28 Febbraio 2024

da «Cronista di Strada» di Mario Fortunato del 15 febbraio 2023

Un pool di magistrati porta alla luce un vero e proprio sistema di mazzette e d’intrallazzi che coinvolge i maggiori esponenti della politica italiana.

Il 17 febbraio 1992, l’arresto di Mario Chiesa – presidente dell’istituto ospedaliero per anziani di Milano Pio Albergo Trivulzio – segna l’inizio dell’inchiesta Mani pulite che spazza via la Prima Repubblica.

Il lavoro giudiziario condotto dalla Procura di Milano porterà alla luce reati di corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti, con oltre 1.000 politici coinvolti.

Dai dati pubblicati sul sito web I numeri di Mani Pulite-Italia-ANSA.it sarebbero state 5.000 le persone indagate dal pool di Milano; 3.175 i rinvii a giudizio chiesti in 10 anni; 1.233 le condanne patteggiate; 429 gli indagati assolti in giudizio; 481 le assoluzioni per prescrizione o estinzione del reato.

Il giro delle tangenti, calcolato dall’economista Mario Deaglio, nel 1992, avrebbe procurato, orientativamente, “10.000 miliardi di lire annui di costi per i cittadini, un indebitamento pubblico fra i 150.000 e 250.000 miliardi di lire, tra i 15.000 e 25.000 miliardi d’interessi annui sul debito” (Mani Pulite).

Una grande inchiesta, quella condotta dalla Procura di Milano, guidata da Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio. Magistrato simbolo dell’indagine fu Antonio Di Pietro. Facevano parte del pool i giudici: Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini.

(Il Secolo della Luna, pag. 329)“Tangentopoli” è sicuramente tra le più grandi inchieste dell’Italia Repubblicana. Cancellerà i più grandi partiti, dalla Democrazia cristiana al Partito socialista, che avevano fatto la storia dopo la Liberazione. Sancirà la fine politica di personaggi di primo piano come Bettino Craxi e Arnaldo Forlani. Recupererà svariati miliardi di tangenti e di evasione fiscale.

Anche in questa circostanza l’Italia si divide tra innocentisti e colpevolisti, ma a differenza delle altre volte la gente che chiede giustizia supera di gran lunga quelli che sono disposti a perdonare.

Pare prevalere, improvvisamente, nella mente degli italiani il senso di Stato e di legalità civile.

Craxi deve lasciare il Parlamento. I politici finiscono in galera accompagnati dalla soddisfazione della gente, che fa a gara per idolatrare Antonio Di Pietro, con le sue foto che dominano le prime pagine dei giornali e dei Tg.

Rete 4 – una delle televisioni di Berlusconi, diretta da Emilio Fede – posiziona il giornalista Paolo Brosio sul marciapiede della linea dei tram, davanti al tribunale di Milano, per seguire passo passo le fasi dell’inchiesta e del processo Tangentopoli.

Negli uffici postali si fa la fila per inviare telegrammi di solidarietà al magistrato originario di Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, che cerca di restituire dignità e legalità a una nazione messa in ginocchio da politici spregiudicati e intrallazzieri.

Negli uffici postali si fa la fila per inviare telegrammi di solidarietà al magistrato originario di Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso, che cerca di restituire dignità e legalità a una nazione messa in ginocchio da politici spregiudicati e intrallazzieri.

Il dovere del cronista è di raccontare i fatti. E la storia di quel periodo racconta che Di Pietro e il pool di Milano erano considerati eroi e i politici delinquenti. Per le strade si facevano le fiaccolate, sui muri si scriveva «Di Pietro salvaci», all’hotel Raphael di Roma dove alloggiava Craxi si tiravano le monetine.

Purtroppo, però, a giudicare dalle tangentopoli che si susseguiranno fino ai giorni nostri, bisogna riconoscere che anche quella grande inchiesta giudiziaria – soprattutto in termini di moralità politica – non ha raggiunto lo scopo sperato. Naturalmente, non per colpa dei magistrati di Milano, come oggi qualche revisionista, peraltro colpevolista urlatore della prima ora, vorrebbe far passare. A quei magistrati si dovrebbe gratitudine e riconoscenza per il servizio svolto.

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