26 Marzo 2023

di Mario Fortunato da Cronista di Strada del 15 dicembre 2022

Compie un quarto di secolo la sentenza Bosman che ha rivoluzionato il calcio europeo. Dal 15 dicembre 1995, grazie alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, i calciatori sono assimilati agli altri lavoratori. Possono svincolarsi alla fine del contratto che li lega a una società di calcio e hanno diritto alla libera circolazione nei paesi europei. Le federazioni sportive non possono prevedere limiti al tesseramento dei calciatori stranieri. In pratica, una squadra potrà scendere in campo anche con 11 stranieri purché appartenenti all’Unione Europea.

I fatti

Nel 1990, Jean-Marc Bosman, centrocampista in forza al RFC Liegi, vuole trasferirsi alla squadra francese del Dunkerque, ma non può farlo (nonostante il suo contratto sia scaduto da giugno) perché la sua società glielo impedisce. Ciò è possibile perché la normativa vigente considera i club di appartenenza proprietari del cartellino degli atleti, e, pertanto, liberi di decidere dei loro destini. Bosman non china la testa e contesta il divieto al suo trasferimento dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La Corte, cinque anni dopo,in base all’art. 39 dei Trattati di Roma – ritenendo restrittive le norme dell’epoca – emana le nuove regole che sconvolgeranno il mondo del calcio.

Pro e contro della sentenza Bosman

Ha liberato gli atleti dalla ‘schiavitù’, ma dato maggiore potere ai club più forti economicamente. Ha elargito fiumi di soldi ai giocatori, impoverendo, però, i vivai. Non c’è stato alcun benefico per il protagonista. Saltato il trasferimento al Dunkerque, nel 1990, Bosman fece brevi apparizioni nella Division 2 e nelle serie minori belghe. Dopo l’emanazione della sentenza non trovò più lavoro nel mondo del calcio, terminando la carriera nel 1996. Ha avuto problemi con l’alcolismo e con la giustizia ordinaria (per violenze domestiche), evitando la prigione grazie alla condizionale.

Secondo stima pubblicate su internet, Lionel Messi, considerato tra i più grandi al Mondo, guadagnerebbe sui 60 mln di Euro all’anno; in pratica: €5 milioni al mese; €1,153 milioni alla settimana.

Il trasferimento più costoso al mondo sarebbe stato del brasiliano Neymar: dal Barcellona al Paris Saint-Germain per 222 milioni di euro nel 2017

Numeri e curiosità

Prima della sentenza, l’UEFA consentiva di convocare un massimo 3 stranieri per le sue competizioni. Norma che, per effetto della libera circolazione degli atleti dell’Unione, è rimasta valida solo per i calciatori extracomunitari.

Inevitabile il danno prodotto ai vivai e alle rappresentative nazionali.

In Italia, la maggior parte delle società sono state subito folgorate dal calciatore forestiero; nell’attuale campionato su 520 giocatori impegnati per un minuto serie A, 291 sono esteri.

L’Osservatorio del calcio ha analizzato la percentuale di stranieri utilizzata nei campionati europei. Tra le 31 migliori divisioni calcistiche UEFA, al primo posto c’è l’Udinese, con l’88% dei suoi giocatori che provengono dall’estero. Segue il Chelsea (l’86,8%), al terzo gradino troviamo l’Atalanta (86,3%) e il quarto posto è occupato dal Torino (83,7%).

L’Inter, nel 2010, ha conquistato la Champions League (aveva vinto precedentemente due Coppe dei Campioni) schierando 11 calciatori stranieri fino alla conclusione dei tempi regolamentari, e facendo timbrare il cartellino per pochi minuti solo al vecchio campione del mondo Marco Materazzi.

Scorrendo la classifica cannonieri di serie A (capeggiata da Osimhen del Napoli con 9 gol), nei primi 30 posti leggiamo solo quattro nomi italiani: Immobile della Lazio (6); Barella dell’Inter (5); Frattesi del Sassuolo (4); Politano del Napoli (3).

Perché l’Italia è per la seconda volta fuori dal Mondiale

Proprio nel 2009, in base a indagine condotta dalla FIFA – con lo scopo di accertare la salvaguardia dei calciatori ‘indigeni’ nei vivai dei principali componenti affiliati UEFA – è risultato che il torneo francese fosse quello con più giovani utilizzati (30,3%); all’ultimo posto si è collocato il campionato italiano, con il 12,8 % di atleti del vivaio impiegati in prima squadra.

Si potranno leggere anche in questi numeri i motivi per cui per ben due competizioni consecutive l’Italia viene esclusa dai Mondiali (non era mai accaduto!), mentre i cugini transalpini sono felicemente in corsa per la conquista del terzo titolo mondiale: il secondo consecutivo.

Sarà solo un caso?!

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