28 Febbraio 2024

I luoghi, i personaggi, la storia” da Cronista di Strada a cura di Mario Fortunato

Chiesa parrocchiale Usmate (MB)Christian Sculpture Park di Yeongcheon (Corea del Sud)

Una notizia letta nell’interessante volume di Carlo Perego “Te se rècordet i tempi indrè … a Carnà” ci porta in mondo sconosciuto e bizzarro.

Un viaggio che partendo dalla Brianza sconfina dove il mare si tinge di giallo, prima di fare tappa nella più grande Isola del Mediterraneo e terminare la corsa nella regione anticamente abitata dagli Etruschi, dove tutto ebbe inizio con Michelangelo.

La navicella ToVi 2.0 plana a Usmate Velate, cittadina della Brianza, nota per essere stata palcoscenico del film di Bisio e Siani Benvenuti a Nord’. Siamo dinanzi alla chiesa Santa Margherita Vergine e Martire di stile romanico-longobardo, che già per la sua bellezza architettonica meriterebbe una visita.

Entrando dalla porticina laterale, in alto a destra, è collocata una statua realizzata, nel 1938, dallo scultore locale Silvio Monfrini. Un Crocifisso muscoloso che mette in bella mostra quadricipiti e pettorali, come se il corpo scolpito fosse reduce non da un martirio ma da una seduta in palestra.

Un’immagine che suscita strane sensazioni, come quelle procurate a Lauretta e Sandrina, le protagoniste del racconto di PeregoUl Signòur de Oeus’ (Il Signore di Usmate).

Le amiche giunte a piedi da Carnate, nell’attesa di far smaltire la fila, e anche per esorcizzare la paura di Lauretta che avrebbe dovuto subire le tenaglie del dentista, si erano recate in chiesa. Mentre si avviavano verso l’altare principale, ad entrambe era caduto l’occhio sulla scultura in legno, ben lungi dal Cristo solitamente raffigurato.

Lauretta attratta da quella immagine inusuale – tralasciando per un attimo il tormento che le procurava il dente – aveva esclamato: “Me l’è in carne ul Signòur. Se vet che dan de mangià ben” (Come è in carne il Signore. Si Vede che gli danno da mangiare bene).

Ti bestèma mìnga in Gèsa. Disèm un Pater, Ave e Gloria e nemm”, le aveva seccamente risposto l’amica (Non bestemmiare in chiesa. Diciamo un Pater, Ave e Gloria e andiamocene).

Conclusa la visita in chiesa, le due donne erano ritornate dal dentista, che liberatosi degli altri pazienti aveva potuto prontamente cavare il dente cariato.

Pagate le 5 lire per l’estrazione, si erano avviate speditamente verso la Cirenaica (la palazzina dove abitavano) senza fare menzione del Crocifisso, ma imboccato il portone di casa Lauretta aveva maliziosamente ridetto: “Ma l’è in carne ul Signòur de Oeus”. Entrambe avevano riso di gusto.

“Non so se questi sia l’origine di questo modo di dire. So per certo – si legge a conclusione del racconto di Carlo Perego – che per molti anni a Carnate, forse per dispetto agli usmatesi, rivolgendosi a un bambino paffutello o un adulto florido o comunque con qualche chilo di troppo si è sempre detto: <<Te paret ul Signòur de Oeus>> (Sembra il Signore di Usmate)”.

Se lasciano perplessi i muscoli di Usmate, suscita sconcerto ciò che si vede in Corea del Sud, dove il Messia collocato in un parco sembra essere appena uscito da una lezione di bodybulding. La scultura è situata al Christian Sculpture Park di Yeongcheon, fondato nel 2012 dal reverendo Jang Dal-Yoon, per continuare a svolgere il lavoro di missionario, dopo che era stato pensionato.

Lascia l’amaro in bocca anche la rappresentazione del Cristo in Gonnella: uno strano dipinto che si trova nella chiesa di San Giovanni Battista, a Scicli. Si tratterebbe, in pratica, della riproduzione del Cristo di Burgos, uno dei crocifissi più famosi della Spagna, custodito nella splendida Cattedrale di Burgos. Una statua dalle origini sconosciute che sarebbe stata creata utilizzando materiali come pelle bovina (secondo qualcuno addirittura pelle umana) per il corpo, unghie nelle dita di mani e piedi, e veri capelli a ricoprirne la testa ed il volto. Lo “scheletro” di legno è dotato di giunture mobili, che permettono alla statua di muovere le braccia e le gambe.

Le stranezze nella rappresentazione della Crocefissione sarebbero iniziate nel 1493, quando il diciassettenne Michelangelo Buonarroti, per sdebitarsi dell’ospitalità ricevuta presso il Convento Santo Spirito, scolpì per il priore Niccolò di Lapo Bichiellini un Cristo in Croce nella totale nudità, col capo reclinato verso sinistra e le gambe con le ginocchia piegate e unite verso il lato opposto. La scultura è conservata nella sagrestia della Basilica di Santo Spirito a Firenze.

Una stima approssimativa calcola circa 4000-4300 religioni in tutto il mondo, ma questo numero è molto controverso. Sono tantissime anche le persone che non professano alcuna religione. Nel rispetto di tutti e in ossequio al principio di Libertà, ognuno è libero di credere ciò che vuole, ma neanche all’arte dovrebbe essere consentito l’arbitrio di offendere liberamente i sentimenti degli altri.

Rappresentare pubblicamente Cristo nudo, in gonnella, muscoloso o addirittura ‘pompato’, più che arte, pare una libera volgarità.

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