19 Aprile 2024

Rubrica: «Personaggi,avvenimenti e luoghi del nostro Sud» a cura di Vincenzo Ciorciari

Prima legge sulla disciplina varata in Italia.Centonovanta anni fa il problema monnezza a Napoli veniva affrontato nella maniera che si può leggere nella Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie allorquando si disponeva della raccolta differenziata dei rifiuti e della pulizia delle strade con Editto di Ferdinando. Il Regio Decreto n° 21 del 3.5.1832 emanato dal Prefetto di Polizia interino Cavaliere Gennaro Piscopo ordinava:

Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo.

Il prefetto presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni con pene severe, inclusa addirittura la detenzione: questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte.

Si descriveva come effettuare la raccolta e su chi ricadeva la responsabilità, si vietava gettare ad ogni ora dal balcone le acque servite per i bagni, alcun materiale di qualunque siasi natura,

comprese, di lavare o di spandere panni lungo le strade abitate, mentre le lavandaie dovranno recarsi ne’ locali a Santa Maria in Portico, dove per comodo pubblico trovasi tutto ciò che necessita.

Insomma, una novità assoluta nell’approccio al problema spazzatura e alla risoluzione dello stesso, inclusi riciclo e raccolta differenziata ancora oggi desiderabili in senso compiuto e totalmente diffuso nel nostro Paese e, proprio per queste testimonianze del tempo che fu, la realtà di oggi ci causa sconforto, ci combina un brutto scherzo e ci fa sentire in una dimensione che non riusciamo a decifrare, ma teniamo duro, altrimenti in allucinazioni, in catalessi ci ridurranno le parole del Goethe che (Viaggio in Italia)così scriveva sulla raccolta differenziata a Napoli … nel 1787 … mezzo secolo prima del brano precedente … e a 236 anni da oggi:

Napoli, 28 Maggio 1787. Un numero rilevante di uomini e di ragazzi, quasi tutti straccioni, si occupano di trasportare con gli asini i rifiuti fuori della città. La campagna che circonda Napoli è tutta un immenso orto: è un piacere osservare l’incredibile quantità di verdura che viene portata in città tutti i giorni, e come l’industriosità umana riporti poi alla campagna i rifiuti della cucina, per concimare la vegetazione.

I torsoli e le foglie dei cavolfiori, dei broccoli, dei carciofi, dei cavoli, dell’insalata, dell’aglio, costituiscono una parte notevole della spazzatura della città; e ognuno cerca di raccoglierne quanto più può. Riempiono, con un’abilità particolare, i grandi canestri issati sul dorso d’un asino.

Non c’è un orto, che non abbia il suo asino. Servi, ragazzi, i padroni stessi vanno e vengono dalla città durante la giornata. Con quale premura questa gente raccoglie anche lo sterco dei cavalli e dei muli! Quando di notte i ricchi se ne tornano a casa in carrozza, non pensano che già dall’alba altri uomini s’industrieranno a seguire le tracce dei loro cavalli.

Questa opera (A. Joli – Veduta di Napoli con la Fontana della Nautica– 1762/77) associata alla fama guadagnata da Napoli quale città più pulita d’Europa mi suggerisce sul finire che come popolo siamo stati titolari di un certificato anagrafico certo e importante, pur se andato nel tempo sbiadendosi, pertanto non intendo trastullarvi con ulteriori sofismi o farvi smarrire in vorticosi giri di boa nella mia modesta prosa, quindi non sia mai troppo ripetitivo evidenziare che sugli argomenti appena accennati trovasi anche in rete ampia e specialistica letteratura per chi abbia tempo, interesse e voglia di approfondire, a comiciare dall’assist di Marco Perilli- Le incredibili curiosità di Napoli– Newton Compton Editori, 2020:

… il Regno delle Due Sicilie conobbe nell’ultima fase … Napoli la città più pulita d’Europa … riuscì a risolvere in maniera eccellente il problema dei rifiuti. La capitale del Regno delle Due Sicilie sembrava un salotto. Non stupisce che nella centralissima Via Toledo, a qei tempi, non si trovasse una carta a terra, tanto che il grande scrittore americano, H. Melville, l’autore di “Moby Dick”, la paragonò a Broadway, definendola una delle strade più belle che avesse visto in giro per il mondo.

Lo stesso autore ci porta anche molto più indietro nel tempo: Il discorso della pulizia a tutti i costi nel Meridione, però, non era una novità. Già nel corso del Medioevo, esattamente nel 1330, a Palermo furono esposte alcune ordinanze sul divieto di sporcare i luoghi pubblici. Nella fattispecie si obbligava i bottegai a tenere in ordine gli spazi davanti ai loro locali.

Va aggiunto però che, già quasi esattamente otto secoli fa, alle Costituzioni di Melfi, dette anche Liber Augustalis, del 1231 firmate da Federico II si potrebbero far risalire le prime norme che regolavano il problema sanitario e quindi la gestione di rifiuti con attenzione alla pulizia delle città (butti), trattandosi in particolar modo il trasferimento fuori dalle zone abitate dei locali di concia di cuoio e di produzione di pelli in quanto le acque utilizzate ritenevansi assai nocive per la popolazione.

Questi pochi dati non esauriscono l’argomento rifiuti, origini-cause-responsabilità- che tuttora tiene sotto scacco la città partenopea né possiedo informazioni se, da quando e perché si allentarono le misure di controllo e le sanzioni sui trasgressori, fatto sta che quell’episodio felice e lungimirante resta nella Storia della civiltà di una terra, la terra del Sud.

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