19 Luglio 2026

L’incubo di Meloni: Maria Rosaria Boccia

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L’incubo di Meloni - Maria Rosaria Boccia

Esiste un principio antico della politica, che da Tacito a Machiavelli attraversa i secoli: il potere sceglie sempre con cura i propri avversari. E, soprattutto, non pronuncia mai un nome se quel nome è davvero irrilevante.
Ieri sera, ospite di 10 Minuti su Rete4, Giorgia Meloni ha parlato di tutto: Stati Uniti, NATO, remigrazione, Vannacci, legge elettorale, Presidenza della Repubblica, mascherine Covid. Un’intervista costruita per affrontare i grandi temi del presente e del futuro. Poi, senza che nessuno glielo chiedesse, è arrivata a parlare di me: MARIA ROSARIA BOCCIA, dopo quasi due anni.
È un particolare che vale più di molte dichiarazioni. Per mesi ero diventata “QUESTA PERSONA”, un’espressione impersonale quasi a voler cancellare persino il nome. Contemporaneamente, autorevoli dirigenti di Fratelli d’Italia, Donzelli in testa, liquidavano la vicenda con sufficienza: “Ancora parlate della Boccia?”. Come se il tempo avesse archiviato tutto.
E invece no.
A riportare quella vicenda al centro del dibattito non sono stata io. È stata ancora una volta Giorgia Meloni. La storia è piena di leader convinti che bastasse controllare il racconto per controllare anche la memoria. La storia, puntualmente, li ha smentiti.
Ma la memoria ha un difetto: non obbedisce. E quando un nome continua ad affiorare dopo due anni, significa che non è mai stato davvero consegnato al passato.
Per questo una domanda è inevitabile: perché, mentre parla di nuovi equilibri istituzionali e del futuro dell’Italia, il Presidente del Consiglio sente ancora il bisogno di evocare il mio nome? Che cosa teme davvero? Che io continui a rappresentare una vicenda che non è riuscita a chiudere? Oppure che, se un giorno dovessi scegliere di tornare pienamente sulla scena politica, magari costruendo un’alleanza con chi potrebbe realmente metterla in difficoltà, quella possibilità non sia poi così irrilevante come hanno cercato di far credere?
In politica gli avversari si possono sconfiggere.
Le ossessioni, molto meno.
E forse la più grande ammissione non è quella che si pronuncia.
È quella che, dopo due anni, non si riesce ancora a dimenticare!

MaRoBo✍️

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