4 Marzo 2024

Riscrivere dopo sessant’anni le norme inadeguate  sulla professione giornalistica, nell’era del digitale e delle fake news, le macchine da scrivere sono solo un ricordo. 

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«Informazione Giuridico e Culturale» a cura diPietro Cusati detto Pierino, giornalista, Consigliere – Segretario dell’Associazione Giornalisti del Vallo di Diano (SA)

Verificare sempre le fonti dell’informazione ,alcune  norme sulla professione  giornalistica del 1963 ,sono oggi inadeguate,a partire dalla legge professionale che ha istituito l’ordine dei giornalisti, nell’era del digitale e delle fake  news, nella quale l’informazione viaggia sul web .  Urge modificare una legge scritta sessant’anni fa. Garantire la qualità dell’informazione e facilitare l’accesso alla professione  da parte dei giovani. Rivedere,quindi, i criteri di accesso alla professione, così come occorre riscrivere le procedure disciplinari, che sono lo  strumento per  sanzionare le violazioni deontologiche, la diffamazione e le  azioni giudiziarie intimidatorie contro i giornalisti . “Definire oggi ruoli e profili di chi fa comunicazione è sempre più difficile. L’ecosistema digitale in cui viviamo è una galassia in costante e rapidissima trasformazione e noi non sappiamo con quale velocità, in quale direzione e in base a quali leggi fisiche si muove. Cambiano le modalità di lavoro, le funzioni, i linguaggi ma anche le traiettorie professionali. Tutto ciò determina una grande difficoltà nel definire e distinguere i ruoli,lo ha detto il presidente nazionale dei giornalisti Bartoli ,alla presentazione del libro di Silvia Grassi e Roberto Iadicicco “Comunicatore a chi?” (Guida editori), occasione per riflettere sul ruolo  della comunicazione e dell’informazione.  “Ormai, i differenti profili non si caratterizzano più sulla base delle funzioni, ma sulla “committenza” . Un conto è lavorare per fare informazione, un conto è fare promozione, marketing o addirittura pubblicità per soggetti economici. Il discrimine non è più la funzione svolta, ma quali sono i valori e i principi, deontologici ma anche etici, che si seguono. Il datore di lavoro del giornalista non è un’azienda, sia pure essa editoriale. Il vero datore di lavoro è il cittadino”.

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