29 Febbraio 2024

L’Angolo Letterario di Alfonso Leonzio Fortunato

Erano passate da poco le 6.30, quando alla caserma dei carabinieri, una voce tremante al telefono avvisava:<< Sutta lu ponti di lu fiumi nc’è na morta, viniti>>.

Il piantone avrebbe desiderato ulteriori informazioni, ma la telefonata si era interrotta senza nessuna risposta.

Il maresciallo giunto sul luogo indicato, aveva parcheggiato la macchina sopra il ponte. Per arrivare al fiume, era obbligato a scendere per un sentiero bagnato, scansando ove possibile le pozzanghere.

<<Da questa parte, marescià>> gli faceva segno un gruppetto di curiosi, mentre l’uomo di legge poggiava i suoi passi incerti su un terreno impregnato d’acqua. L’aveva buttata giù come Dio comanda, aveva piovuto per tutta la notte.

In condizioni normali avrebbe impiegato poco tempo a raggiungerli, ma l’incertezza dell’andatura lo sbilanciava: facendolo traballare una volta da una parte e poi dall’altra. Non sapeva, se tenere il berretto oppure badare dove mettere i piedi. Solo per la divina provvidenza, aveva evitato di atterrare con uno scivolone fino al luogo convenuto. Arrivando, faceva seguire al saluto di cortesia la domanda: <<Avete rimosso il corpo o toccato qualcosa?>> <<No… marascià. Povera donna… che fine!>>

Giunto sul luogo dell’incidente, rimanendo fermo studiava l’area circostante, dove era stato trovato il corpo; la piena del fiume aveva travolto tutto e le tracce da analizzare erano veramente esigue. Per un attimo si era soffermato a guardare da lontano le poche umili case con le imposte chiuse che dopo la notte si animavano.

Contadini, che si erano alzati presto, per sfruttare le prime ore del mattino, già avevano acceso il fuoco.

Mentre le massaie organizzavano la giornata, prima di dedicarsi al resto della famiglia come d’abitudine, avevano preparato la colazione per i loro uomini. Gli confermavano che la donna trovata morta abitava nell’ultima casa. Seguendo la prassi, aveva immediatamente provveduto ad avvertire il pretore: un uomo magro, calvo, ormai verso la fine della carriera, che aspettava la nomina del suo sostituto da un momento all’altro, ed era già con la testa a godersi la meritata pensione. Perciò aveva sbuffato non poco, quando il maresciallo gli aveva comunicato di recarsi sul posto per il ritrovamento di un cadavere. Anche per il giudice, vista l’età, la discesa non era risultata agevole.

Solo la prontezza del maresciallo, che lo accompagnava facendo da supporto, gli aveva evitato un capitombolo fino in basso.

<<Mi dispiace, sono gli inconvenienti di vivere in questi posti>> si giustificava il maresciallo. <<Può darmi altri particolari?>> chiedeva inquieto il pretore, appoggiandosi, mentre scendeva per il viottolo. Dopo aver subito messo in chiaro che avrebbe voluto chiudere l’indagine al più presto, lasciava trasparire qualche accenno di delusione. <<Mi aspettavo qualcosa in più? Insomma abbiamo a che fare con una disgrazia>>. Eppure il maresciallo era stato preciso nel descrivere i dettagli preliminari, ma per essere più pertinente ripeteva pazientemente tutto daccapo. Nel contempo, era stato convocato anche zi Peppe che avanzava con un pensiero fisso e ripetendo tra sé:“Come è potuto accadere?” Già da lontano sarebbe stato possibile riconoscerlo per i suoi abiti e la sua barba. Mentre proseguiva dubbioso, era costretto a voltarsi a causa di un tocco inaspettato di Antonietta, che prendendolo sotto braccio, lo informava:<<Lella è morta!>> Zi Peppe restava impassibile.

<<Mi hai sentito?>> continuava a dire, strattonandogli la manica della giacca. <<La moglie di Adamo è stata trovata morta nel fiume!>>

Scandiva lentamente le parole, per sottolineare la gravità della situazione. L’anziano indugiava un attimo, il tempo di riprendersi, poi allungava il passo. Antonietta appariva preoccupata, i raggi del sole non le facevano sconti, mettendo in risalto la sua età: zampe di galline vicino gli occhi e rughe del fumatore intorno alla bocca. In gioventù era stata certamente una bella donna. Come prima pettegola del paese nulla le sfuggiva ed era sempre pronta a cogliere il chiacchiericcio e la diceria.

<<Il giudice, il maresciallo e il medico ti vogliono vedere>> gli sussurrava con voce interessata; poi stringendosi al suo braccio, aggiungeva:<<Vai piano… che non sei giovane come una volta!>>

<<Tu, invece…sei come una volta! Se mi fai procedere…vado al fiume>> supplicava l’uomo. Tra sé imprecava di aver avuto la sfortuna di incontrare proprio quella rompiscatole. Dopo qualche attimo di tregua, ritornava a punzecchiarlo: <<E cosa c’entri tu con la morta?>> Zi Peppe alzava e abbassava le spalle sconfortato. Ma era proprio la riservatezza ad irritare Antonietta. Al crocicchio di una stradina secondaria, piena di cespugli e fiori selvatici che permetteva di accorciare il percorso, la pettegola ritornava alla carica. <<Mi è giunta voce all’orecchio che non andavano d’accordo con il marito>> lo stuzzicava, rallentando il passo perché la gonna si era impigliata tra i rovi.

<<Aspettami…! forse, la moglie lo voleva lasciare>> <<Ancora un’altra voce?>>.

<<Secondo me non può essere una disgrazia>>

<<Vuoi dire che è stato il marito e poi l’ha buttata nel fiume? Ma se hanno due figli piccoli>>considerava zi Peppe. Intanto la donna continuava a parlare, senza che ormai l’ascoltasse più. Quella scocciante cantilena che rischiava di rompergli i timpani veniva fortunatamente interrotta dalla voce del maresciallo che intimava: <<Per favore… solo tu zi Pè>>. La pettegola indietreggiava e, girando le spalle, sottovoce sentenziava: <<Ma cosa vuoi sapere della storia di questa donna!>>

Finalmente libero, il mago si faceva spazio tra la folla dei curiosi.

<<Ti sei fatta la guardia del corpo, zi Pè!?>> sfotteva l’appuntato a bassa voce. Avvicinandosi al cadavere, il suo viso si adombrava rimanendo per qualche minuto ad osservare una profonda ferita alla testa. La sua attenzione era catturata da un punto preciso, tanto che aveva attirato lo sguardo del militare.

<<Ti posso chiedere cosa stai guardando, zi Pè?>> Restando in silenzio, gli aveva indicato un fagotto intrappolato tra i cespugli. <<Che occhio che hai!>> Il maresciallo lo aveva perquisito accuratamente, trovando poca biancheria intima della vittima. Poi lo aveva consegnato al giudice, che in un orecchio gli aveva chiesto:<<Vedi se riesce ad avere altre informazioni dal marito, a me ha detto poco>>. Zi Peppe, era rimasto accanto al suo compare Adamo, timoroso e agitato, cercando di rassicurarlo. Dopo un po’ si era allontanato, facendo l’occhiolino al maresciallo che, avvicinatosi all’uomo, gli si era rivolto in modo pacato per incoraggiarlo a parlare: << Cosa è successo Adamo…racconta!>>

<<No…uccidere mia moglie!?>>

Dalle sue parole, l’unico sentimento che trapelava, era la voglia di discolparsi in ogni modo, piuttosto che piangere la moglie cadavere a pochi metri. Faceva una pausa per riportare alla mente i particolari della sera e rivelava: <<Abbiamo litigato! Era isterica, le ho dato solo uno schiaffo… giuro!

Così, furiosa ha lasciato la casa. Le ho gridato sotto la pioggia: non entri più… Questa è l’ultima volta che l’ho vista>>. Il maresciallo per esperienza non era tanto incline a prendere per buona la parola di un sospettato. Frattanto il cielo cupo minacciava altra pioggia. Ormai la piena del fiume aveva lavato la ferita, lasciando vicino al corpo solo detriti.

Nel frattempo, giungeva anche il primo referto del medico: <<Morta per annegamento per la presenza nella laringe e primo tratto dell’esofago di residui di acqua e terra. Dalla rigidità del cadavere la morte risale alla notte. Per gli ematomi evidenti si può desumere che è stata trascinata dall’acqua. La profonda ferita alla testa è dubbia, potrebbe essere un corpo contundente. Da una prima osservazione lo squarcio della ferita è ampio e compatibile con un colpo inferto alla testa>>. Analizzando la scena, il pretore concludeva: <<Forse voleva attraversare il fiume saltando di pietra in pietra. La piena l’ha travolta e scivolando, ha sbattuto la testa. Mah…e la biancheria intima in quel sacchetto? E perché non passare per il ponte?>>

<<Ha preso una scorciatoia per arrivare prima>> si intrometteva zi Peppe. <<Dove andava a quell’ora?>> chiedeva il maresciallo.

<<Dalla madre che abita vicino a me>> rispondeva sicuro l’anziano. <<Allora…attesti che veniva da quelle parti?>> chiedeva conferma il giudice.

Il ”sì” di zi Peppe ribadito più volte con la testa, accertava che quello era il percorso che aveva seguito la vittima. <<Se le cose stanno così…non avendo altri testimoni ed elementi….>> il giudice lasciava appesa la frase, come per giustificarsi. Poi mosso da dubbi, cercava nuove conferme. <<Dottore, secondo lei la ferita è plausibile con una caduta?>> <<Anche…>> certificava il medico. <<Il mio dovere finisce qui!…Ma coscienza suggerisce di lasciare il caso aperto, in attesa di prove che confermino o escludano l’omicidio>> <<Purtroppo, signor giudice, porterà in pensione anche i dubbi di questo caso>> il commento amaro di zi Peppe.

Il pretore, rivolgendosi al mago, obbiettava: <<Caro zi Peppe, a volte, basta un piccolo indizio per risolvere un caso>>.

In quel momento giungeva sul posto Felice, il falegname scapolo del paese che richiamava l’attenzione di zi Peppe. L’artigiano, prossimo al matrimonio con la cugina della vittima, aveva deciso di mettere la testa a posto da quando la fidanzata era rimasta incinta. Chiedeva di intercedere presso il giudice, impegnato nel sintetizzare i fatti, per consegnargli una lettera di poche righe che leggeva a bassa voce: <<Ho pensato alla nostra storia, caro Felice. Non avrei mai dovuto permetterlo, ma la passione è stata più forte. Ti lascio prima che succeda uno scandalo. Addio, per sempre, firmato il tuo amore Lella>> La disgrazia era la spiegazione più plausibile.

Per il marito e i figli, rimaneva la certezza di avere una tomba su cui piangere!

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