Il Centro di Promozione Culturale per il Cilento riedita le Iscrizioni Latine di Paestum di M. Mello e G. Voza

Antonella CASABURI
A cinquantasette anni dalla prima edizione (1968-1969), rivede la luce in volume unico, presso il Centro di Promozione Culturale per il Cilento, un’opera ormai introvabile e preziosa: la storica raccolta delle Iscrizioni Latine di Paestum (ILP), realizzata da Mario Mello e Giuseppe Voza.
All’epoca giovani e valorosi studiosi, i due autori hanno successivamente ricoperto ruoli di altissimo profilo: libero docente presso l’Università di Napoli e membro di prestigiose Accademie il primo, con un occhio sempre privilegiato su Paestum; funzionario della Soprintendenza Archeologica di Salerno, docente e promotore di celebri rassegne in Italia e all’estero il secondo.
La ristampa di questo monumentale corpus documenta i diversi aspetti della vita di Paestum dalla piena età repubblicana fino alla tarda età imperiale, allargando e arricchendo la conoscenza della città romana e della storia antica. Al vasto materiale epigrafico originariamente raccolto, studiato e pubblicato da Mello e Voza, e che già ammontava ad almeno 300 iscrizioni, comprese quelle edite da Theodor Mommsen nel volume X del suo Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), si aggiungono oggi oltre 250 nuove iscrizioni.
Questo imponente patrimonio testuale è diviso, a seconda del contenuto, in sei sezioni: epigrafi sacre, iscrizioni imperiali e diplomi militari, testi inerenti ai personaggi illustri della città, opere pubbliche, lastre funerarie e un cospicuo nucleo di 89 frammenti, per lo più frustuli di difficile integrazione, completati da tavole e indici. Ad arricchire la struttura dell’opera, le colte introduzioni ai singoli capitoli ne riassumono e lumeggiano magistralmente il contenuto epigrafico.
L’eccezionale aggiornamento di questo volume tiene conto anche delle ultime campagne di scavo condotte sul sito. A questa pubblicazione seguirà inoltre, a breve, un ulteriore volume di aggiornamento interamente dedicato alle iscrizioni ritrovate dal 1968 al 2025.
In un siffatto e corposo complesso documentario, l’analisi scientifica permette di sceverare dati di straordinario interesse storico. Tra i molti, conviene segnalarne due di particolare rilievo. Il primo emerge fin dall’apertura del primo capitolo, dedicato alle iscrizioni sacre: la sorprendente presenza di una divinità singolare denominata Mens, che compare sia con l’epiteto di Bona che di Augusta, rappresentata come una donna seduta e intenta alla lettura all’interno di un tempio. L’alto numero di attestazioni epigrafiche testimonia un culto capillarmente diffuso, sul cui profondo significato teologico e sociale gli studiosi ancora si interrogano. Il secondo dato di assoluto rilievo emerge nel capitolo dedicato ai personaggi eminenti, che rivela la presenza a Paestum di illustri famiglie di origine etrusca provenienti dal vicino agro Picentino, territorio rimasto in mano etrusca fino al 273 a.C.. Si distinguono i Galonii e i Numonii, da cui discendeva C. Numonius Vala, personaggio di grande opulenza e amico intimo di Orazio e, soprattutto, la gens di rango equestre dei Tullii Cicerones. Attestata da numerose epigrafi, questa influente famiglia risalta per il ruolo assolutamente centrale e protagonistico esercitato nella vita politica e sociale della città.

