26 Febbraio 2024

Il Consiglio nazionale forense, l’organismo di rappresentanza dell’avvocatura italiana, boccia la riforma della giustizia, sia nel civile che nel penale.

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«Informazione Giuridico e Culturale» a cura diPietro Cusati detto Pierino, giornalista, Consigliere – Segretario dell’Associazione Giornalisti del Vallo di Diano (SA)

Il 2022 è stato caratterizzato da  ostacoli che hanno ulteriormente incrinato,il già precario rapporto di fiducia con i cittadini, reso complesso il rapporto tra gli operatori di Giustizia, quale funzione pubblica, soprattutto in relazione ai poteri dello Stato ovvero legislativo, esecutivo e giudiziario. A poche settimane dall’entrata in vigore di gran parte delle norme che regolano il nuovo processo civile, oltre ad essere evidenti i  difetti di coordinamento tra le fonti, è emersa  l’inadeguatezza di strutture e di risorse. La stessa inadeguatezza che ancora impedisce l’attuazione delle norme che invece regolano il nuovo processo penale. Nel processo civile l’esercizio dell’attività di difesa rischia di essere e di diventare ancora più marginale, esposta irragionevolmente ad essere giudicata temeraria. Sulla riforma della giustizia,durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario del CNF, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Nazionale Forense Avv. Maria Masi, ha chiesto al governo modifiche sulla riforma della giustizia, di concerto con gli avvocati e i magistrati. A poche settimane dall’entrata in vigore delle nuove norme,ha denunciato la Presidente Maria Masi, appaiono “inadeguate” strutture e risorse sia nel civile che nel penale. Secondo il Cnf, la riforma “è stata imposta” con un uso eccessivo della decretazione d’urgenza che incrina il rapporto di fiducia con i cittadini. Il vice ministro, Francesco Paolo Sisto, spiega che la riforma è conseguenza degli obblighi imposti dal Pnrr per velocizzare i processi. Con i decreti correttivi, promette, ci saranno gli aggiustamenti richiesti.Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense che si è svolta al Museo Nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.Dopo la Relazione di Maria Masi, Presidente del CNF,  hanno preso la parola: Margherita Cassano, Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione; Fabio Pinelli, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro della Giustizia. La concertazione della decretazione d’urgenza ha ridimensionato sia la discussione, sia una serena valutazione delle conseguenze e soprattutto dei rischi a cui è stata esposta la Giustizia nel suo insieme. L’avvocatura,per la Presidente Maria Masi, non ha perso occasione di segnalare il pericolo, talvolta evidente, altre volte subdolo, di “scollamento” tra esigenze di tutela e le proposte modificative individuate, di rappresentare dubbi, perplessità e infine anche un non trascurabile disagio per l’utopistica visione ,priva delle scintille rinascimentali ispiratrici di modelli di felicità dove la cultura domina e informa le regole di vita delle comunità, di un sistema efficiente efficace equo e solidale’’. Nel penale il rischio è ancora più grande, soprattutto in tema di impugnazioni, quando il difensore esigerà di esercitare in pieno e fino in fondo il suo mandato che consiste appunto nell’esercizio del diritto di difesa. Sarebbe stato più efficace  se i protagonisti della giurisdizione Magistratura e Avvocatura insieme e perché no, con funzioni e ragioni diverse, la componente amministrativa  avessero comunicato in maniera forte e chiara il proprio dissenso nei confronti di interventi scarsamente rimediari e certamente non risolutori ma soprattutto manifestato la forte preoccupazione (che in un sistema democratico non può che essere condivisa) di vedere i cittadini ai margine della Costituzione piuttosto che al centro come si può come si deve. L’avvocatura ,ha sottolineato la Presidente Maria Masi , ha un ruolo fondamentale nell’avanzamento dei diritti e nella promozione dei nuovi diritti: “L’avvocato vigila sulla conformità delle leggi”, così recita il nostro codice deontologico e per leggi intende tutto il contesto normativo e di principi costituzionali e dell’ordinamento europeo. Espressione di straordinaria forza e modernità, così viene definita, che ci impone una prima riflessione sull’esatta declinazione della funzione sociale dell’avvocato, ovvero quella di contribuire a riaffermare diritti fondamentali, anche nella forma primitiva e difenderli al cospetto di chi degrada strumentalmente la loro difesa a mera retorica’’

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