22 Luglio 2026

L’ILLUSIONE DELL’ALTA VELOCITÀ E LA CONDANNA ALL’ISOLAMENTO

0
L'ILLUSIONE DELL'ALTA VELOCITÀ E LA CONDANNA ALL'ISOLAMENTO

L’ILLUSIONE DELL’ALTA VELOCITÀ E LA CONDANNA ALL’ISOLAMENTO: IL SUD E LA BASILICATA PRESI IN GIRO DALLA POLITICA DEI “DUE PESI E DUE MISURE”

Michele LAURINO


L’illusione dell’Alta Velocità e la condanna all’isolamento: il Sud e la Basilicata presi in giro dalla politica dei “Due Pesi e Due Misure”
​Il 30 giugno 2026 doveva essere il giorno della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Invece, si è trasformato nell’ennesima sentenza di cassazione per il Mezzogiorno, ratificando ufficialmente un sistema a due velocità che va avanti da decenni. Come illustrato chiaramente nei manifesti di denuncia sociale, mentre la linea Alta Velocità del Nord (Brescia-Verona-Vicenza-Padova), pur non essendo completata, viene blindata e salvata grazie al travaso di nuovi fondi pubblici nazionali, per la Salerno-Reggio Calabria il destino è stato il de-finanziamento e lo stralcio dal perimetro europeo.
​La scusa? “Non si fa in tempo entro le scadenze europee”. Ma la verità politica è ben altra: al Nord si trovano coperture miliardarie alternative dall’oggi al domani; al Sud si dispensano rinvii, tagli e promesse da marinaio.

​Il “Gioco delle Tre Carte” sulla Battipaglia-Potenza-Taranto

​Il caso della Basilicata e della Puglia ionica lambisce il ridicolo. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una vera e propria “guerra tra poveri” e a un teatrino politico stucchevole. Da un lato, esponenti di centrodestra a Taranto a denunciare l’”insensibilità” della Regione Puglia guidata dal centrosinistra; dall’altro, la pezza a colori messa dall’assessore pugliese Piemontese che stanzia 1,5 milioni di euro di tasca propria per evitare che il Frecciarossa Taranto-Potenza-Roma termini la corsa a Metaponto, isolando Taranto.
​Ma la vera vergogna, denunciata anche dal segretario regionale della Filt Cgil Luigi Ditella, è che a fronte di mesi di chiusura della tratta ferroviaria per presunti lavori di ammodernamento, la percorrenza è rimasta invariata. Non si è guadagnato un solo minuto.
​Ci vendono come “Alta Velocità” un treno commerciale con la scritta rossa sulla fiancata, ma che viaggia su un’infrastruttura a binario unico vecchio stile, concepita cinquant’anni fa, dove è strutturalmente impossibile superare i 200 km/h (figuriamoci i 300 km/h dei veri standard europei). Oltre al danno, la beffa: le Regioni Basilicata e Puglia devono persino co-finanziare con i soldi dei contribuenti locali il mantenimento di un servizio di mercato di Trenitalia, quando la mobilità dovrebbe essere un diritto costituzionale garantito dallo Stato!

​I dati del divario: dove finiscono i nostri soldi?

​Il fallimento è trasversale: destra, sinistra e centro hanno fallito indistintamente. I dati storici dello sviluppo della rete ferroviaria italiana (analizzati da centri di ricerca come Openpolis) gridano vendetta:
​Al Nord e al Centro Italia le linee elettrificate a doppio binario superano stabilmente il 50-58% dell’intera rete.
​Al Sud e nelle Isole, questa percentuale crolla drammaticamente a meno di un terzo (30,9%). La maggior parte delle tratte interne arranca ancora su binari unici e, in molti casi storici, non elettrificati.
​La classe dirigente meridionale in tutti questi anni non ha saputo (o voluto) alzare la voce nei palazzi romani, permettendo che le tasse pagate anche dai cittadini del Sud venissero drenate per finanziare i nodi e i passanti iper-moderni della Pianura Padana.

​Un appello ai Sindaci: rompete il silenzio.

​Mentre i politici di professione si scambiano accuse su Facebook e si appuntano medaglie di cartone per aver salvato una “falsa freccia”, i nostri paesi stanno letteralmente scomparendo. La Basilicata detiene il triste primato dello spopolamento accelerato: i giovani se ne vanno, le imprese non investono e i territori si desertificano. E la causa primaria è proprio questa: l’isolamento infrastrutturale. Senza trasporti moderni, un territorio è condannato all’estinzione.
​Per questo, l’appello deve partire dal basso. I sindaci dei nostri comuni non possono più rimanere muti. Non potete accettare passivamente le briciole e i tagli strategici perpetrati dai governi centrali, passati e presenti. È il momento che i primi cittadini facciano fronte comune, indipendentemente dal colore politico, per pretendere l’unica cosa che ci spetta: la dignità di un’infrastruttura ferroviaria moderna, statale ed efficiente.

​Il Sud non è una “terra di serie B” per incapacità dei suoi abitanti, ma per le scelte dolose di una politica che ha deciso di spegnere i motori del Mezzogiorno.

Voltare la testa dall’altra parte, oggi, significa essere complici di questa estinzione guidata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *