Intervento
Indagare l’Homo sapiens

PASQUALE SCALDAFERRI
Da tempo immemorabile ci si chiede cosa spinga il genere umano a sfidare gli eventi, provocare turbamenti, ottenebrare intelligenze, anestetizzare competenze, mortificare anime, calpestare verità, obnubilare sfere cerebrali, praticare immoralità, schiacciare autenticità.
Offendere il decoro, rincorrere l’effimero, promuovere l’ignominia, ottundere i sensi, alzare le asticelle.
Senza diritti e profitti universali, percorrendo sentieri ispidi lungo la dorsale di una globalizzazione delle povertà – sociali, spirituali, economiche – rimpolpando l’autocrazia dei miseri d’animo, potenti marionette, facoltose unicamente d’onnipotenza delirante.
Neppure filosofi, psicologi, scienziati riusciranno mai ad indagare fino in fondo i misteri dell’homo sapiens.
Eppure malinconia, tormento, dolore che pervadono di angoscia l’umanità, dovrebbero indurre a riflettere su quanto sia cadùca questa vita.
Nel suo cammino, quasi sempre periglioso, il genere umano ha attraversato deserti sterminati, paesaggi mozzafiato, tracciati bucolici, scenari rurali.
Scalato vette maestose, solcato mari tempestosi, ma la superbia dell’homo sapiens lo ha condotto nel precipizio della sicumera.
Ha pensato con mirabolante spocchia di accanirsi per conseguire il meglio per sé, piuttosto che il giusto per l’umanità.
Saccente e ampolloso, ignora che l’unica ridondanza positiva è in biologia molecolare che contempla la presenza di più copie di uno stesso gene all’interno del genoma.
L’homo sapiens ha confuso progresso con crescita, sviluppo con indecente perpetuazione degli affari, contrabbandato obliqui interessi personali per nobili fini sociali.
Invece di accelerare lo studio e la ricerca per garantirsi una migliore qualità della vita, si è lasciato sedurre da scorciatoie accattivanti, perpetrando misfatti e colossali turpitudini.
Come quelle che nella storia dell’umanità si è sviluppata proprio nella stessa stagione della pandemia che ha sconvolto l’universo.
Un’atroce concomitanza di cui non sarà immune da responsabilità chi in modo acquiescente ha subìto l’ennesimo, imperituro sfregio alla salute e all’ambiente attraverso un letale inquinamento elettromagnetico elevato in modo esponenziale dal sistema di comunicazione 5G. E non è finita.
Una ragnatela di piattaforme telefoniche pregiudizievoli, ancor di più, per la vita. Compromettendone irreversibilmente la qualità.
I diabolici manager che vendono fandonie a pagamento rappresentano l’iconografia dei fuoriclasse dell’inganno, paragonabili solo ai disastrosi imbonitori che a partire dagli anni ’30 del Novecento promossero un prodotto, l’eternit -già nel nome criptico e aleatorio- che all”eternità ha spedito solo le persone che ne facevano uso.
Oggi in ballo non c’è solo la normale quotidianità, ma l’esistenza stessa dei coevi e delle future generazioni.
Ogni giorno si registra una smodata corsa all’autodistruzione, dall”epilogo funesto.
L’annientamento dell’umanità è già in atto, artefici i satrapi che muovono con le loro follie imperialiste le pavide e derelitte pedine sullo scacchiere internazionale.
Le politiche siano concentrate sulla capacità di incentivare la ricerca sanitaria, impellente sempre, nel tragitto terreno.
Respingano affarismo, carrierismo, velleitarismo di pochi a discapito di una moltitudine di ospiti del pianeta terra.
Sin dall’esordio del suo pontificato, papa Leone XIV ha fatto appello a prestare attenzione e cura all’intelligenza artificiale. E con l’enciclica Magnificahumanitas – scritta nel 135° anniversario della Rerumnovarum “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale”, elaborata dal suo illustre predecessore Leone XIII – esorta a fare dell’Intelligenza artificiale uno strumento per l’umanità che non possa mai trasformarsi in corpo contundente e diventi altresì un mezzo prezioso a beneficio di tutti, non un elemento di potere nelle mani di pochi.
Senza scorciatoie e mettendo in primo piano l’uomo.
La tecnologia, sottolinea il Pontefice, non è “una forza antagonista rispetto alla persona”, che per questo non può essere ridotta a risorsa da usare e sfruttare.
Coscienza morale, empatia, capacità affettiva, relazionale, spirituale, codice etico, discernimento, appartengono solo al genere umano. E il paradigma tecnocratico – già denunciato da Francesco, il Papa dellagente – in una società sana e giusta deve essere cassato, abrogando una malintesa concezione del progresso dettato esclusivamente da parametri di efficienza e profitto.
Se ciò non dovesse avvenire, svariate sarebbero le conseguenze mortifere che subirebbe l’umanità, frutto di scellerate decisioni dei criminali che muovono i fili delle governance internazionali.
Una società che obbliga un 90enne a usare un tablet per accedere ai propri diritti, non è una società giusta, bensì un coacervo di persone che ha deciso di liberarsi dei propri vecchi, relegandoli in un angolo e trasformandoli in analfabeti in casa propria.
Inseguire un’app, un codice, un portale, significa trasformare la vita in un rompicapo, anche nella semplicità delle azioni più comuni. Come prenotare una visita o pagare una bolletta. Un sistema che ha praticamente fallito. Inutilmente proteso all’innovazione, ma interessato unicamente all’esclusione. Quella che papa Francesco definiva (in)cultura dello scarto.
Una tecnologia che non supporta. Piuttosto sopporta, fino a non aiutare, non selezionare, ma solo triturare chi ha diritto a dignità e rispetto in qualità di essere umano.
Lasciare indietro anziani e in genere chi ci ha preceduto, contribuendo con il proprio ingegno e una robusta condotta a costruire un mondo più giusto, non solo è ingannevole, ma risulta disumano.
Non essere considerati, significa che non stiamo evolvendo, ma siamo solo trasformati in mostri di edonismo, voluttà, falso perbenismo.
Robert Francis Prevost ricorda “che l’essere umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite: il progresso della tecnica non faccia regredire il cuore”.
Ogni persona di buona volontà, libera di pensare senza condizionamenti e pregiudizi non si giri dall’altra parte: dispensi amore, deferenza verso i fragili.
Non permetta di lasciarsi irretire da funambolici acrobati e per un momento rifletta dinanzi al monito -settecento anni fa- di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia: “Avete taciuto abbastanza. È ora di finirla di stare zitti. Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzioilmondo è marcito”.
