11 Settembre 2026

Antonio Cosentino: L’Onore del REDUCE. L’Esempio di un Marinaio, tra Missioni Internazionali e la Vittoria sulla Malattia

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Antonio Cosentino  L'Onore del REDUCE. L'Esempio di un Marinaio, tra Missioni Internazionali e la Vittoria sulla Malattia

Ci sono storie che incarnano i valori più alti della nostra Marina Militare: dedizione, spirito di sacrificio e un’incrollabile forza di volontà. Quella del Maresciallo Antonio Cosentino è una di queste. Una carriera durata solo 27 anni ma spesa al servizio della Patria, segnata da sfide durissime affrontate sempre a testa alta, sia in mare che nella vita privata.

Il  Maresciallo Antonio Cosentino, originario di Sapri, arruolatosi, subito dopo il diploma, nella Marina Militare, impegnato in numerose campagne addestrative entro ed oltre i confini nazionali e reduce da missioni internazionali sotto l’egida dell’ONU, in numerosi teatri operativi, tra cui SOMALIA ed EX JUGOSLAVIA è il racconto di una vittoria straordinaria. 

Il Nemico Invisibile e la Grande Vittoria

Durante il servizio prestato nei teatri operativi esteri, a bordo della fregata lanciamissili LIBECCIO, il Maresciallo Cosentino è stato esposto alle micidiali nanoparticelle e all’uranio impoverito, sostanze che hanno generato un tumore aggressivo. Antonio non si è arreso, ha combattuto la sua battaglia più difficile tra ospedali e terapie, riuscendo a sconfiggere il male. È tornato alla vita e, con uno spirito di servizio incrollabile, dopo una assenza dal servizio durata un anno, è tornato, senza alcun indugio, a indossare di nuovo la divisa, pronto a servire ancora il Paese che lo aveva mandato in missione.

Il Congedo Forzato

Tuttavia, nel 2015, proprio quando il Maresciallo (nel frattempo transitato dalla Marina al Corpo delle Capitanerie di Porto), aveva dimostrato di poter continuare a servire nonostante le cicatrici della malattia, facendolo per ulteriori 10 anni tra i periodici e assidui controlli sia medici che di idoneità, è arrivato il colpo più inaspettato: il congedo forzato per motivi di salute. Nonostante la guarigione e la volontà di restare operativo, la rigida macchina amministrativa con le precise norme sull’idoneità Militare, ha deciso che la sua strada nella Marina Militare doveva interrompersi.

Il Distintivo d’Onore di “Ferito in Servizio” e il riconoscimento quale vittima del dovere.

Il prezzo di questo impegno è stato alto. A causa della malattia contratta a seguito delle operazioni, Antonio ha dovuto affrontare una grave patologia oncologica, un linfoma di Hodgkin, tra i tumori del sangue più pericolosi. Nonostante la difficile vittoria clinica contro il male, i segni di quella battaglia rimangono. Proprio per questo, gli è stata conferita l’onorificenza di Ferito in Servizio, e gli è stato anche riconosciuto lo status di vittima del dovere. Questi riconoscimenti, simboleggiati dal distintivo d’onore, attestano ufficialmente che le lesioni e le infermità subite sono la diretta conseguenza del sacrificio compiuto per la Patria. 

Veterano della Difesa: Un Riconoscimento d’Onore

Nel 2026, a distanza di circa 10 anni dal congedo per malattia, a coronamento di questo percorso di dedizione sono arrivati due ulteriori prestigiosi riconoscimenti: Veterano della Difesa e veterano delle missioni internazionali. Questi titoli onorifici, istituiti recentemente dal Ministero della Difesa, sono riservati per celebrare coloro che hanno servito con eccezionale merito ed onore in operazioni fuori dai confini nazionali ed in Patria. Per il Maresciallo Cosentino, essere un Veterano significa portare sulla pelle e nel cuore i segni di un impegno totale verso lo Stato, un legame che resta indissolubile anche dopo la conclusione del servizio attivo.

Un’Eredità di Valori

Oggi la figura di Antonio Cosentino splende come esempio di integrità. La sua storia ci ricorda che il servizio alla Patria non si misura solo nei giorni di mare o nelle missioni ed esercitazioni compiute, ma anche nella dignità con cui si affrontano le conseguenze del proprio dovere. Un uomo che ha vinto la sua guerra personale e che continua a rappresentare con orgoglio i valori della Marina Militare e, lo fa, partecipando alle attività umanitarie e solidaristiche messe in campo dalla Associazione Nazionale Marinai d’Italia, sede di Castellabate, di cui è orgoglioso di far parte e che ha il prestigioso compito di commemorare e non far dimenticare il sacrificio dei marinai del sommergibile Velella, affondato nelle acque antistanti la costa Cilentana, punta Licosa, nel secondo conflitto mondiale.

Questo riconoscimento racchiude anni di vita, di scelte e di sacrifici. Guardandola, rivedo i teatri operativi complessi in cui ho servito e i visi delle persone e dei bambini del luogo storpiati da anni di guerre. Ma oggi, per me, questa medaglia rappresenta anche un’altra battaglia, molto più intima e silenziosa: quella contro la malattia, sconfitta con coraggio.

Chi indossa una divisa impara ad affrontare minacce visibili e concrete sul campo. Eppure, la sfida più dura che ho dovuto combattere è arrivata quando meno me lo aspettavo, colpendomi nel corpo e nello spirito. Ci sono stati momenti di buio profondo, di paura e di estrema fragilità, in cui la distanza dal servizio e la sofferenza fisica hanno messo a dura prova la mia resistenza.

Condivido questo momento con i medici che mi hanno assistito, con i colleghi che non mi hanno mai fatto sentire dimenticato, e soprattutto con la mia famiglia, che è stata la mia ancora nei giorni più difficili.

Dedico questa medaglia a tutti i colleghi che in questo momento stanno affrontando una battaglia invisibile, con l’augurio che presto possano rialzarsi”.

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