25 Febbraio 2024

di Pietro Cusati detto Pierino

Stop alla nomina dei senatori a vita, lo saranno solo i presidenti della Repubblica,via libera alla presentazione del  disegno di legge sulla riforma costituzionale nel  prossimo Consiglio dei ministri dì venerdì 3 novembre 2023.  La riforma delle riforme che  dovrebbe dare centralità   al voto degli elettori , con l’elezione diretta del premier. Con l’introduzione del premierato arriva  anche  lo stop alla nomina di nuovi senatori a vita da parte del presidente della Repubblica, la cancellazione dell’istituto verrà prevista  dal  ddl costituzionale che manterrà la figura del senatore a vita solo per gli ex presidenti della Repubblica. Gli attuali senatori a vita di nomina  del Quirinale  dovrebbero rimanere in carica fino alla fine del loro mandato.Una riforma di buonsenso,niente governi tecnici, ribaltoni, cambi di maggioranze , niente nomine di nuovi senatori a vita. Dalla prossima legislatura il capo del governo  verrà  eletto dai cittadini in un unico turno, per cinque anni, con una scheda unica. L’elezione diretta del premier la principale novità della riforma costituzionale del governo Meloni. Definita “la riforma delle riforme” dalla ministra Elisabetta Casellati che sul tema ha una delega ad hoc e ci sta lavorando da mesi, è racchiusa in un disegno di legge costituzionale formato da cinque articoli.    La riforma andrebbe a modificare tre articoli della Carta: l’88 sul potere del capo dello Stato di sciogliere le Camere, il 92 sulla nomina del premier e il 94 sulla mozione di fiducia e sfiducia al governo.     Previsto anche un sistema elettorale maggioritario con un premio del 55% assegnato su base nazionale che assicurerebbe il 55% dei seggi nelle Camere ai candidati e alle liste collegate al candidato premier eletto.   Al capo dello Stato non spetterebbe più il potere di nomina del premier ,come prevede oggi l’articolo 92, ma quello di conferire l’incarico al premier eletto, mentre manterrebbe il potere di nomina dei ministri, su indicazione del capo del governo.  Si ipotizza che, nel caso in cui il premier si dimetta o decada dal suo ruolo, il presidente della Repubblica possa assegnare l’incarico di formare un nuovo governo al premier dimissionario o a un altro parlamentare eletto e collegato al presidente del Consiglio. Un modo per garantire continuità alla legislatura, senza ricorrere al voto e che farebbe saltare il meccanismo della sfiducia costruttiva.  Il voto degli italiani conterà finalmente di più?

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