22 Ottobre 2026

Gaetano Fierro, Mediterraneo, mitt kära: la centralità del Mezzogiorno

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Gaetano Fierro, Mediterraneo, mitt kära la centralità del Mezzogiorno

Antonella CASABURI

Mediterraneo, «mitt kära» – Sulle tracce di re Gustavo VI Adolfo di Svezia in viaggio nella Magna Grecia, è il volume di Gaetano Fierro edito da EditricErmes, un’opera non recente ma ancora oggi di straordinario spessore e grande attualità, sul grande sovrano umanista del Novecento, e sul Mediterraneo.

Tra la fitta vegetazione di contrada Paino, nelle vicinanze della foce dell’Alento, Gaetano Fierro scorse una targa stradale artigianale, scritta a mano con un pennarello blu sbiadito, recante l’iscrizione “via Gustavo di Svezia”.

Questo ritrovamento diventa la spinta propulsiva per un’indagine, archivistica e sul campo, durata oltre quattro anni, concepita per colmare un profondo vuoto documentale. Se infatti le campagne di scavo effettuate dal monarca nella Tuscia, in particolare nei pianori tufacei di San Giovenale e Acquarossa, erano state ben documentate, non così era stato nel Cilento. Fierro inizia quindi a mappare la fitta rete di contatti intellettuali, visite istituzionali e ricognizioni archeologiche compiute dal re scandinavo nel territorio a sud di Salerno. Una ricerca condotta con rigore e che si arricchisce delle indagini locali: non si limita a decodificare i registri d’archivio o le cronache giornalistiche dell’epoca, come i preziosi articoli della Gazzetta del Mezzogiorno o del Mattino, ma scende nelle piazze e nelle strade per interrogare la memoria storica dei luoghi. (come l’incontro con il libraio Paolino di Ascea, con il giornalista Bartolomeo Lanzara e con anziani operai e manovali edili che negli anni Sessanta avevano lavorato nei cantieri di scavo). Dallo studio di Fierro emerge il ritratto vivido e profondamente democratico di un monarca che concepiva il Mediterraneo come una patria liquida e spirituale.

Il solido apparato bilingue conferisce al volume autorevolezza scientifica e istituzionale (include infatti la presentazione dell’Onorevole Carmelo Conte e la premessa dell’archeologo Kristian Göransson, all’epoca direttore dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma).

La ricerca traccia una rigorosa mappa della classicità, dividendo l’itinerario reale in due direttrici geografiche: il versante tirrenico, dominato dallo stupore mistico davanti ai templi di Paestum e alla sublime Porta Rosa di Velia, e il versante ionico, che si snoda attraverso i siti di Heraclea a Policoro, Metaponto, Sibari, Spezzano Albanese e Taranto.

La densità di contenuti è nobilitata da una raffinata sensibilità numismatica e da una felice commistione tra archeologia e denuncia sociale, elementi che elevano il libro ben oltre il semplice resoconto biografico. Le riproduzioni e i riferimenti visivi agli stateri d’argento incusi di Poseidonia e ai bronzi di Nuceria Alfaterna dimostrano come lo studio delle monete antiche fosse per il monarca svedese lo strumento primario per comprendere l’autentico radicamento delle antiche civiltà che vissero in queste aree.  Nel saggio sono riportati accadimenti memorabili, come il noto banchetto ufficiale a Pontecagnano del marzo 1967 quando il sovrano chiese di avere dell’acqua di rubinetto. Il sindaco Del Mese lo informò della mancanza di una rete idrica comunale e a questa notizia seguì lo sblocco immediato di un miliardo e trecento milioni di lire per l’acquedotto da parte di Gabriele Pescatore, presidente della Cassa per il Mezzogiorno. Fierro con grande acutezza dimostra come il passaggio del Re abbia, anche involontariamente, contribuito alla modernizzazione infrastrutturale e civile del Sud.

I balzi cronologici non spezzano la linearità del racconto ma riflettono la natura autentica della ricerca sul campo, che procede per folgorazioni, indizi frammentari e progressive scoperte d’archivio, restituendo al lettore il fascino puro dell’indagine compiuta da Fierro. Le ampie parentesi teoriche in cui la prosa si abbandona a riflessioni sociologiche e politiche sul destino del Mezzogiorno interno non distolgono l’attenzione dalla biografia di Gustavo VI Adolfo ma amplificano il valore ancora attuale della sua visita nel Meridione. Questo approccio profondamente filosofico e dall’andatura temporale a tratti frammentaria e caratterizzata da uno stile digressivo permette all’autore di legare il passaggio del Re archeologo al concetto di economia della bellezza e alla riscoperta della Scuola Eleatica di Parmenide e Zenone, che viene vista come capitale culturale e risorsa inestimabile per ridefinire lo sviluppo futuro di un territorio che possiede una centralità culturale millenaria.

Con questo volume, che è un atto di resistenza civile per restituire alla Magna Grecia la consapevolezza del proprio patrimonio, Gaetano Fierro lancia un messaggio di straordinaria attualità suggellato in una conclusione che celebra il Meridione d’Italia come baricentro culturale d’Europa.

Il legame tra il Nord scandinavo e il Meridione magnogreco si fa sintesi di un umanesimo universale a dimostrazione che la vera modernità risiede nella capacità di riscoprire le proprie radici più pure.

Il pensiero profondo di Gaetano Fierro emerge in tutta la sua forza civile: la terra meridionale, con le sue ricche asperità, i suoi silenzi e i suoi giacimenti di storia calpestata, capace di affascinare persino un sovrano venuto dai ghiacci, ricorda che il riscatto del Mezzogiorno passa inevitabilmente attraverso l’orgoglio della propria memoria.

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