È triste dover arrivare davanti a un giudice per ottenere ciò che dovrebbe essere un diritto

“L’Editoriale” di Francesco SAMPOGNA
Quella di Christian Durso è la storia di una costante rivendicazione di civiltà. L’attivista campano, da anni in prima linea per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e affetto da tetraparesi spastica, si trova nuovamente costretto a fronteggiare gli ostacoli della burocrazia sanitaria locale.

I giudici del Tribunale di Napoli gli avevano dato ragione, stabilendo che la sua salute e la sua autonomia passano attraverso il rinnovo di una carrozzina verticalizzante espressamente prescritta dai medici. Un esito che sembrava mettere la parola fine a una complessa vertenza, condotta da Christian con l’ausilio dell’avvocato Alessandro Bardini e il supporto dell’Associazione Luca Coscioni. L’illusione, tuttavia, è durata poco: l’ASL Napoli 1 Centro ha deciso di ricorrere in appello contro la sentenza, richiedendo contestualmente il blocco dell’esecutività del provvedimento.
«Ad aspettare sono io. E ad aspettare è la mia autonomia», ha commentato amareggiato Christian sui propri canali social, rendendo nota l’evoluzione del caso.
Ci sono ausili medici che per uno sguardo superficiale rappresentano meri dispositivi meccanici. Ma per chi ne necessita ogni singolo giorno, una carrozzina verticalizzante è sinonimo di indipendenza, libertà di movimento e dignità personale; è il mezzo imprescindibile per definire le proprie giornate.
L’ASL si avvale legittimamente delle opzioni procedurali garantite dall’ordinamento, ma la questione sostanziale valica l’aspetto normativo: cosa accade all’esistenza quotidiana del cittadino coinvolto mentre i tempi della giustizia fanno il loro corso? L’equipaggiamento stabilito dal magistrato resta congelato e quella che pareva una vittoria definitiva si tramuta nell’ennesima estenuante attesa.
«La ASL ha certamente il diritto di appellarsi», evidenzia l’attivista, sottolineando però lo scarto temporale devastante tra l’avanzare delle carte bollate e l’urgenza di chi vive sulla propria pelle una condizione di disabilità. Per Christian, ogni giorno trascorso ad attendere coincide con limitazioni tangibili e con il rinvio di un’esigenza primaria.
In questo contesto, la singola vicenda personale assume un respiro collettivo. La controversia riaccende i riflettori sull’adeguatezza delle forniture sanitarie e sul dovere di garantire strumenti concretamente idonei alle specificità di ciascun paziente. Nel primo grado di giudizio, il Tribunale di Napoli si era espresso con chiarezza sul principio di appropriatezza, confermando come la tutela della persona debba prevalere sulle rigidità dei prontuari o sui tetti di spesa.
Come ricorda lo stesso Durso, «questa vicenda non riguarda soltanto il costo di una carrozzina. Riguarda il diritto alla salute, alla dignità e alla possibilità di vivere la propria vita con gli strumenti necessari». Parole che spostano il focus dal piano puramente amministrativo alla dimensione umana. Dietro la formulazione di un ricorso, l’emanazione di un verdetto o la richiesta di una sospensiva, vi è sempre un individuo in carne ed ossa la cui quotidianità rimane in sospeso.
Traspare forte la delusione di Christian di fronte alla necessità di adire le vie legali: «È triste dover arrivare davanti a un giudice per ottenere ciò che dovrebbe essere un diritto». Una riflessione che esprime la sostanza del problema: non si pretende un trattamento di favore, ma la semplice disponibilità di un supporto indispensabile.
La causa affronterà ora i successivi gradi di giudizio e la parola passerà nuovamente ai magistrati. Nel frattempo, Christian manifesta la fermezza di sempre: «Non ci facciamo scoraggiare e andiamo avanti». La sua battaglia va ben oltre il singolo presidio medico. Mette in discussione un sistema in cui i bisogni fondamentali rischiano di trasformarsi in estenuanti calvari giudiziari e pone un interrogativo etico imprescindibile: quanto tempo deve trascorrere affinché una prerogativa sancita dal diritto diventi realtà nella vita di tutti i giorni?
Christian continua ad attendere, con la certezza di non voler cedere.
