20 Aprile 2024

Francesco Sampogna

Nasce nel 1920 a Cincinnati, negli Stati Uniti. Cresce in una facoltosa famiglia ebrea, studia Medicina in una delle più prestigiose università americane. Diventa chirurgo, dedica tutta la vita alla ricerca e alla sperimentazione. È il 1974, Henry ascolta il telegiornale. Una bambina di sei anni è morta soffocata mentre sedeva a tavola con i genitori per un boccone andato di traverso. Henry è sconvolto.

Una cosa del genere potrebbe succedere anche ai suoi figli. Fa qualche ricerca, scopre che negli Stati Uniti il soffocamento è la sesta causa di morte. Henry non si dà pace. Come medico, e come genitore non riesce a sopportarlo. Mette insieme i suoi studi di anatomia, prende un manichino di gomma, fa delle prove con la moglie. Tenta e ritenta, finché trova un’efficace manovra anti soffocamento. I gesti sono semplici, può essere praticata da chiunque, non solo dai medici. Una settimana dopo averla resa nota, una donna viene soccorsa e salvata in quel modo. Henry è felicissimo. Scrive articoli, fa tante dimostrazioni pratiche. La manovra di Heimlich salva centinaia di persone in tutto il mondo. È il 2016, Henry ha 96 anni, vive in una casa di riposo. È seduto a mensa, mangia, chiacchiera, al suo fianco c’è Patty, la sua fedele compagna di carte.
D’improvviso Henry sente dei rantoli. Si volta. Patty ha la bocca spalancata, gli occhi fuori dalle orbite, il volto ha un colorito strano. Gli anziani sono impietriti, nessuno sa che fare. Henry balza in piedi, la afferra da dietro, fa pressione sul diaframma, spinge più e più volte. I secondi sembrano infinti.

Poi finalmente la donna sputa il boccone di carne. Tossisce, è sotto shock, ma è viva. Tutti applaudono. Henry è impietrito.

Si guarda le mani, fissa la sua amica. Piange come un bambino. Ha inventato quella manovra quarant’anni prima, sa che ha salvato molte vite, ma è la prima volta che gli capita di usarla in prima persona. È un’emozione incredibile. Henry si mette a letto, ripensa a quella bambina, e si sente un po’ meglio. Chiude gli occhi. Muore una settimana dopo. Grazie di tutto, Henry Heimlich.

Fonte Web: Storie degli Altri

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