25 Febbraio 2024

Il 17 giugno, data simbolo per le vittime degli errori giudiziari, nel 1983 vide l’arresto del giornalista  Enzo Tortora, conduttore della trasmissione porto bello, simbolo della giustizia ingiusta.

0

«Informazione Giuridico e Culturale» a cura diPietro Cusati detto Pierino, giornalista, Consigliere – Segretario dell’Associazione Giornalisti del Vallo di Diano (SA)

Enzo Tortora ,icona dell’errore giudiziario, ripeteva : “Io non sono innocente. Io sono estraneo”.In uno Stato  di diritto il ricordo delle vittime di errore giudiziario è un monito per il futuro e non solo una giornata celebrativa. La data del 17 giugno nel 1983 vide l’arresto di Enzo Tortora, la cui vicenda processuale è divenuta il simbolo delle battaglie contro la malagiustizia. L’auspicio  è che l’istituzione della Giornata Nazionale per le vittime degli errori giudiziari possa avere realmente il fine di sensibilizzare gli operatori del diritto e della giustizia ma anche l’opinione pubblica e le giovani generazioni, affinché si possa costruire una memoria storica funzionale alla difesa di valori quali la libertà, la dignità personale, il giusto processo e la presunzione di innocenza, principi imprescindibili e irrinunciabili per garantire  la riduzione degli errori giudiziari. Enzo Tortora fu assolto con formula piena, ora sono passati 35 anni da quel 18 maggio 1988 ,quando morì  il popolare presentatore televisivo, la cui vicenda è divenuta simbolo, spesso tuttora evocato, dell’errore giudiziario. Il 15 settembre 1986 la Corte d’appello di Napoli, in un’Italia divisa tra colpevolisti e innocentisti, lo aveva assolto dall’accusa di associazione camorristica, giudicando inattendibili i pentiti che lo accusavano.a sua innocenza fu confermata definitivamente dalla Corte di Cassazione il 13 giugno 1987. Tortora, “quello di Portobello” ,la popolarissima trasmissione televisiva dell’epoca, che egli conduceva. In carcere  scrisse numerose lettere, continuando ad urlare la sua innocenza, molte delle quali indirizzate alla figlia Silvia, morta lo scorso anno, che le pubblicò in un libro dal titolo ‘Cara Silvia’, e che non smise mai di lottare per la completa riabilitazione del padre.Dopo sette mesi di detenzione in carcere, ottenne gli arresti domiciliari. Enzo Tortora fu eletto eurodeputato radicale il 17 giugno 1984. Il 20 luglio 1984 tornò in libertà e annunciò che avrebbe chiesto al Parlamento europeo di concedere l’autorizzazione a procedere nei suoi riguardi; autorizzazione che fu data il 10 dicembre di quell’anno.    Rinviato a giudizio, il 4 febbraio 1985, Enzo Tortora comparve davanti al Tribunale di Napoli, ribadendo ai giudici la sua innocenza, in contrasto con le accuse dei pentiti. Il 17 settembre arrivò la sentenza di primo grado: condanna a dieci anni di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. Un anno dopo, il 15 settembre 1986, la Corte di Appello di Napoli rovesciò il verdetto: Tortora fu assolto con formula piena, i pentiti giudicati non credibili. “E’ la fine di un incubo”, disse. La prima sezione penale della Cassazione confermò definitivamente l’innocenza del presentatore il 13 giugno 1987. Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora morì per un cancro ai polmoni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *