20 Febbraio 2024

Ponte sullo Stretto e Alta Velocità: i nervi tesi dello spacciatore di illusioni

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di Pasquale Scaldaferri

Con un intervento scomposto, villano ed esecrabile, il ministro delle iperboli, collezionista di brutte figure, lider maximo del club delle banalità, ha insultato qualche mese fa persino don Luigi Ciotti, responsabile di aver espresso riserve sul progetto inerente al Ponte sullo Stretto, potenziale veicolo -secondo il sacerdote veneto- di intrecci perversi tra criminalità organizzata, segmenti dell’imprenditoria collusa e politici corrotti.
Il leghista che “schifava” il Sud – forse mentre si guardava allo specchio – da anni con supponenza e reiterata saccenteria, prova a indossare i panni del taumaturgo dell’Italia meridionale. Senza mai addivenire a una soluzione.
Quando poi le sue tesi bislacche, le idee confuse e raffazzonate, gli effetti speciali delle sue fiction vengono confutati, ecco l’ira funesta abbattersi sul malcapitato.
Così, all’acme del delirio d’onnipotenza, forse obnubilato dalla canicola estiva, lo sceneggiatore di fantasie provò a far cadere sotto le sue grinfie un prete coraggioso, irriducibile combattente sul campo, in prima linea contro le mafie, al punto di essere da decenni nel mirino della criminalità organizzata.
Don Ciotti si era permesso di porre degli interrogativi, riflessioni che chi collega il cervello alla bocca ha sempre fatto, in una nazione tra le più corrotte del pianeta e ineluttabilmente sotto la lente d’ingrandimento delle autorità di polizia.
Il titolare del dicastero di via Nomentana 2 a Roma, acclarato guerrafondaio, supportato da rumorosi ed evanescenti adepti e l’improntitudine dei salamelecchi -genuflessi con i forti, impietosi con i deboli- ha avuto l’ardire di calpestare l’azione nobile e meritoria del prete di Pieve di Cadore, audace difensore di scartati, ultimi, diseredati, senza fissa dimora, ma soprattutto pugnace oppositore delle mafie.
Se l’esagitato inquilino del dicastero delle Infrastrutture e Trasporti avesse un minimo di pudore, un solenne senso dello Stato e un elevato spirito di servizio, dovrebbe chiedere scusa a chi incarna il Vangelo con opere e azioni, battendosi strenuamente contro abusi, soprusi, prevaricazioni, sopraffazioni, arricchimenti illeciti. E non ha bisogno di ostentare il suo credo religioso con un crocifisso al collo da esibire, magari in campagna elettorale, per ingannare qualche gonzo.
Negando la realtà e animato dalla consueta foga di chi si sente il depositario esclusivo della verità assiomatica, l’archetipo del pensiero liquido ha così raggiunto un altro traguardo prestigioso, impreziosendo il già aureo curriculum di offese e nefandezze.
Il populista con la velleità di essere popolare, finendo sempre col vestire l’abito del becero popolano, non smentisce mai la sua inclinazione alla contumelia.
Le sue ributtanti acrobazie linguistiche sarebbero veniali se arrivassero da una persona comune, non da un ministro della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione.
Ma la narrazione delle fiabe infarcite di lessico truce e irriguardoso verso chi ha la forza e il coraggio di dire ad alta voce quello che i pavidi pensano in silenzio, non è più accettabile da chi non ha compreso ancora qual è il suo ruolo oggi ricoperto.
L’esperto di fuochi pirotecnici, per una volta non faccia il giocoliere, studi le carte e non parli per slogan. Come sta avvenendo con l’altra sua grande battaglia: l’Alta Velocità Salerno – Reggio Calabria.
Uno scarabocchio che lo spacciatore di illusioni promette di realizzare entro il 2026. Ma destinata miseramente a fallire: come ha sagacemente raccontato “Report”, il programma d’inchiesta che ha fatto la storia del giornalismo investigativo in tv, indagando su temi di strettissima attualità.
“L’uomo del ponte” -il famosissimo (per molti, famigerato) progetto di protesi dentaria sullo Stretto- è stato il titolo di un approfondimento della redazione del programma di Rai3.
La trasmissione ha spulciato anche tra le carte di un altro piano mastodontico che sicuramente farà la stessa fine del Ponte sullo Stretto: l’Alta Velocità al Sud, l’elaborato di Rete ferroviaria italiana, contestatissimo nel metodo e nei costi, su cui si sono appuntate le censure dell’avvocato Franco Maldonato, autore dell’urticante pamphlet, “L’imbroglio. Storia dell’Alta Velocità al Sud”.
Centotrenta pagine di analisi, studio, ricerca, approfondimenti e confronti con eccellenze e competenze tecnico-giuridiche, totalmente lontani dal terreno palustre e poco edificante su cui intende trascinare la querelle il demiurgo delle camicie verdi.

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