21 Giugno 2024

Redazione

Valdianesi indagati come prestanome di società cartiere per evasione Iva per 57 milioni nel settore Hi-tech.

I militari della Guardia di Finanza di Potenza hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal Gip di Lagonegro, su richiesta della Procura della Repubblica, con cui sono stati disposti misure cautelare personale nei confronti di 5 persone e il sequestro preventivo di disponibilità economiche e finanziarie per oltre 57 milioni di euro. Le frodi, in tempi diversi da più persone fisiche e giuridiche, oltre allo coinvolgimento di operazioni in diversi Paesi dell’Unione Europea,porteranno l’indagine alla Procura Europea. Le operazioni in Campania, Lazio, Piemonte e Lombardia e Basilicata e hanno visto impiegati circa 90 militari della Guardia di Finanza.

E’ stata di fatto neutralizzata un’organizzazione criminale dedita all’evasione dell’IVA sugli acquisti di elettrodomestici e prodotti hi-tech effettuati in diversi Paesi europei, quali Olanda, Bulgaria, Cipro, Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia. L’organizzazione si avvaleva di imprese “cartiere” dislocate in provincia di Salerno, anche nel Vallo di Diano, che ometteva di versare l’IVA all’erario.

Le società erano del tutto anonime anche presso le sedi indicate, nessuna struttura aziendale, niente personale dipendente. La frode è risultata coordinata da un’unica regia, rappresentati dai cinque destinatari delle misure cautelari personali. L’ideatore dell’associazione a delinquere è stato individuato in un uomo di Roma, amministratore di fatto delle società coinvolte, che insieme a un suo stretto collaboratore, è stato destinatario della misura cautelare in carcere. Altri due romani, invece, il Gip ha disposto l’obbligo di firma. Agli arresti domiciliari, invece, un commercialista di Napoli, consulente di alcune società cartiere, che si è prestato all’esecuzione di quegli adempimenti tecnici quali la costituzione delle imprese, l’avvicendamento degli amministratori necessari per infittire e ulteriormente complicare la trama criminale. Ma oltre ai 5 coinvolti vi sono altri 22 amministratori delle società, solo sulla carta (presta nome p teste di legno), destinatari di una perquisizione finalizzata al sequestro di disponibilità economiche e soddisfare il debito di oltre 57 milioni di euro accumulato in poco più di cinque anni.

Tra gli indagati, che svolgevano la funzione di prestanome, ci sono anche persone del Vallo di Diano, nello specifico di Padula, Sant’Arsenio, Montesano sulla Marcellana e San Rufo. Inoltre è indagato anche un consulente valdianese.

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