20 Febbraio 2024

di Pasquale Scaldaferri

A 64 anni ci lascia – sconfitto da un male incurabile – Paolo Rossi, l’eroe dell’Italia Campione del Mondo, quella che annientò il Brasile di Zico, l’Argentina di Maradona, la Polonia di Boniek e in finale la Germania di Rummenigge.
Il capocannoniere di Spagna ’82, reduce dalla squalifica per calcio scommesse e dopo un esordio deludente, decollò nella fase a eliminazione diretta, riscattando un girone eliminatorio senza squilli e una qualificazione sofferta.
Pablito era un centravanti da area di rigore, un autentico opportunista con il fiuto del gol.
Esploso nel Vicenza di Giussy Farina, transita per Perugia -dopo il clamoroso rifiuto al Napoli- e approda alla Juventus, dove conosce i migliori anni della sua carriera.

In nazionale è il simbolo dell’Italia di Enzo Bearzot e al termine di quella straordinaria cavalcata vince il Pallone d’Oro, grazie ai tre gol al Brasile, due alla Polonia, uno alla Germania in finale, riportando l’Italia sul tetto del mondo – quarantaquattro anni dopo i trionfi della nazionale di Vittorio Pozzo- conquistando il terzo titolo iridato.
Prima di chiudere l’attività agonistica a Verona e intraprendere per Mediaset e Rai la carriera di opinionista garbato ed elegante, come sul rettangolo verde, indossa anche la maglia del Milan.

E proprio durante la breve esperienza rossonera di “oggetto misterioso”, nell’autunno del 1985 a otto mesi da Mexico 1986, la frizzante emittente cilentana Radio Studio 105 intervista il Pablito mundial nell’avveniristico centro sportivo di Milanello a Carnago.

Autunno 1985 Pasquale Scaldaferri intervista Paolo Rossi a Milanello:

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