21 Febbraio 2024

Rubrica: di Mario Fortunato da «Cronista di Strada» del 26 gennaio 2023

Addio, mamma! – In ricordo di tutte le vittime dell’immane tragedia che nel 2020 ha colpito l’Umanità, la struggente vicenda di una mamma piemontese, tratta dal volume ‘Pianto di Primavera’.

Un caro amico mi narrò una storia che mi colpì profondamente. Tra quelle ascoltate, è sicuramente una delle più toccanti. Per poterla meglio raccontare sul libro che mi accingevo a scrivere, chiesi ancora aiuto alla mia navicella per volare ai piedi delle Alpi.

La navicella si fermò nel piazzale dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano, Comune di oltre 20.000 abitanti, della prima cintura dell’area metropolitana di Torino. Avevamo raggiunto il Piemonte, importante e industrializzata Regione del Nord, con il capoluogo Torino che presenta uno degli esempi più belli di architettura barocca. La raffinatezza del centro storico e la qualità dei numerosi monumenti le danno le sembianze di una piccola Parigi.

La storia e i personaggi (pagine 132 e 133)

“Nelle corsie di questo e degli altri nosocomi d’Italia, dallo scorso 21 febbraio è una lotta contro il tempo per cercare di strappare alla morte quante più persone possibili. Molti ce la fanno, salutano e ringraziano i loro Angeli custodi: medici, infermieri, operatori, tecnici, ausiliari; insomma, tutti quelli schierati in prima linea per dare una mano. Altri, purtroppo, ci lasciano storie terribili, come quella della madre di Volvera che, bruciata dal demone, ha voluto dedicare i suoi ultimi sguardi e le sue ultime parole ai quattro figli che aveva lasciato a casa.

Ascoltiamo la narrazione in silenzio, dalla voce visibilmente turbata di un operatore del pronto intervento.

La donna, non giovane e neanche anziana, era ricoverata in terapia intensiva, per affrontare l’impari lotta contro il mostro con le corna biforcute e velenose.

Stando con la testa poggiata sui cuscini e rivolgendosi all’infermiera che le stava vicino, aveva domandato: «Amore, sei mamma?»

«Sì, ho due figli».

«Allora puoi capire cosa sto soffrendo».

«Posso provare, ma se vuoi, puoi descrivermelo».

«Ho quattro figli e tutti sono stati mammoni. Un rapporto bellissimo, anche perché gli ho fatto da mamma e da padre, essendo rimasta vedova da giovane. Non ho più potuto vedere neanche i miei nipoti, le nuore. Io sono qui, loro a casa».

«Ma chiamali al telefono e diglielo!»

«Sì, ma non è la stessa cosa!»

Era entrato il medico e, dopo aver parlato con il figlio che chiamava al telefono, aveva detto che doveva essere intubata. Poi, era uscito con le lacrime nascoste sotto la maschera protettiva che gli copriva il viso. Gli studi scientifici e l’esperienza maturata nelle corsie riescono a far vedere, attraverso grafici e numeri, quando si avvicina l’ombra scura.

La pietà di un angelo vestito da infermiera aveva compiuto il piccolo miracolo: un video-collegamento che aveva consentito alla mamma di dare l’ultimo saluto ai suoi figli e, ai figli, di vedere il viso della madre ancora in vita. Avevano parlato per una mezz’ora, si erano raccontati un po’ di tutto e la mamma si era tanto raccomandata per i suoi nipoti. Si erano lasciati scambiandosi dei baci e trattenendo strozzate le lacrime in gola.

La donna, dopo aver potuto esaudire il suo ultimo desiderio, aveva preso la mano dell’infermiera e, con voce flebile, le aveva sussurrato: «Grazie, veglierò su di te per quello che hai fatto».

Dopo qualche ora quel letto di dolore era già pronto per dare aiuto e speranza a qualcun altro.

“L’auspicio è che le lacrime versate
si possano trasformare in gocce di speranza
da cui far risorgere un nuovo mondo”.

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