29 Febbraio 2024

LA DONNA ISLAMICA: COSTRETTA SOLTANTO A SUBIRE

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di Rodolfo Bava

In un precedente articolo, ci siamo soffermati sulle precarie condizioni pubbliche della donna in Occidente. Anche, oggi giorno.

Oggi, invece, ci soffermeremo sulla donna islamica. Una civiltà che reputa la donna come una cittadina di rango inferiore. Completamente sottomessa alla volontà dell’uomo. Però, in alcuni Paesi di cultura islamica non vi è tanta discriminazione,

In Tunisia, ad esempio, le donne sono libere di vestire come vogliono, considerandole pari agli uomini. Le leggi tunisine prevedono, infatti, la parità fra uomo e donna nel matrimonio. In caso di divorzio l’uomo ha l’obbligo di pagare gli alimenti alla donna.

La madre di una minorenne ha l’obblio di elargire il suo consenso in caso di matrimonio. La violenza sulle donne viene punita severamente.

In Turchia, addirittura, molte donne riescono a salire al potere. Mentre, in altre Nazioni, il livello di discriminazione è molto forte. In Algeria, le donne vengono violentate ed uccise dai fondamentalisti islamici. In questa Nazione viene applicata la sharia. Una legge islamica che relega la donna in una condizione di totale inferiorità. Contro la sharia protestano alcune Associazioni femminili pagando, alcune volte, con la loro vita, la loro presa di posizione.

In Afghanistan le donne vengono avvolte in un burqua. Vale a dire: in un abito che non lascia intravvedere neanche gli occhi.

In Iran, le condizioni della donna sono più dure, dove non possono uscire di casa e di andare a scuola. La religione islamica ammette la poligamia. Vale a dire: un uomo può sposarsi con 4 donne, a patto che possa trattarle tutte allo stesso modo.

Sono le madri che allevano le figlie alla subordinazione e che abituano i figli maschi ad essere sempre serviti e riveriti.

Rodolfo Bava

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