25 Febbraio 2024

Cilento. Quando c’era … “Il Mezzogiorno Culturale”.

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di Pasquale Martucci

Cilento. Quando c’era … “Il Mezzogiorno Culturale”. “Nuovo foglio di cultura meridionale” pubblicato tra il 1987 e il 1995. Voce del Cilento.

All’inizio del 1987, iniziarono le pubblicazioni di un foglio di informazione e cultura che intendeva occuparsi di Cilento e non solo. L’esperienza di questo giornale, Il Mezzogiorno Culturale, si colloca tra la prima e la terza fase del CI.RI. Cilento Ricerche, ovvero tra il 1987 e il 1995, tra le attività di ricerca sul campo di raccolta e pubblicazione degli aspetti della vita quotidiana, riguardanti folklore e Tradizione Orale, e la ricerca delle molteplici tematiche su identità e comunità cilentane, il periodo che parte dalla seconda metà degli anni novanta.

Quella fase intermedia sarà un’intensa attività giornalistica, che si occuperà di comuni e comunità del Cilento, andando oltre ed aprendosi all’attualità ed al Mezzogiorno. I promotori dell’iniziativa furono Antonio Di Rienzo ed Emilio La Greca, mentre la giovane direttrice di quell’avventura era Bianca Fasano. Per lei il “nuovo foglio di cultura meridionale” si prefiggeva la “speranza” che attraverso la cultura il meridione potesse liberarsi delle sue “metaforiche catene”. La cultura doveva essere intesa nell’accezione di civiltà, quella riguardante tutti gli ambiti culturali che definiscono e fanno progredire la vita sociale.

L’intento manifestato da subito è scritto con chiarezza: “il nostro programma di ricerca vuole attivare una rete di informazione che parta dalle forze culturali e politiche del territorio”.

A quel foglio aderirono molti intellettuali cilentani e non solo, che inviarono articoli, saggi ed iniziarono una proficua collaborazione. Tra costoro: Luigi Reina, Onorato Volzone, Oreste Mottola, Angelo Guzzo, Giuseppe Stifano, Pietro Carbone, Mario Vassalluzzo, Filippo Papa, Pio Di Girolamo, Carmine Troccoli, Luigi Tancredi, Giuseppe Cataldo, Carmine Manzi, Giuseppe Lembo, Silvana Pagliuca, Costabile Cilento, Raffaele Rago. Di rilievo, il saggio di Pietro Ebner: “L’acqua e la vita”, che sarà pubblicato in due parti, nel primo e secondo numero; il vescovo di Vallo della Lucania, Giuseppe Casale, scrisse nel secondo.

La particolarità della prima uscita è l’inizio di una serie di indagini socio-economiche sul territorio cilentano: ogni numero si occuperà di uno o più comuni ed il giornale continuerà a farlo fino alla fine. Storia, usi, costumi sono gli argomenti sempre presenti fin dall’inizio di questa iniziativa editoriale.

A partire dal terzo numero, Pasquale Martucci e Domenico Chieffallo inizieranno a trattare tematiche sociali del Mezzogiorno; la direttrice si occupa di giornalismo: in seguito tratterà di pubblicismo, condizione femminile ed argomenti legati alla strettissima attualità; si propongono una serie di personaggi che hanno dato lustro al Cilento, come Giambattista Vico (Emilio La Greca). Nei mesi successivi, saranno proposti Mons. Nicola M. Laudisio, Tommaso Guarino, Gaetano D’Angelo, Ennio D’Aniello, Giovanni Palatucci.

Il sesto numero apre con “La storia di una cultura materiale” (Antonio Di Rienzo) e propone recensioni ai molteplici libri pubblicati nel territorio. Il numero successivo insiste con una serie di itinerari folkloristici. Nel frattempo, iniziano le pubblicazioni di poesie, per coinvolgere soprattutto i giovani lettori. I due numeri successivi saranno dedicati ad un interessante viaggio nella storia del Cilento, alle importanti tradizioni del Carnevale, all’antica civiltà di Velia, alle iniziative emergenti nel territorio.

Il decimo numero è particolarmente importante: c’è la premiazione della direttrice Bianca Fasano con “La penna d’oro”, per l’opera “Nostra recita quotidiana”. È anche il numero che ricorda la scomparsa di Pietro Ebner: una toccante e puntuale analisi è affidata a Filippo Papa. In seguito, anche altri ritorneranno a parlare del grande storico cilentano. Pasquale Martucci propone il saggio “Religione e secolarizzazione”; ci sono articoli su Camerota e Sapri; Angelo Guzzo scrive della tomba di Alarico.

Il numero di maggio 1990 (undicesimo) è quello della svolta: si cambia il formato che ora ricalca quello di Repubblica; si avvia una proficua collaborazione con la Cassa Rurale ed Artigianale “Monte Pruno” di Roscigno, che finanzierà il periodico: in cambio avrà uno spazio per pubblicare le sue notizie. In redazione, oltre ad Emilio La Greca ed Antonio Di Rienzo, c’è ora Pasquale Martucci. La direttrice titola “Aria di primavera”.

Il giornale successivo tratta di referendum (Bianca Fasano); l’apertura è di Pasquale Martucci che si interroga se “Il 68 è ancora attuale?”; Emilio La Greca affronta le tematiche di un Convegno a Vallo della Lucania sulla “Chiesa Cilentana”; Antonio Di Rienzo, dopo il Piano Regionale di Sviluppo, rileva l’idea del “Progetto Cilento”. Ci sono articoli sul brigantaggio, su Gabriele Altilio, sul recupero di Roscigno Vecchia. Nel numero successivo, un intero speciale è dedicato a Roscigno Vecchia e alla rivalutazione dei luoghi interni del territorio. I comuni trattati sono Campora e Piaggine; in precedenza: Ascea, Camerota, Laurino, Montecorice, Cannalonga, Stio, e molti altri.

Il quattordicesimo numero si occupa del Natale e di tutte le sue tradizioni. In questa fase, si dibatte molto sugli impegni per il territorio in chiave di sviluppo; il giornale presta molta attenzione a queste questioni, con interviste e commenti. Nel numero successivo, la direttrice scrive di teatro e canzone napoletana; gli itinerari sono: Valle del Calore, Corleto Monforte, Sacco e Piaggine. È anche con ampiezza scritto del Carnevale e della ricca tradizione delle maschere.

Un numero importante è il sedicesimo: il giornale apre con il decennale del CI.RI. Cilento Ricerche, che ha iniziato la prima pubblicazione nel 1982. C’è uno speciale Fondo Valle; itinerari a Pollica e Bellosguardo. Si rileva l’importanza della Tomba del Tuffatore a Paestum. La direttrice avvia la rubrica delle lettere, come prima si era fatta promotrice della rubrica di poesie e racconti dei lettori.

Il 17esimo e 18esimo sono raggruppati in un numero doppio. Siamo nel marzo/aprile 1991. Bianca Fasano è sicura che occorra “Scrivere per vivere”. Un’indagine sul territorio è affidata a: “Obiettivo d’osservazione della realtà meridionale”, per incentivare politica ed economia e valorizzare le realtà esistenti. Ci sono poi “I misteri della Pasqua”; iniziative legate all’artigianato locale; ancora posizioni divergenti sulla Fondo Valle Calore.

Il numero successivo è quello del Parco Nazionale. Siamo alla fine del 1991. La direttrice anticipa l’uscita del volume: “Polvere di storia”; altri sono gli articoli di società, cultura e territorio. Dopo l’istituzione del Parco, nel numero 20 ci si chiede se il futuro del territorio possa cambiare. Sulle incertezze del mondo, Bianca Fasano pubblica: “Terzo Mondo Nostro”. Si affrontano tematiche legate a libertà e diritti.

Il numero successivo si apre con “Territorio e Sviluppo”: si parla di Cilento o di Lucania Occidentale? Altri articoli sul Parco, che sono diventati centrali nel dibattito territoriale; infine, sui giovani e sui trent’anni della Cassa Rurale di Roscigno. A marzo 1992 ci sono le elezioni politiche del Parlamento e la direttrice analizza il ruolo femminile in politica. Ci sono poi tematiche attuali che riguardano la camorra (Martucci), mentre Antonio Di Rienzo si occupa del “Mito di Masaniello”. Il giornale successivo affronta il rapporto tra giornalisti e potere; di interesse il reportage di Antonio Di Rienzo sui monaci italo-greci.

Il numero 24 è caratterizzato da una nuova svolta de Il Mezzogiorno Culturale. Dopo il primo cambiamento, con l’ingresso della Cassa Rurale, ora il rinnovamento è di direzione con un ampliamento dei contenuti. Di Rienzo e Martucci sono i due direttori: il primo continuerà a gestire le problematiche storiche e quelle legate alle tradizioni popolari; il secondo si occuperà di politica e società. Sono affrontati i problemi del nuovo millennio: nord/sud, ricchi/poveri. Le questioni ambientali sono trattate da Peppino Laveglia e Antonio Di Rienzo; Generoso Conforti parla di Parco e Alburni; la mafia è affidata a D’Agresti e Martucci. Di interesse, è il saggio di Tancredi: “La questione di Scidro”.

Nell’ottobre del 1992 l’apertura è “Autunno Sociale”, con le proteste e manifestazioni contro il governo che intenderebbe smantellare lo stato sociale. A Piaggine intanto c’è un Convegno sull’Ambiente; si parla di Bellosguardo e della scomparsa del senatore Valitutti. Martucci recensisce il libro di Bocca “L’inferno. Profondo Sud, male oscuro”; Tancredi si occupa de “I mille santuari d’Italia”; Antonio Di Rienzo scrive un saggio: “Qui è il fantasma di Hemingway”, un incontro impossibile con il grande scrittore americano.

Il numero 26 apre con le tematiche sociali: “Crisi del sistema e Leghe” (Martucci) e questioni legate all’emigrazione (Di Rienzo). Ci sono articoli di Guzzo, Marra, Conforti, Mottola, Mastrangelo. Un viaggio a Vatolla “Alla scoperta di Vico” (Di Rienzo) e “Epidemiologia e psichiatria” (Giuseppe Martucci) sono alcuni tra gli argomenti più interessanti. “Il rischio della cultura” è l’apertura del numero successivo, che si interroga sull’impegno civile degli intellettuali. Diversi sono gli articoli di differenti autori; c’è la recensione al libro di grande rilievo di Angelo Guzzo: “Sulla rotta dei Saraceni”.

Il 28esimo presenta “Società civile e potere politico”. Ci sono articoli sulla scomparsa di Luigi Tancredi, editorialista fin dall’inizio del giornale. Si pubblicano articoli sul Parco (Lembo); di interesse gli scritti di Guzzo, Rago, Picciano, Mastrangelo, Giuseppe Martucci.

Nel settembre 1993, il giornale apre con “Mutamenti e società”. Giuseppe Lembo si occupa de “La cultura multirazziale”; Giuseppe Martucci dello sviluppo della psichiatria nei servizi pubblici e Raffaele Rago pubblica il saggio “Viaggio in Calabria”. Non mancano articoli sul Parco e il territorio cilentano.

Il trentesimo numero (dicembre 1993) riferisce del Convegno “Vico nel pensiero europeo” e ritorna sulle problematiche del territorio e delle risorse per lo sviluppo; Rago e Picciano si occupano di storia territoriale; Carmine Manzi di Parco. Gli itinerari riguardano Sant’Angelo a Fasanella e Laurino. Altri contributi riconducono alla vita cilentana.

Nel febbraio 1994 si intensificano le collaborazioni. La direzione decide di presentare aree tematiche: Personaggi; Parco; Roscigno; Cultura. Il personaggio è Rocco Scotellaro; di Parco si rilevano le possibilità di sviluppo territoriale; Roscigno è trattata in termini di cultura e civiltà. C’è un Diario Altavillese, che caratterizzerà anche i numeri successivi, affidato a Fernando Iuliano, Oreste Mottola e Alfonso Rufo.

Il numero 32 è del maggio 1994. Il presidente della CRA “Monte Pruno”, Michele Albanese è scomparso. È stato un punto di riferimento economico per l’intera area, un uomo intelligente ed intuitivo che considerava la cultura un volano per lo sviluppo. La parte centrale del giornale è dedicato alla vittoria delle destre: “La società divisa”. C’è un ricordo di Luigi Tancredi ad un anno dalla sua scomparsa, di Giuseppe Cammarano. Ancora Parco, documenti storico-culturali e Diario Altavillese.

Nell’ottobre 1994 (trentatreesimo numero) si compie un viaggio nella storia e cultura di Roscigno Vecchia. Ci sono articoli di Guzzo sul Golfo di Policastro e una recensione al bel libro di Domenico Chieffallo: “Cilento Oltre Oceano”. Un articolo su stampa e potere è il pretesto per sottolineare l’indipendenza de “Il Mezzogiorno Culturale”, con l’eterogeneità dei collaboratori, anche se la linea editoriale è netta su concetti quali: “pluralismo, democrazia, libertà”.

La linea del giornale, molto aperta al sociale ed alla stretta attualità, pur non trascurando territorio, storia, cultura e occasioni di sviluppo offerte dal Parco Nazionale, cominciava a riscontrare critiche, a mio avviso senza costrutto. O forse quello era il pretesto perché quell’esperienza doveva volgere al termine. Qualche tempo addietro alcuni giornalisti del territorio si erano proposti, con il tiepido supporto della CRA “Monte Pruno” (con il presidente avevamo un grande rapporto di amicizia), per entrare nel giornale e trasformarlo: la loro idea era di cambiare radicalmente la prospettiva che al contrario era rimasta immutata fin dalle origini. Si sarebbe realizzato un giornale aperto a cronaca e fatti locali, magari con tanta pubblicità, una dimensione più propriamente economicistica.

Non era difficile ipotizzare che tutto si dovesse giocare sul sostegno della Cassa Rurale che già dava un contributo alla pubblicazione del nostro organo di informazione. Altrimenti avrebbero fondato un giornale ex novo. Pur consapevoli dell’importanza dei cambiamenti, che pure erano stati realizzati nel susseguirsi dei vari numeri, non ritenemmo la sfida condivisibile e resistemmo con tutte le nostre forze. Dopo anni, crediamo di aver avuto ragione a proporre le nostre idee e a modificarle adattandole alla realtà territoriale, con l’idea che il Cilento si possa sviluppare a partire dalla cultura e dalle risorse esistenti, da valorizzare e rilanciare. E poi l’indipendenza delle nostre posizioni era talmente forte che era meglio terminare per intraprendere altre e nuove strade. Cosa che accadde con le ricerche successive.

L’ultimo numero sarà il 34esimo, dell’aprile del 1995. L’apertura è affidata a “Cilento. Modernità o tradizione?”. Gli articoli sono variegati: Uomini e Storia, Tradizione Sacra (Confraternite e le Campane di Pasqua), la Spigolatrice di Sapri e il Golfo di Policastro. Infine, la cultura, quella che ha segnato l’inizio ed ha caratterizzato tutto questo arduo ed affascinante percorso giornalistico.

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