27 Febbraio 2024

Cronista di strada – Voce libera a difesa dei diritti

Cronista di strada” a cura di Mario Fortunato del 11 marzo 2023

PUNTO NASCITA

NON SERVE LA CACIARA POLITICA

Il Decreto Balduzzi

A determinare la chiusura del Punto nascita degli Ospedali di Sapri, Polla eccetera è il cosiddetto Decreto Balduzzi del 2012, per correggere il DDL del Ministro Fazio approvato nel 2010, che con l’Accordo Stato-Regioni Linee di indirizzo per il percorso nascita del 16 dicembre dello stesso anno aveva fissato in almeno 1000 (MILLE) nascite /annuelo standard a cui tendere, nel triennio, per il mantenimento/attivazione dei punti nascita”decretando, inoltre, la “razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti nascita con numeri di parti inferiori a 1000/anno”.

Nell’allegato 1°, al capoverso 4, viene prevista la eventualità di deroga per i “punti nascita con numerosità inferiore e comunque non al di sotto di 500 parti/anno,… solo sulla base di motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate con rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM” (Sistema Trasporto Materno Assistito).

La Deroga inferiore ai 500 parti/annui

L’11//11/2015 il Decreto Ministeriale che integra i compiti e la composizione del Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) dà la possibilità alle Regioni o Province Autonome di presentare “eventuali richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orograficamente difficili (Decreto 70 2015) in deroga a quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010.

Il Comitato Percorso Nascita nazionale chiamato ad esprimere il proprio parere consultivo “considera elemento irrinunciabile e prioritario la presenza di tutti gli Standard operativi, tecnologici e di sicurezza relativi”.

La richiesta di deroga deve essere formalizzata dall’Assessorato alla salute, sentito il parere del Comitato Percorso Nascita Regionale, e deve contenere, tra gli altri, i seguenti elementi:

  • una autovalutazione rispetto alla presenza degli standard operativi, tecnologici e di sicurezza…
  • è necessario che la Regione o PA dimostri che il punto nascita in deroga si inserisce in modo organico nella rete di offerta dei Punti Nascita di I e II livello (Hub e Spoke), con una particolare attenzione alla modalità di attuazione del Sistema di trasporto in Emergenza della madre e del neonato (STAM e STEN) nell’ambito dell’area interessata ed anche, se necessario, per altre provincie limitrofe.

“La richiesta di deroga da parte delle Regioni e PA deve essere corredata da una analisi dei flussi di mobilità attiva e passiva delle partorienti rispetto ai Punti Nascita di cui si chiede la deroga, compreso la georeferenziazione che evidenzi l’attuale bacino di utenza dei singoli punti nascita, nonché il potenziale bacino di utenza degli stessi al fine di mostrare il potenziale numero di parti dell’area interessata. Devono, inoltre, elaborare un programma finalizzato ad incrementare l’indice di attrazione dai Comuni del bacino di utenza, comprensivo del cronoprogramma degli obiettivi da raggiungere per il reclutamento delle partorienti nel PN di cui si richiede la deroga”.

Regolamentazione voluta dal Governo Berlusconi

La normativa che penalizza i nostri ospedali è stata ‘partorita’ nel 2010 con l’Accordo Stato-Regione (Governo Berlusconi – Ministro della Salute Fazio); è seguito il Decreto Balduzzi del 2012 (Governo Monti subentrato al ‘Cavaliere’ con lo spread che nel mese di dicembre del 2011 era salito a 528!); il Decreto che prevede la deroga a meno di 500 parti/anno è del 2015 (Governo Renzi – Ministro della Salute Lorenzin).

Fatta questa doverosa premessa, con l’auspicio che possa evitare le solite strumentalizzazioni utili solo a tenerci permanentemente in campagna elettorale, cerchiamo di analizzare ciò che è stato fatto e le cose che sono mancate.

Le deroghe chieste dalla Regione Campania

La Regione Campania governata da De Luca, da quanto emerge dai documenti in nostro possesso, con nota prot. N. 7378 del 16/12/2016 ha chiesto al Ministero della Salute e al Comitato Percorso Nascita nazionale di lasciare aperti in deroga i punti nascita Aurunca, Piedimonte Matese, Ischia, Ariano Irpino, Polla, Sapri, Vallo della Lucania.

Il Ministero della Salute ha espresso:

  • parere favorevole per Ariano Irpino
  • parere favorevole temporaneo per un anno Ischia
  • parere favorevole temporaneo per un anno per Vallo della Lucania
  • ulteriori chiarimenti per Sessa Aurunca
  • parere negativo dei Punti nascita di Piedimonte Matese, Sapri e Polla

considerando principalmente la totale assenza di disagio oro-geografico, l’elevato tassi di tagli cesarei, il basso volume di attività e la scarsa fidelizzazione della popolazione residente.

La Regione Campania, nonostante il rifiuto, ha riproposto una dettagliata istanza alla quale il Ministero della Salute con nota prot. 30421-P del 15.10.2019 ha espresso nuovamente parere negativo.

Perché viene bocciato Sapri

Per Sapri la bocciatura sarebbe stata determinata dalla mancanza di disagio orografico conditio sine qua non per la richiesta di deroga e perché da indagini effettuate emergerebbe che le donne del bacino di utenze di Sapri scelgono punti nascita alternativi (Vallo della Lucania e Lagonegro).

Responsabilità politiche

È stato sicuramente un errore mantenere l’Ospedale di Sapri, nel corso degli ultimi anni, sempre in affanno a causa della mancanza di personale. In alcuni reparti non sono stati espletati neanche i concorsi per i Primari.

È stata contestata più volte la scelta di ricorrere al cosiddetto ALPI (attività libera professione intramoenia) pagando continuamente l’indennità speciale a medici provenienti da altre sedi per coprire i turni presso l’Ospedale di Sapri, anziché fare i concorsi.

Ho personalmente dedicato anni di attività presso l’Ospedale Immacolata come volontario del Tribunale del Malato, unitamente a un gruppo di amici fantastici. Abbiamo continuamente denunciato queste anomalie che non sono state mai risolte. Abbiamo anche chiesto di incentivare specialistiche importanti come la gastroenterologia che cooptava pazienti provenienti da altre regioni, ma anche in questo caso le nostre ‘suppliche’ sono rimaste inascoltate.

Ma bisogna domandarsi seriamente anche cosa ha fatto di concreto la politica locale, con poche eccezioni, a qualsiasi livello: consiglieri, sindaci, consiglieri provinciali, regionali, parlamentari.

La mancanza di personale obbliga ad operare (nonostante l’eccellente professionalità degli addetti) in condizioni di affanno che non giovano certamente a fidelizzare i pazienti: soprattutto le donne in attesa di un figlio che seguono il ginecologo che le assiste.

Evitare la caciara politica

Un adeguato cronoprogramma di attrazione delle partorienti, con l’arrivo di nuovi ginecologi e l’attivazione del servizio di parto-analgesia, garantirebbe sicuramente una maggiore affluenza.

Non bisogna trascurare questi elementi per condurre la lotta, evitando la caciara politica.

Occorre illustrare a chi di competenza la complessità orografica del nostro territorio. Spiegare quanto si impiega per andare da Morigerati/Sicilì a Sapri e quanto s’impiegherebbe da Torraca a Vallo della Lucania.

Bisogna far leva sulla nostra Costituzione e sulla Carta Europea dei diritti del Malato che garantiscono parità di trattamento in ogni luogo e senza alcuna distinzione.

Siamo per il mantenimento del Punto nascita perché crediamo nei Diritti della Persona.

Crediamo nel valore inderogabile dell’Ospedale di Sapri come bene primario per tutto il comprensorio del Golfo di Policastro e non solo.

Siamo per la lotta democratica. Al fianco di chi lotta per la nostra salute senza se e senza ma.

Viva la Salute, Viva la Dignità e le Libertà delle persone.

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