22 Ottobre 2026

LAVELLO (PZ) ALL’IIS SOLIMENE SEMINARIO SULLA COLTIVAZIONE DELLA COLZA – LA FILIERA DEI BIOCARBURANTI

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LAVELLO (PZ) ALL'IIS SOLIMENE SEMINARIO SULLA COLTIVAZIONE DELLA COLZA - LA FILIERA DEI BIOCARBURANTI

Michele D’ALESSIO

Lo scorso 7 ottobre 2026, presso l’Aula Magna dell’I.I.S.S. “G. Solimene” di Lavello, si è tenuto il convegno “Coltivare colza – La filiera dei biocarburanti – Il progetto Agri Hub Basilicata per la campagna agraria 2026/2027”.
L’incontro è stato moderato dal Dott. Michele Blasi, direttore dell’Alsia (Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura), che ha rimarcato le azioni dell’agenzia nella sperimentazione della colza. I lavori sono stati introdotti dal dirigente scolastico del “G. Solimene”, la prof.ssa Rina Montanarella, che ha sottolineato la centralità dell’Istituto Agrario nella formazione dei tecnici e ha evidenziato che la scuola ha avviato il percorso della filiera tecnico-professionale 4+2, che prevede alla fine dei 4 anni la frequenza dell’ITS Academy.
Successivamente si è passati agli interventi tecnici:

  • “La coltivazione della colza nella piana dell’Ofanto e del Vulture Alto Bradano” a cura del prof. Luigi Caprioli, docente di produzioni vegetali dell’I.I.S.S. “G. Solimene”, il quale ha affermato che la coltivazione di questa brassicacea ben si adatta all’areale sopramenzionato e che non vi sono problemi di natura tecnico-agronomica, in quanto garantisce buone rese e ottima qualità.
  • Di seguito è intervenuto il Dott. Rocco Vittorio Restaino, direttore del dipartimento Agricoltura e Foreste della Regione Basilicata, che ha spiegato le finalità del progetto Agri Hub per la produzione di biocarburanti da colza, evidenziando inoltre le azioni messe in campo dal dipartimento a favore delle aziende agricole.
  • Infine, ha preso la parola il Dott. Francesco Robilotta, manager di ENI, che ha tracciato le linee guida del progetto.Le linee guida della filiera di Eni per la coltivazione del colza “no-food”
    La filiera è sostenibile sotto l’aspetto ambientale, sociale ed economico. Durante l’incontro sono stati indicati tutti i soggetti coinvolti: si parte dagli aggregatori, che ritireranno il prodotto dalle aziende agricole, fino alla destinazione finale della materia prima, che sarà lavorata in un frantoio situato nella Regione Veneto.
    Il manager di Eni, insieme a un suo collaboratore, ha sottolineato che il seme sarà fornito direttamente dall’azienda, che garantirà anche un adeguato supporto tecnico. È stato inoltre ribadito che la coltivazione no-food non entrerà in competizione con le colture alimentari tradizionalmente praticate nella zona.
    “In questi giorni si chiuderà l’accordo di filiera con gli aggregatori”, ha confermato l’aggregatore Donato Martino, evidenziando come il decollo della coltivazione nell’area dipenderà fortemente da questa intesa. Al convegno hanno partecipato numerosi imprenditori agricoli, tecnici, cooperative, società che operano nel settore, oltre agli alunni ed ex alunni dell’istituto. Personalmente mi auguro che ENI e aziende agricole raggiungano un accordo vantaggioso per entrambi. Le aziende in questo momento molto difficile per il comparto agricolo hanno bisogno di fare reddito perché stanche di chiudere i loro bilanci in pareggio o addirittura in perdita. In questo 2026 i prezzi che spuntano i prodotti agricoli sui mercati offendono la dignità di chi opera in agricoltura. Si è partiti con il grano a 25 €/q, I pomodori hanno spuntato prezzi inferiori a quelli del 2025, per l’ uva per alcune varietà si è pagato 20-25 €/q e per quanto riguarda le la raccolta delle olive si parte con il freno a mano e con le ruote sgonfie.

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