbe utilizzato una forma del nome già diffusa nell’ Italia meridionale, dove alcune pronunce locali potevano favorire il passaggio dalla consonante d alla l, un fenomeno linguistico noto come lambdacismo. Non sappiamo con certezza quale sia stato il percorso preciso di questa trasformazione, ma fu proprio Livio Andronico a fissare nella tradizione letteraria latina la forma Ulixes, destinata a diventare il nostro Ulisse.

C’ è anche l’ ipotesi della … cicatrice.

I Romani, però, cercarono anche una spiegazione diversa. Alcuni autori antichi ipotizzarono che il nome Ulixes derivasse dall’ unione di due parole greche legate all’ idea di una ferita all’ anca. Il riferimento sarebbe alla celebre cicatrice riportata da ragazzo durante una battuta di caccia a un cinghiale, proprio quella che, molti anni dopo, permise alla vecchia nutrice Euriclea di riconoscerlo quando fece ritorno a Itaca travestito da mendicante. Oggi questa spiegazione è considerata un’ etimologia antica più suggestiva che scientificamente fondata, ma resta una delle curiosità più affascinanti legate al personaggio.

La prossima volta che sentirete nominare Ulisse, ricordatevi che dietro quel nome, oltre al leggendario re di Itaca, c’ è anche il lavoro di un intellettuale tarantino che, oltre ventitré secoli fa, fissò nella lingua latina una forma destinata ad attraversare i millenni. E così, mentre il resto del mondo continua a parlare di Odysseus, noi italiani continuiamo a chiamarlo semplicemente … Ulisse.

*Politologo – già sindaco di Potenza

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