22 Giugno 2024

di Mario Fortunato da “Cronista di Strada del 01 novembre 2022

La macchina del tempo mi ha catapultato indietro di quasi cento anni. Il calendario del mio orologio segna la data del 28 ottobre 1921. Mi trovo in una chiesa del Friuli-Venezia Giulia, gli ultimi territori liberati dal dominio austriaco, dopo i cruenti combattimenti della Prima Guerra Mondiale. È in corso una cerimonia solenne.

La Mamma d’Italia

Nella Basilica c’è un silenzio assoluto. L’atmosfera di profonda commozione coinvolge tutti i convenuti. Mi guardo attorno e noto che nella chiesa, stracolma di gente, i colori che prevalgono sono il nero e il bianco. Nero è il segno del lutto che portano con i loro vestiti le donne; bianchi i capelli degli uomini, quasi tutti anziani che, in chiesa, hanno tolto il copricapo. Dinnanzi all’altare, ci sono undici bare che accolgono i resti di altrettanti soldati, morti nella Prima Guerra Mondiale. Le salme giungono dai luoghi dove più cruenti sono state le battaglie: Rovereto, le Dolomiti, gli Altipiani, il Monte Grappa, Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, Monte San Michele e Castagnevizza del Carso. Sono state portate ad Aquileia il 27 ottobre, a bordo di camion militari. Al passaggio del convoglio militare, le strade e le contrade imbandierate con il tricolore si riempivano di gente, mentre le campane suonavano ‘a morto’. In alcuni tratti, la gente accompagnava i camion fino ai paesi limitrofi: così da creare un lunghissimo e ininterrotto corteo. Comprendo che si tratta della cerimonia che dovrà scegliere la salma che rappresenterà tutti i militari morti durante la Prima Guerra Mondiale di cui non si è potuta accertare l’identità: la cerimonia ufficiale per la scelta del Milite Ignoto (termine coniato da Gabriele D’Annunzio, dal latino, miles ignotus: soldato sconosciuto).

In piedi, a pochi passi dai feretri, una donna vestita di nero. Porta lo scialle scuro in testa e la gonna lunga fino alle caviglie. Il suo viso scavato dalla sofferenza, e la tristezza che spegne il colore dei suoi occhi, la fanno più anziana dei suoi 54 anni. Si chiama Maria Maddalena Bergamas, originaria di Gradisca d’Isonzo: è stata scelta in rappresentanza di tutte le mamme d’Italia che hanno perso un figlio in guerra. Dovrà indicare la salma del Milite Ignoto. Suo figlio Antonio, arruolato nell’esercito austriaco (Gradisca d’Isonzo, allora, era sotto il dominio austriaco), nel 1916 disertò arruolandosi nel 137° reggimento di Fanteria della Brigata Barletta, con il nome di Antonio Bontempelli: falsa identità imposta dal Regio Esercito per accogliere i cosiddetti irredentisti. Il 16 giugno 1916, Antonio fu ucciso, mentre guidava il suo plotone all’assalto del Monte Cimone di Tonezza. Venne riconosciuto grazie a un biglietto che portava in e seppellito, con tutti gli altri militari deceduti, nel cimitero di guerra di Marcesina, sull’Altipiano dei Sette Comuni; ma un successivo bombardamento distrusse anche il cimitero e Antonio ‘morto per la seconda volta’ fu inserito ufficialmente tra i dispersi. La donna si avvia lentamente, poggia leggermente la mano sulla seconda bara e prosegue sempre a passi lenti; si accascia, urlando il nome di suo figlio dinanzi al decimo feretro: è la bara scelta. Maria Maddalena morirà a Trieste, il 22 dicembre 1953; seppellita in un cimitero comune, il 3 novembre 1954, sarà traslata nel cimitero di guerra di Aquileia, vicino ai corpi di altri 10.000 militi ignoti, dove erano state sepolte anche le altre dieci salme non scelte.

La salma trasportata a Roma con un treno speciale, trainato da due locomotive a vapore del gruppo FS 740 (una di esse la 740.115 è conservata presso il Museo Nazionale ferroviario di Pietrarsa), avrà in composizione il carro feretro disegnato dall’architetto Guido Cirillo, in modo che tutti possano vederlo al suo passaggio, seguito da 16 carrozze. La cassa viaggerà sull’affusto di un cannone collocato all’interno del carro feretro. Su una delle due locomotive è stata collocata una Stella d’Italia di bronzo, mentre un’altra è stata fissata sull’edificio di Roma Tiburtina dove il convoglio terminerà la corsa. La mattina del 29 ottobre, la salma, scortata da un gruppo di reduci, decorati con medaglia d’oro al valore militare, viene trasportata alla stazione di Aquileia e collocata sull’affusto di cannone, all’interno del carro funebre. Il treno speciale parte alle 8 di mattino. Raggiungerà Roma Tiburtina il 2 novembre, dopo essere passato per le stazioni di Udine, Treviso, Venezia, Padova, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto. La sua marcia sarà accompagnata da ali di folla che rimangono in attesa nelle stazioni anche per delle ore: ai passaggi a livello e lungo la linea, la gente sventola i fazzoletti come quando si saluta una persona cara. Ciò che colpisce è il silenzio. Mai l’Italia resterà così silenziosa nel corso di una cerimonia solenne. L’arrivo nella Capitale è annunciato da uno stormo di aeroplani. Ad attendere il Milite Ignoto ci sono le bandiere di tutti i Reggimenti delle Forze Armate e le rappresentanze dei combattenti delle vedove e delle madri dei Caduti, con Re Vittorio Emanuele III in testa. Dopo i saluti di rito, la salma, contenuta in una semplice cassa di quercia, viene scortata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove vengono officiate le esequie solenni dal Vescovo di Trieste Mons. Angelo Bartolomasi che aveva benedetto le bare ad Aquileia. Nella Basilica, rimane fino alla mattina del 4 Novembre, vegliata da guardie d’onore che si avvicendano ogni 12 minuti e da una folla ininterrotta.

La mattina del 4 Novembre, il Milite Ignoto esce dalla chiesa, portato a spalla da 12 militari, insigniti con la medaglia d’oro al valore militare; poi, caricato su un affusto di cannone, trainato da sei cavalli, attraversa le vie di Roma assiepate da una folla imponente.

L’Italia intera si è fermata per dare l’ultimo saluto ai suoi Caduti.

L’affusto è anticipato dalla Banda dei Carabinieri, da una rappresentanza di ogni forza armata e da dieci vedove e dieci madri di caduti italiani. Seguono la salma: i ministri, i deputati, i senatori, i generali, le rappresentanze delle città decorate con la medaglia d’oro, i reduci e i mutilati di guerra. Il Re con la famiglia, il Presidente del Consiglio dei ministri Ivanoe Bonomi e le Rappresentanze delle Ambascerie attendono dinanzi all’Altare della Patria.

All’arrivo, alle 9.30, i militari si allargano e si dispongono su due ali laterali, lungo le scalinate del Vittoriano.

Il commosso silenzio viene infranto dal suono delle campane di Roma e dai colpi, a salve, sparati dal cannone del Gianicolo.

Alle 10, la salma, accompagnata dal rullo dei tamburi (antica tradizione sabauda in onore delle esequie dei principi), viene deposta nel sacello, chiuso con la pietra sepolcrale. Sulla bara sono state poste una medaglia d’oro e un elmetto da fante.

Da allora, il Milite Ignoto è sempre piantonato da militari delle varie Forze Armate Italiane che si avvicendano ogni 12 anni, con due fiamme che ardono perennemente.

Tutta la cerimonia del Milite Ignoto, dalla scelta delle salme, della donna che doveva indicare la bara, il viaggio attraverso l’Italia e l’inumazione nel sacello del Vittoriano è tra i più bei riti solenni celebrati nel nostro Paese.

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