19 Aprile 2024

Rubrica: “Fuori logos – La filosofia per tutti e per ciascuno” a cura di Stefano Cazzato

Il tedesco G.W. F. Hegel (Stoccarda 1770 – Berlino 1831) è il maggior esponente dell’idealismo, la filosofia dell’età romantica che polemizza con la cultura illuministica, individualistica e materialistica. Secondo il suo approccio la realtà è manifestazione di un principio superiore (Idea, Ragione, Spirito, Pensiero) per cui tutto quello che accade non accade a caso ma deve accadere, è necessario che accada, è razionale che accada. La formula con cui Hegel esprime questa concezione è: ciò che è reale è razionale. Questa concezione è stata chiamata storicismo.

In sostanza per Hegel (si legga La fenomenologia dello spirito) una forza superiore agisce all’interno della realtà e converte il negativo in positivo, in male in bene, l’ignoranza in conoscenza. Quindi il male esiste, accade ma non è né il fine né la fine del processo storico, ma un momento di passaggio necessario in vista del bene, della soluzione dei conflitti, del superamento del negativo.

Tuttavia il male, il negativo, anche se sono superati nella realtà, sono conservati nella memoria storica del mondo e dei popoli come accade a un individuo che, superato un momento difficile, fa tesoro, ricorda quella fase difficile della sua vita ma per andare avanti, per non restare bloccato e paralizzato dalle difficoltà. Anzi, quelle difficoltà lo aiutano a maturare, ad essere una persona diversa, migliore rispetto a quella che era prima che tutto accadesse. (Questo concetto per cui si supera qualcosa conservandolo si chiama Auf-hebung).

La storia (cioè il processo della realtà) per Hegel somiglia a un film il cui lieto fine giunge attraverso una serie di peripezie, di dolori, di ostacoli, di contraddizioni inevitabili. Ma come la trama del film è pensata e programmata da un regista che sa tutto e che ne decide l’inizio, lo svolgimento e la fine, così la trama della storia è frutto della regia, del disegno dello spirito (in termini cristiani questo disegno è la provvidenza divina che tutto aggiusta e risolve). Hegel ha anche chiamato astuzia della ragione questa mano razionale invisibile che guida il processo storico e in qualche modo decide il destino degli individui e dei popoli. La ragione di cui parla Hegel però non è la ragione individuale di cui parlavano un Locke o un Kant ma appunto una ragione universale che si realizza nella storia.

Quindi fondamentali sono nella filosofia di Hegel l’idea del divenire, del movimento, del viaggio da un punto a un altro, della partenza e dell’arrivo, dello sviluppo, della maturazione, del superamento degli ostacoli (dialettica).

La conoscenza parte dall’errore (le opinioni sensibili) per arrivare alla verità (il concetto universale). La storia parte da uno stato di sviluppo acerbo, precario per arrivare a un momento alto di civiltà. L’uomo inizia la sua vita come individuo ma poi, attraverso la famiglia, la società e lo stato, diventa cittadino in quanto si integra in una realtà sempre più grande che è quella della vita in comune innegabilmente superiore dal punto di vista etico alla vita solitaria.

Sono molte le metafore che Hegel ha utilizzato per indicare questo viaggio, questo movimento da… a… e l’idea di fine che comporta.

Ad esempio la metafora della pianta: di essa compare prima il boccio che poi scompare quando compare il fiore. Quindi il fiore nega il boccio ma a sua volta viene negato dal frutto. Il destino di una pianta è quello di passare, svilupparsi, muoversi dallo stato del boccio (tesi) allo stato del fiore (antitesi) a quello finale del frutto (sintesi). Ma tutti e tre i momenti sono importanti e non ci sarebbe frutto senza gli altri due. Il momento dell’antitesi è il momento negativo, contraddittorio, un momento però necessario perché la pianta compia se stessa nel frutto.

In altri termini senza l’antitesi non ci sarebbe movimento, compimento, passaggio dalla parte al tutto, dialettica. E il tutto è la verità, il punto d’arrivo, il senso e il fine di un processo graduale e impegnativo che finisce bene ma che incidentalmente può contenere anche il male. Un modo cattivo di conoscere è quello di guardare solo una parte di questo processo e non vedere il compiersi del tutto, come uno spettatore che entrando al cinema a film iniziato o uscendo prima che il film sia finito, non riesce a capirne l’intera trama. Ovviamente non può prendersela con il regista ma con se stesso, col suo modo distratto, parziale e superficiale di guardare.

La metafora della pianta serve a spiegare il processo triadico della realtà, di ogni realtà. La triade è il modello di sviluppo di tutto ciò che è reale, la legge della realtà, la ragione, il logos (proprio nel senso stoico) del reale. Nello sviluppo dell’individuo (infanzia, maturità, età adulta) opera la triade. La triade opera anche nella storia con il passaggio dal mondo antico a quello medioevale a quello moderno. E opera anche nei passaggi che il singolo deve compiere per non restare singolo e realizzarsi compiutamente come uomo sociale e morale. Egli deve passare dalla famiglia alla società civile allo stato. Ma la triade opera anche all’interno dei singoli momenti del processo spirituale. Hegel concepì l’obiettivo ambizioso di rappresentare tutta la realtà (tutto ciò che esiste) attraverso un sistema complesso organizzato in triadi che a loro volta sviluppavano altre triadi che a loro volta sviluppavano altre triadi… Un sistema del pensiero in cui tutto è collegato e che prevedeva, come detto, un punto di partenza, uno sviluppo (una serie di passaggi) e una meta.

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