Mentre discutiamo dell’aeroporto, il futuro prende il volo altrove
Una lezione antica che continuiamo a ignorare

GAETANO FIERRO*
Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. Mentre a Roma si discuteva, Sagunto veniva espugnata.
Sono trascorsi oltre duemila anni e quella frase continua a descrivere, con una puntualità quasi imbarazzante, ciò che accade ancora oggi in molti territori. Tra questi, troppo spesso, anche la Basilicata.
La Campania si avvia ad avere il suo terzo aeroporto. La Calabria ne ha tre da anni. La Puglia altrettanto. La Basilicata, invece, continua a chiedersi se un aeroporto sia davvero uno strumento di sviluppo. Sessant’anni di riflessioni. Sessant’anni di studi. Sessant’anni di commissioni, tavoli tecnici, confronti, approfondimenti, verifiche, controverifiche e immancabili aggiornamenti.
Nel frattempo il mondo ha cambiato velocità. Noi continuiamo a cambiare dossier.
Il tempo è la più preziosa delle infrastrutture
Esiste una domanda che nessuno pone con sufficiente forza. Quanto costa perdere tempo?
Perché il tempo non è una variabile neutra. Il tempo produce ricchezza oppure povertà.
Produce investimenti oppure disinvestimenti. Produce lavoro oppure emigrazione.
Produce fiducia oppure rassegnazione. Ogni anno trascorso senza decidere è un anno regalato
a territori concorrenti.
Ogni rinvio crea un vantaggio competitivo per chi ha semplicemente scelto di scegliere.
Non necessariamente perché più ricco. Non necessariamente perché più brillante. Semplicemente perché ha compreso che, nell’economia moderna, la velocità delle decisioni è essa stessa una forma di sviluppo.
Noi, invece, sembriamo aver trasformato la prudenza in una filosofia di governo. Talvolta persino in un alibi.
La politica ha il dovere di decidere
Sia chiaro. Sostenere che un aeroporto risolverebbe tutti i problemi della Basilicata sarebbe intellettualmente disonesto. Ma sarebbe altrettanto disonesto sostenere che non serva a nulla.
Le infrastrutture non creano automaticamente sviluppo.
Eppure la storia economica insegna una cosa semplice: senza infrastrutture è lo sviluppo a trovare enormi difficoltà nel raggiungere i territori.
È una differenza sostanziale. Ed è proprio su quella differenza che continuiamo a consumare decenni. La politica regionale ha tutto il diritto di dire sì. Ha tutto il diritto di dire no.
Ciò che non può più permettersi è non dire nulla, rifugiandosi nell’eterno limbo del “stiamo valutando”, “approfondiremo”, “serve un ulteriore studio”, “apriremo un tavolo”.
Perché anche il rinvio è una scelta. Solo che è la scelta meno coraggiosa.
Una provocazione che dovrebbe farci riflettere
Immaginiamo un giovane imprenditore che debba decidere dove investire.
Osserva una regione che discute da sessant’anni sulla necessità di un aeroporto. Poi ne guarda un’altra che, nello stesso arco di tempo, ne ha costruiti tre.
Secondo voi dove porterà il proprio capitale? La risposta non riguarda l’aeroporto. Riguarda la credibilità. Gli investitori cercano territori che decidono. Le imprese cercano istituzioni affidabili.
I giovani cercano luoghi che trasmettano fiducia nel domani. I turisti scelgono destinazioni facilmente raggiungibili. Non è una teoria economica. È la realtà.
Forse anche noi lucani dovremmo porci qualche domanda
È troppo semplice attribuire ogni responsabilità alla politica. La politica è anche lo specchio della comunità che rappresenta. Forse ci siamo abituati ai rinvii. Forse abbiamo normalizzato l’attesa.
Forse ci siamo convinti che discutere equivalga ad agire. Ogni volta nasce un nuovo studio.
Poi un nuovo confronto.
Poi una nuova conferenza. Poi un nuovo annuncio. Poi un altro tavolo tecnico. E così il tempo passa. Silenziosamente. Inesorabilmente. Come se fosse una risorsa infinita. Non lo è.
L’ironia di una terra straordinaria
La Basilicata possiede tutto ciò che servirebbe per crescere. Ha intelligenze. Ha professionalità.
Ha università. Ha imprese capaci. Ha paesaggi straordinari. Ha cultura. Ha turismo. Ha talento. Ha giovani che, quando trovano opportunità, dimostrano ovunque il proprio valore. Forse ci manca una sola infrastruttura. Non quella aeroportuale. Quella decisionale. Siamo riusciti a perfezionare un modello quasi unico. Organizzare un convegno per stabilire se sia opportuno organizzare un altro convegno, naturalmente preceduto da uno studio preliminare e seguito da un documento conclusivo che suggerisce ulteriori approfondimenti.
È una raffinata forma di immobilismo. E mentre noi elaboriamo il verbale dell’ultima riunione, qualcun altro inaugura la prima pietra.
La vera questione non è l’aeroporto
La domanda non riguarda una pista di decollo. Riguarda la visione che abbiamo della Basilicata.
Vogliamo essere una regione che governa il proprio futuro o una regione che continua ad assistere al futuro degli altri?
Servono dati. Servono studi. Servono valutazioni rigorose. Ma, dopo averli raccolti, serve anche il coraggio di assumersi una responsabilità. Se l’aeroporto è strategico, lo si realizzi spiegando con trasparenza costi, benefici, sostenibilità e tempi. Se non lo è, lo si dica con altrettanta chiarezza, motivando la scelta davanti ai cittadini.
Ciò che una regione fragile sul piano demografico, economico e infrastrutturale non può più permettersi è l’incertezza permanente. Perché l’incertezza allontana gli investimenti prima ancora della mancanza di infrastrutture.
Il momento della scelta
Forse il vero problema non è che la Basilicata abbia riflettuto troppo. Il problema è che, troppo spesso, ha confuso la profondità dell’analisi con il rinvio della decisione. Le idee meritano rispetto.
Gli studi sono indispensabili. La prudenza è una virtù. Ma ogni virtù, quando supera il limite, rischia di trasformarsi nel suo contrario. Esiste un momento in cui una comunità deve smettere
di chiedersi se sia arrivato il momento di decidere.
E deve decidere. Perché il tempo non aspetta. L’economia non aspetta. I giovani non aspettano.
Gli investitori non aspettano. La storia, soprattutto, non aspetta.
E continua a ricordarci, con la stessa ironia con cui ci ammoniva oltre duemila anni fa, che mentre qualcuno è ancora intento a discutere, qualcun altro è già decollato.
La domanda, allora, non è se la Basilicata possa permettersi un aeroporto. La domanda è molto più scomoda.
Può davvero permettersi altri sessant’anni di indecisione?
*Politologo – già Sindaco di Potenza
