22 Ottobre 2026

Il film del creativo regista meridionale candidato agli Oscar del cinema indipendente

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Luca Luongo e L’ultima cosa bella

PASQUALE SCALDAFERRI

Luca Luongo, ad onta della sua giovane età, può orgogliosamente esibire un aureo palmarès, reso ancor più prezioso da riconoscimenti e attestati di stima di celebri registi e sceneggiatori della settima arte.

Una popolarità che mette a dura prova la sua genuina autenticità, fino al punto di schermirsi dinanzi a lodi, onori, complimenti.

Ora Luca non può più nascondersi, perché la sua opera è in corsa per gli Spirit Awards 2027, gli Oscar del cinema indipendente, manifestazione che negli anni ha celebrato capolavori premiati a Hollywood.

Dal 2022, nessun film italiano era entrato nella corsa per approdare sotto lo storico tendone sulla spiaggia di Santa Monica a Los Angeles, nella sede principale Hollywood Palladium.

Profonde considerazioni e solidi slanci di ammirazione in grado di arricchire una reputazione già consolidata, irrobustita dagli inviti alle più rinomate rassegne nazionali e mondiali.

Il film L’ultima cosa bella -dal cast giovane e versatile, con una squadra interamente proveniente dal Sud- si può incasellare nell’universo della completa maturità artistica di Luongo, autentico pigmalione nelle vesti di regista, produttore e attore esordiente.

La narrazione si snoda in una Napoli Babilonia, attraverso andamenti tortuosi, inganni a ripetizione, facili illusioni, promesse mancate, tormenti interiori, tradimenti svelati e indifferenza dominante. Con una giovane ventenne, Adele -interpretata da Angela D’Auria- nel ruolo di ragazza immagine in un noto locale partenopeo, fagocitata dalla orripilante e maleodorante galassia della perdizione, fermentata nell’indigesta miscela di drink, cocaina e sesso gratuito.

Adele va a caccia del riscatto, ma la chiave della sua riscossa affiora proprio quando incontra nel locale del suo sfruttatore -il cinico Renzo- un giovane discreto e quasi figlio di un’altra epoca: Federico, magistralmente incarnato da Luca Luongo.

Determinato a leggerle anima e cuore, Federico ne esalta bellezza e consapevolezza, esortandola a scacciare incubi e fantasmi.

Emergere dalle sabbie mobili in cui è affogata dalla nascita e, dunque, riappropriarsi di un’identità sfigurata, Adele viene presa per mano dal giovane incontrato in modo fortuito, grazie al quale riesce a liberarsi da dipendenze emotive, raccapricciante vortice di insana solitudine e un destino atroce e beffardo.

Un palpabile disagio giovanile, oltre il quale spunta però un’occasione di redenzione. L’ultima cosa bella si può descrivere come un film-romanzo di formazione, che insegna a leggersi dentro, salvaguardando libertà, ma preservando anche spirito critico e abbattendo pericolosi stereotipi che hanno contaminato le precedenti generazioni.

Il regista intraprende un percorso introspettivo che scuote la coscienza di chi guarda, a prescindere da età e censo. Frammento di una diapositiva in cui emerge lo sfarzo effimero delle discoteche e il vuoto interiore dei personaggi, sprofondati negli abissi.

L’eclettismo di Luca Luongo affiora, oltre che nella poliedrica capacità di costruzione della trama, altresì nel potente taglio con cui impone rigore e tenacia nel rovesciare parametri e paradigmi. Seppellire gli inflazionati e smunti luoghi comuni di Partenope, è uno dei perni vincenti dell’opera cinematografica.

L’ultima cosa bella lancia anche un nitido messaggio. Senza reticenze, scopre il particolare rivelatore della vera libertà. Essa è anarchia, nell’accezione più edificante del termine, scevra di sofismi e pregiudizi. E ovviamente disgiunta dall’ipocrita e ammiccante recita del falso perbenismo.

Libero di testa, di pensiero, giammai irreggimentato, l’arcipelago millennial -di cui il regista è un verace interprete- ha il coraggio di imprimere soluzioni alternative, mai scontate dinanzi ai problemi quotidiani. Soprattutto testimoniando una profonda autocritica, tratto distintivo della precoce maturità. Connotati illuminanti anche nel film, nell’attimo non fuggente in cui genitori e istituzioni latitano.

La cruda realtà racconta -senza infingimenti- scorrendo lungo il crinale dell’autenticità, che dal buio si può riemergere. Sollecitati anche da visione e postura di corroborante autarchia, attingendo alla salvifica e inestinguibile fonte spirituale.

Saper distinguere il labile confine tra il bene e il male, è sempre un beneaugurante primordio. 

L’ultima cosa bella ha conquistato anche il pubblico di Stati Uniti, Gran Bretagna, trionfato in Europa, raccolto consensi unanimi al Festival di Berlino e ora entra meritatamente nel lotto delle candidature agli Spirit Awards, che saranno annunciate mercoledì 2 dicembre.

Conoscere la propria miseria e lo stato di servitù in cui si vive -recitano le scritture- è già un principio di salvezza. Più laicamente, Luca Luongo irrompe con un’opera dallo sguardo al presente e una riflessione al domani. Ma solo attraverso un profondo atto di resipiscenza, è il messaggio intimo del regista, sarà possibile redimersi.

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