Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana , entro il 2026, la magistratura sarà a pieno organico? Di chi il merito?

Pietro CUSATI detto Pierino
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha ribadito che per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana , entro il 2026, la magistratura sarà a pieno organico: “Abbiamo ridotto del 50% i tempi di attesa della giustizia civile e del 31% in ambito penale, e abbattuto oltre il 90% delle pendenze civili: significa che in questi tre anni sono diminuite del 90%, allineandoci alla media europea. Un risultato eccezionale, ottenuto grazie alla magistratura”, sottolinea il MinistroNordio. Ma il merito è anche del Ministero della Giustizia: “Siamo riusciti, con una serie di investimenti e l’organizzazione, a realizzare questo processo”.Fondamentale è stato il rafforzamento del capitale umano. “I magistrati dovrebbero essere 10.500, l’anno scorso al lavoro erano meno di 9mila con una carenza di organico del 15-20%; abbiamo messo in piedi in questi anni ben quattro concorsi. Questo significa velocizzare i processi”, dice il Guardasigilli.E se l’attenzione popolare è stata assorbita dal referendum – “la sconfitta è stata dolorosa perché inattesa”, dice Nordio – e dalla giustizia penale, il focus al Forum Ambrosetti, per il Ministro Nordio, è un altro. “Festeggio il mio trentesimo anniversario qui, vengo a Cernobbio dal 1996: è sulla giustizia in termini di efficienza che dobbiamo riflettere, dando atto dei risultati che abbiamo raggiunto”, dice ancora il Guardasigilli.Quanto fatto sul fronte del capitale umano non si ferma ai magistrati. “Abbiamo stabilizzato tutti i giudici onorari, che erano figli di un dio minore perché non avevano previdenza, certezze e stabilità”, sottolinea Nordio, riferendosi alla nuova riforma con legge 51 del 2025. “Abbiamo stabilizzato i 10mila appartenenti all’ufficio per il processo” e fatto “assunzioni straordinarie sia del personale amministrativo che della polizia penitenziaria”.Sul fronte carceri, il Ministro Nordio ricorda il Piano per l’edilizia penitenziaria “che si sta avviando a conclusione con forti investimenti”. Nordio cita il disegno di legge di revisione della legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. La disciplina “non solo provoca dei costi, ma anche rischi e incertezze: nessun imprenditore è tranquillo per quanto possa avere adottato un modello organizzativo efficace”. Nell’impronta originaria della 231, il giudizio di idoneità del modello organizzativo dipende molto dalla discrezionalità del magistrato. La modifica approvata in Consiglio dei ministri a inizio agosto, invece, “rende più tassativa, più specifica la responsabilità amministrativa dell’imprenditore”. “Desidero ringraziare tutti i magistrati, tutto il personale, tutte le professionalità che operano negli Uffici Giudiziari per gli immensi sforzi profusi in questi anni, che hanno consentito di raggiungere risultati di enorme portata”. Con queste parole il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso il proprio plauso a tutti gli operatori, il cui contributo aveva consentito che si riducesse il disposition time,ossia la durata media dei processi, del contenzioso civile, l’ultimo e più complesso tra i traguardi assegnati all’Italia nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per la giustizia.L’Istituto Nazionale di Statistica in questi giorni ha certificato, confermandoli, i dati anticipati dal Ministero della Giustizia: “Il percorso di riduzione dei tempi della giustizia concordato con l’Unione europea e misurato attraverso il Disposition Time (DT) – si legge sul sito dell’Istat – si è concluso con un risultato significativamente superiore all’obiettivo previsto dal PNRR”.L’obiettivo fissato si attestava sulla riduzione del 40% rispetto al 2019 del tempo necessario a esaurire il carico pendente nei tre gradi di giudizio, passando dai 2.512 giorni dell’anno base a meno di 1.507 giorni entro il 30 giugno 2026. In realtà, è sempre l’Istat a dichiararlo, “il risultato conseguito supera ampiamente il target: il DT complessivo si è infatti praticamente dimezzato, scendendo a 1.251 giorni (-50,2%). L’obiettivo è stato raggiunto in tutti i gradi di giudizio. Nei Tribunali il DT è passato da 556 a 291 giorni (-47,6%), nelle Corti di Appello da 654 a 352 giorni (-46,2%) e in Corte di Cassazione da 1.302 a 608 giorni (-53,3%), registrando la maggiore riduzione percentuale”.
