17 Giugno 2024

Trenodia, si, sembra di vivere in una continua trenodia e i momenti di spensieratezza sembrano ridursi sempre più! – (Spero sia solo una mia pessimistica visione)

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L’Angolo Letterario: a cura dott. Carlo Contaldi

Cari saluti a voi tutti lettori de La Voce del Meridione,

anche questa settimana vi propongo un articolo a corollario del precedente sulla poesia; come al solito la mia vuole essere solo una semplice proposta di riflessioni (di questi tempi frettolosi, non è poco) da fare insieme, se preferite, su queste pagine.

Oggi desidero sottoporvi alcuni versi, scritti non molti anni fa.

Convengo, insieme ad altri autori, nel dire che la poesia è libera e come tale non deve esser legata a regole o imposizioni di qualsivoglia tipo o genere (letterarie, sociali, educative), la vera essenza della poesia è nel tenere insieme le assonanze dei propri pensieri al fine di ergersi a contattare la parte più sottile o eterea della materia stessa.

Questi versi potrebbero attirare il lettore sia per il titolo decisamente “fuori schema: Trenodìa, sia per le corrispondenze socio-antropologiche; d’altronde è con vero piacere che amo raccontarmi ai lettori attraverso le mie poesie.

Trenodìa post-moderna

Non odo più suoni di flauti ed arpe

sepolti da “byte” di tecnologici avelli;

nessun più conserva il ricordo

di melodiche metriche o venuste poesie.

Avverto sgomento l’ascolto di grida

dalla mia madre terra,

da bambini braccati

da donne ingabbiate …

noi…

cantiamo e danziamo invasati d’orgoglio

in un mondo che non conosce unità.

Spifferi di guerra non fan più paura,

l’altra guancia non è più di “moda”

non perdoniamo l’errore,

non camminiamo, né più parliamo e ancor

cantiamo e danziamo d’onnipotenza posseduti,

postiamo il tempo per paura che sfugga.

Vita … che avanza lenta,

inghirlandita dai nostri pensieri

come trainata da corpi vetusti incurvati ai piaceri;

della ragione emuliamo i modelli perché

non più attingiamo alle ragioni del cuore.

Chi è accorto non teme l’inganno

offerto all’umana complessità

e nel vuoto silenzio medita:

non c’è bisogno di grandi sapienti,

moralismi ruffiani

né di dotte invenzioni

ma di uomini e donne

dall’umile cuore

e dalle mani protese.

Vi è piaciuta?

Sarei felice di sapere e magari porre delle riflessioni … insieme!

Scrivendo le vs riflessioni qui a: La Voce del Meridione.

Trenodia, si, sembra di vivere in una continua trenodia e i momenti di spensieratezza sembrano ridursi sempre più!

(Spero sia solo una mia pessimistica visione).

La trenodia, questo sibilante lamento, vorrebbe avvolgere le nostre vite, in modo furtivo invisibile tenta di permeare la nostra società e i nostri rapporti (basta guardare la trascorsa, si spera, pandemia).

Trenodia intesa come lamento d’ingravescente sofferenza!

Essa vuole con fiori adornare e decorare le nostre vite ma come affermo nella poesia è una finzione: quelli non sono fiori!

E’ un abile raggiro!

Provo ad immaginare come sia davvero sconcertante il modo in cui ci inchiniamo al piacere e all’inganno, la nostra società/sistema si sta svuotando di concetti belli come morale, umiltà, amicizia, aiuto… certo ci riempiamo la bocca nel pronunciare la parola amore ma …poi.. inventiamo scuse per ingannare l’amico, il vicino, il parente prossimo; siamo bravi nell’architettare strategie a doppio senso per sviare il colpevole di qualcosa: il persecutore costruisce false colpe per additare e condannare il perseguitato o viceversa.

Tante sono le strategie ideate dall’uomo/sistema per fregare coloro che ci son vicini da sempre tanto che noi stessi ne siamo allibiti! … …

Non meraviglia, dunque, se assistiamo al balletto tra varie nazioni (anche confinanti) per tenere su una guerra, costruire morte nei laboratori.

La finzione oppure la bugia, il potere economico con l’asservimento di popoli meno abbienti, le paure inflitte dai potenti ai più bisognosi e le passioni ai soggiogati (popoli che dipendono da altre nazioni – leggetelo letteralmente: sotto il giogo) sono davvero i pilastri dove reggere una società?

Io credo se son questi i pilastri allora siamo su un piano tanto materiale e strutturato quanto debole e evanescente perché esso si costruisce solo sulla materialità del bisogno…ci sono anche altri aspetti eterei o meno materiali che seppur non vediamo ma anche importanti i quali finiranno pian piano per indebolire la nostra società.

Questa post-modernità che vuole ordinare tutto, controllare tutto: dalle malattie alla sanità, dall’economia alla scuola fino al futuro dei nostri figli e vende piacere a prezzi stracciati, utilizza bimbi, donne e poveri strumentalizza ogni cosa a spese delle persone sole, deboli e meno abbienti; con la post-modernità abbiamo rinunziato al futuro, alla nostro costume al vivere con la natura, al vivere ruspanti ; siamo in cerca della nostra identità che risiede anche (o prevalentemente) nella parte della nostra incorporeità .

CARLO

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