19 Aprile 2024

Rubrica: I Ricordi

di Pasquale Scaldaferri

L’ editoriale della domenica del direttore Francesco Sampogna, stimola un duplice apprezzamento sia per l’accorata riflessione sulla Shoah, ma anche per aver ricordato una persona carismatica come Enzo Pezzati, alias Pierlibero, che da laico, anzi da ateo, si è sempre battuto per “la libertà religiosa, chiave di tutte le libertà”.
Il suo impegno sociale, l’amore per il territorio, la scelta del buen retiro nel golfo di Policastro -pur provenendo da un terra “calda e vigorosa”- hanno contribuito a imprimere una crescita notevole all’intero comprensorio.
Rammento i suoi celeberrimi corsivi dai microfoni della mitica Radio Sapri e io, appollaiato accanto all’apparecchio, venivo rapito dalle sue analisi pungenti ed efficaci. Quasi contagiato dal suo eloquio avvolgente, con l’inflessione siciliana che ti entrava dritto al cuore.
Quel tono pacato ma incisivo, mai incline al sentimentalismo, fotografava un uomo di sconfinata cultura, pregno di valori indefettibili, dagli orizzonti ampi e mai soporifero esecutore di tesi precotte.
Definirlo giornalista è sempre stato riduttivo.

Enzo Pezzati era un intellettuale doc, talmente colto che non amava prendersi sul serio, ma ripeteva scientemente quanto fosse caduca l’esistenza terrena.
Ergo, occorreva viverla fino in fondo, senza compromessi o atteggiamenti supini, porsi incessantemente domande e rincorrere pervicacemente risposte. Non lasciare nulla al caso.
Ha conosciuto sulla sua pelle l’orrore dei campi di sterminio, l’ottundimento della coscienza umana. La vergogna di essere calpestato nell’anima e nel fisico.
Arrestato in Alto Adige il 13 settembre 1943, con un carro bestiame deportato nel lager di Hohenstein, nella Prussia orientale, con l’accusa di “traditore”.
Liberato dalle truppe americane il 20 aprile 1945, partì dalla Germania il 30 maggio in sella a una bicicletta “rubata” e 30 anni dopo tornò in quel luogo con la moglie Gabriella e una bici “graziella” per restituire il maltolto al legittimo proprietario. Seppe dare una lettura “edulcorata” dei campi di concentramento -per quanto doloroso potesse essere- trattando anche con levità l’abisso della tragedia, attraverso la testimonianza diretta condensata nello straordinario volume “Spogliatevi tutti”. Un’ esortazione solenne all’intera umanità di svestirsi di ipocrisia, indifferenza e risentimenti, radici dell’ immane cecità belluina.
Ha vissuto lontano da Dio, ma accanto alle persone. Distante dai potenti, avulso dal potere, allergico alle consorterie e ai postulanti che le animavano.
Tra le tante eredità che ha lasciato -non solo al popolo del golfo di Policastro- la sala delle tre religioni monoteiste (uno dei pochi casi in Italia, sicuramente tra i primi) nel cimitero di Vibonati, luogo sacro scelto per l’ultima dimora. Se fosse tra noi, per la profondità spirituale e la vocazione al confronto e al dialogo aperto, senza steccati, fili spinati e ponti levatoi nei confronti di nessuno, avrebbe sicuramente tagliato un altro storico traguardo. Un’ intervista con Papa Francesco, il pontefice che si rivolge agli atei.

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