25 Febbraio 2024

di Daniela Laterza

In un piccolo paese viveva un simpatico signore di nome Ubaldo.

Aveva lavorato per tanti anni come bidello nella scuola del paese. Era benvoluto da tutti i ragazzi che avevano frequentato quella scuola. L’affetto era ricambiato, infatti, ogni volta che ne incontrava uno per la strada, si fermava a chiacchierare, e raccontare qualche simpatica storiella, come faceva ai tempi del lavoro. Dai suoi racconti trapelava saggezza e passione. Era stato difficile per lui andare in pensione, non voleva lasciare i suoi “nipotini” come amava chiamarli.

Era noioso stare a casa senza far niente, così decise di ritornare a scuola, anche se in modo diverso.

Ogni mattina, puntualissimo, era davanti al cancello per salutare i bimbi che entravano a scuola. Donava loro caramelle e cioccolatini, e li faceva sorridere con qualche bella e allegra storiella. Il vero dono lo facevano i bambini a lui. La moglie era contenta nel vederlo rientrare a casa sereno. I due vecchietti non avevano nipoti a cui fare regali o riempire di coccole, perciò tutti quei bambini, con i loro sorrisi, erano un vero toccasana per il loro non più giovane cuore. Infondevano un’energia e una forza molto importante.

Un giorno le loro vite subirono un radicale cambiamento. In quel paese, come in molti altri, iniziò a diffondersi un “virus cattivo”. Questo virus era estremamente contagioso. Si nascondeva con furbizia, per poi far ammalare le persone.
Per questo motivo anche la scuola, come altre attività, venne chiusa.

La sua chiusura fu un duro colpo, non solo per la collettività, ma anche per il nostro caro nonnino.

I suoi occhi erano diventati tristi. Quanta amarezza nel guardare quel cancello chiuso! Non si sentiva più il gran chiasso delle voci dei bambini. A volte li aveva rimproverati per la troppa confusione, ma ora quell’ improvviso silenzio era insopportabile, gli si spezzava il cuore.

Ogni giorno, si fermava per qualche minuto davanti la scuola a guardare quel cancello purtroppo chiuso. Rientrato a casa, la moglie cercava di consolarlo in tutti i modi, ma falliva puntualmente. Il nonnino aveva perso tutta la sua allegria. I bambini erano molto importanti per lui, era impensabile ed ingiusto non poterli vedere.

Un bel giorno, mentre se ne stava in poltrona a leggere un libro che raccontava la storia di un “nonnino racconta storie”; si chiese: << Perchè non posso farlo anch’io? Perchè non raccontare qualche favoletta ai bimbi che sono costretti a stare chiusi in casa?>> Si alzò di scatto, si avvicinò alla grande libreria di legno, che aveva accuratamente fatto restaurare da un suo caro amico, e iniziò a cercare tutti i libri di storie, filastrocche, favole, appoggiandoli delicatamente sul tavolo.

La moglie, che era in cucina a preparare la cena, sentendolo andare avanti e indietro, si affacciò, e rimase perplessa nel vedere tutti quei libri sul tavolo. Rimase un bel po’ a fissare il marito, non riusciva a capire cosa stesse facendo. Era curiosa di sapere cosa stesse combinando, ma non voleva interromperlo, visto che sembrava totalmente assorto nelle sue cose. Ritornò in cucina a preparare la cena. Dopo poco non riuscendo a resistere, ritornò a guardare.

Più tardi, mentre cenavano, il nonnino che si era accorto della moglie nascosta dietro la porta a osservarlo, decise di soddisfare la sua curiosità. << Moglie mia >> disse << Pensavo a quei poveri bimbi, sicuramente tristi perché costretti a stare chiusi in casa, senza poter andare a scuola e giocare con i loro compagni.

Chi li può consolare? Chi può regalare loro un attimo di leggerezza e distrazione? Così ho preso una decisione importante, girerò il paese, mi fermerò sotto le loro case, li farò affacciare alle finestre, e anche se da lontano e con la mascherina leggerò loro qualche storiella.>>

La moglie, che lo ascoltava con meraviglia e profonda stima, ma con un po’ di apprensione gli chiese se non fosse troppo pericoloso andare in giro, il virus stava facendo ammalare sempre più persone, e loro erano anziani.

Il nostro caro nonnino, le prese la mano, e appoggiandola vicino al suo cuore le disse: << Cara moglie, sono anziano, lo so, e proprio per questo non ho paura di ammalarmi, ascolta il mio cuore, batte forte dall’emozione di rivedere i miei bambini. Non posso vivere senza guardare i loro bei visi, senza ascoltare le loro innocenti voci. Da quando sono in pensione, hanno reso migliori le mie giornate, ora tocca a me, voglio regalare loro un pò di gioia e di serenità. Se con le mie storielle riuscirò a farli stare bene, anche solo per un attimo, avrà avuto un senso quello che ho fatto.
Cara, non avere paura per me, prenderò tutte le precauzioni possibili, ma devo seguire il mio cuore.>>

La moglie lo guardava con ammirazione, sapeva benissimo che non gli avrebbe fatto cambiare idea, e non voleva neanche farlo.

Ubaldo era un uomo buono, con un gran cuore, e lei lo amava proprio per questo.

Il giorno seguente, il nonnino prese i libri, salutò con un bacio la moglie, ed uscì tutto emozionato. Si fermò in una piccola piazzetta, suonò tutti i campanelli, i citofoni, chiedendo ai genitori di far affacciare i bambini alle finestre. Erano tutti incuriositi ed increduli nel vederlo sotto le loro case con un libro in mano a leggere per loro. Ogni giorno una storia nuova, in una zona diversa del paese. I bambini lo attendevano con gioia, e lo salutavano sempre con caloroso affetto.

Alla fine di ogni storia, il nostro nonnino salutava dicendo: << In un momento di difficoltà, di sconforto, un piccolo gesto d’amore può far sì che la fiamma della speranza resti accesa.>>

Per tutti i bambini, il signor Ubaldo, divenne così il “Nonnino Racconta Storie”

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