17 Giugno 2024

Emergenza territoriale ed ambientale: sul territorio cilentano un sistema di controllo ancora troppo debole

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In un contesto di così grande rilevanza e delicatezza ambientale, trattare con sufficienza le tematiche ecologiche, che dovrebbero fare parte integrante della filosofia della pianificazione territoriale, significa innescare giocoforza meccanismi “suicidi”»- queste le dichiarazioni di Maria Gabriella Natale, naturalista

Emergenza territoriale ed ambientale, è quanto emerge da uno studio che evidenzia un controllo non troppo approfondito sulla questione.

La quasi totalità delle emergenze ambientali del territorio cilentano discende da un comune problema di fragilità del sistema di controllo, attuato di norma tramite gli strumenti urbanistico territoriali nei vari ordini e gradi compresi i piani dei parchi.

Le dichiarazioni di Maria Gabriella Natale, naturalista esperta in gestione integrata della fascia costiera

«In un contesto di così grande rilevanza e delicatezza ambientale, trattare con sufficienza le tematiche ecologiche, che dovrebbero fare parte integrante della filosofia della pianificazione territoriale, significa innescare giocoforza meccanismi “suicidi” dei quali nel medio lungo periodo stupirsi sarebbe miope.

Non investire nelle politiche di lungo periodo per l’assetto del territorio equivale a mettere a repentaglio la sicurezza sociale ed ambientale dei cittadini e per conseguenza mina le basi dello sviluppo economico di una società ed incrina il concetto di qualità della vita.

L’indiscriminata crescita dell’abusivismo edilizio, la cementificazione costiera, la nascita delle ecomafie legate al traffico dei rifiuti sono tutti segnali di assenza dello Stato nei processi cruciali di applicazione degli strumenti di gestione territoriale.

Dobbiamo impegnarci tutti per il completamento degli strumenti urbanistici ad ogni livello, e per la loro applicazione rigorosa, e ad una pianificazione sostenibile edilizia, che comprenda una rinnovata progettualità del nuovo edificato, sia per quanto riguarda il risparmio energetico ed idrico, sia nell’incentivazione di strumenti di microproduzione dell’energia dal sole.

In tale contesto poi la realizzazione rigorosa del catasto degli incendi, che spesso con la sua assenza favorisce l’abusivismo, deve essere per noi certamente una priorità che ancora una volta si attua con la corretta pianificazione. Dobbiamo impegnarci per controvertire i meccanismi criminosi legati al ciclo dei rifiuti attuando la pianificazione sostenibile dello smaltimento a livello locale e l’incentivazione della raccolta differenziata, inserita in una filiera che si completi in processi di riuso e di riciclo con evidenti ricadute occupazionali e a loro volta nei cicli di produzione dell’energia.

La crescita corretta della cultura ambientale di un territorio si misura anche con la comprensione diffusa di tali problematiche e per ottenere un simile obbiettivo è imperativo investire in educazione ambientale, o più ampiamente in campagne di sensibilizzazione all’uso sostenibile delle risorse del territorio, nonché a politiche di radicamento delle comunità al territorio di appartenenza, conseguendo contemporaneamente così il risultato di combattere la “desertificazione” umana del mezzogiorno.

La linea perseguita da un Governo responsabile dovrebbe essere quella di rifarsi ai valori fondativi dello Stato sanciti dalla Costituzione (articolo 9), dei quali l’ambiente è componente imprescindibile.

La filosofia sottesa al radicamento della gente al proprio territorio come chiave di volta del sistema uomo/natura/economia, declinata attraverso la completa attuazione degli strumenti vigenti per la pianificazione nel nostro Paese, è uno degli elementi fondativi della tradizione del nostro Paese».

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